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 La costruzione apologetica

 

Esistono almeno due storie di Fatima: quella nota subito dopo le apparizioni e quella raccontata decenni dopo. La prima è una cronaca semplice, che si distingue poco dalle mariofanie più vicine, e che presenta un elemento di novità nel solo ‘miracolo del sole’, decisivo nell’accreditarla come ‘autentica’. La storia di Fatima scritta in seguito è invece un racconto ‘meraviglioso’ i cui elementi sono stati aggiunti progressivamente, in base a ‘rivelazioni’ postume e a testimonianze tardive, la cui autenticità e sincerità resistono poco ad una seria analisi critica.

Non sarà mai sottolineato abbastanza il fatto che Lucia non ha scritto le sue Memorie, né risposto ad interviste, per una spinta autonoma oppure obbedendo ad un ‘comando’ della Madonna, quanto piuttosto per venire incontro alle esigenze di alcuni suoi agiografi, dei quali ha poi personalmente controllato ed approvato parola per parola gli scritti: Galamba de Oliveira, Gonzaga da Fonseca, e soprattutto De Marchi.

Solo confrontando dettagliatamente tali testi si può ritrovare la traccia di questo intenzionale processo di mistificazione.

In questo capitolo mi occupo dunque delle più importanti e diffuse opere su Fatima, mettendone in evidenza lo spirito, la completezza documentaria, il senso critico, la personalità degli autori, i passi fondamentali. La trattazione comparativa di alcuni argomenti occupa invece i capitoli 12 e 13.

9.1  Luigi Gonzaga da Fonseca

Le meraviglie di Fatima”, del gesuita Luigi Gonzaga da Fonseca (1878-1963), uno dei primi testi sull’argomento, è il più noto libro su Fatima circolante in Italia; rilevante per l’autorevolezza delle fonti, per l’ordine espositivo, per la completezza, e non ultimo per il fatto di essere stato costantemente rivisto per molti decenni dall’autore, e poi dai curatori. Ha origine come rielaborazione di un volumetto del Canonico Barosso, rettore del Santuario della Madonna del portone di Asti, che nel 1931 raccoglieva alcuni suoi articoli precedentemente apparsi su di un bollettino. Nel 1932 Gonzaga da Fonseca viene incaricato di prepararne una seconda edizione e da allora si impegna a curarne sempre di nuove, che via via recepiscono tutte le più importanti novità su Fatima e ne illustrano i vari aspetti. In particolare, la quarta edizione del 1942, stampata dalla Tipografia Poligliotta del Vaticavo, è il primo libro a pubblicare il materiale della Terza e Quarta Memoria di Lucia, dopo che il Cardinale Cerejeira, il 13 maggio 1942 a Fatima, durante una solenne Messa Pontificale, aveva dichiarato solennemente la realtà delle apparizioni. L’ultima edizione circolante è del 1987, revisionata da Joaquin Maria Alonso.

Il testo di Gonzaga da Fonseca, ha tutta l’apparenza di un resoconto innanzitutto storico, di cui viene mantenuta nel corso del tempo la struttura originaria.

La natura documentaristica di quest’opera ha condizionato molti altri divulgatori, i quali vi hanno attinto l’impostazione generale e le notizie fondamentali, piuttosto che utilizzare altre fonti, o rifarsi direttamente alle disordinate Memorie di Suor Lucia.

Un aspetto di assoluto rilievo, per chi intenda effettuare una indagine storica sull’enorme e spesso contraddittorio materiale su Fatima e sulla sua proposizione nel tempo, è la possibilità di confrontare (fra di loro e con le Memorie di Lucia) le diverse edizioni di questa opera, scritte in contesti storico-religiosi diversissimi.

In questo capitolo esporrò alcune considerazioni generali sull’opera di Gonzaga da Fonseca, quindi esaminerò alcuni elementi specifici del racconto, con enfasi su quanto svela il procedimento di continua riscrittura. Altre considerazioni sull’operato di questo autore saranno esposte in successivi capitoli (in particolare 12 e 13).

Tutte le edizioni del volume di Gonzaga da Fonseca, iniziano con un preambolo sul “Paese prediletto da Maria”: vi si parla delle lotte contro i Musulmani, e della vicenda della principessa Ourema, convertitasi al cristianesimo. Si tratta degli unici elementi forniti al lettore, unitamente alla citazione sulla diffusa pratica del Rosario, per prendere contatto con l’anima cristiana del Portogallo. Quindi si passa senza indugi alla descrizione di quanto avvenne a partire dal fatidico 13 maggio 1917.

Solo dopo aver letto MI e MII, Gonzaga da Fonseca, come altri, può aggiungere una breve storia della vita dei pastorelli prima delle apparizioni (GF1939, 75-80) ed un racconto più lungo e dettagliato su quella dopo (GF1939, 80-109). Nulla di più, comunque, che il materiale ripreso dalle Memorie, con colpevole omissione di momenti chiave della formazione religiosa di Lucia prima delle apparizioni. Nell’edizione del 1939, appare sorprendente la quasi omissione delle visioni preparatorie e di quelle dell’Angelo, cui si accenna appena solo a proposito della citazione della ‘preghiera dell’Angelo’ (GF1939, 88). L’Angelo viene considerato “nello spirito della devozione alla Madonna di Fatima”, per nulla come ‘preparatore’. Evidentemente Gonzaga da Fonseca ha delle perplessità sulle cose raccontate da Lucia: stenta a crederle o a collocarle teologicamente nel corso degli eventi, in quanto ovviamente escono dalla convenzionalità delle manifestazioni mariane.

Secondo Gonzaga da Fonseca le apparizioni mostrano (in Fatima I) una “meravigliosa, progressiva armonia”, hanno “prove di credibilità ostensibilmente accumulate” e conducono ad una vita cristiana ispirata dal Rosario (GF1932, 46-47). La prima Fatima, da lui descritta nel 1932, procede secondo il modello codificato a Lourdes: apparizioni, culto, miracoli. Non sono evidentemente possibili altre interpretazioni, stante la scarsità di dati oggettivi e di comunicazioni dei veggenti. Il modello comunque funziona, se è vero che la risposta dei credenti è più che buona. Non vi è ancora un chiaro messaggio politico, al di là delle rivendicazioni delle componenti cattoliche portoghesi contro la prepotenza massonico-repubblicana, che trovano ascolto dopo l’avvento di Salazar. Fatima ha una dimensione prevalentemente locale, e non diffonde altro messaggio che quello tipico nella predicazione popolare.

Una buona parte dell’edizione  del 1932 (GF1932, 84-110) è dedicata ai miracoli medici e  spirituali dichiarati (oltre 8.000 negli ultimi sette anni): fra questi  tubercolosi, tumori e perfino una quasi ‘resurrezione’; chiara testimonianza di quanto l’apparizione fosse, prima di MI e MII, descritta e interpretata assolutamente in linea con il modello di Lourdes. Nelle successive edizioni, questo aspetto passa decisamente in secondo piano, anche se la casistica viene ampliata (GF1939,133-155/…/GF1987,233-267).

Nella sua prima ricostruzione di Fatima, il più grande miracolo è comunque, per Gonzaga da Fonseca, il rinnovamento religioso e politico del Portogallo; un aspetto che verrà evidenziato sempre meno nel secondo dopoguerra, per l’ambigua posizione assunta dall’autore e dal clero in genere nei confronti della dittatura di Salazar. La storia politica del Portogallo è comunque strettamente legata, per una lunga stagione, agli eventi ed al culto di Fatima. La politica condiziona Fatima e Fatima risponde alla politica. Di tutto questo v’è ampia traccia in questo racconto; ma con mille sorprese per chi segua il processo narrativo attraverso le varie edizioni.

In GF1932 e GF1939 esaurito il racconto di quanto successe ad opera degli anticlericali durante e subito dopo il ciclo apparizionario del 1917, compare solo un breve  accenno alle vicende politiche, degli anni che seguono:  “malgrado tutto, il Cattolicesimo vive e prospera rigoglioso, come da due secoli non si era visto in Portogallo. Persino l’attuale Presidente della Repubblica, il signor Generale Oscar Carmona, col presidente del Ministero ed altri personaggi del Governo sono andati a Fatima il 12 Maggio 1929. A chi il merito? Alla Madonna Santissima del Rosario…” (GF1932, 108-109; GF1939, 170). È l’unico accenno, in tutto il libro, alla presente situazione politica del Portogallo.

Ma in GF1943, 210) scompare per sempre la frase: “Persino l’attuale Presidente etc…”. Al suo posto, una lunga cronaca su “Ciò che è dopo la visita della Madonna”, “Le feste di Lisbona” ed il “Pellegrinaggio nazionale giubilare – Maggio 1942”; poi un paragrafo sulla rinascita religiosa, con ampi stralci della ‘Pastorale collettiva’ dell’Episcopato Portoghese nel XXV° delle apparizioni (GF1943, 210-213); quindi un paragrafo sul “Rinnovamento morale e religioso del Portogallo”, che vale bene riprendere integralmente: “Non parliamo del rinnovamento politico, nazionale ed internazionale: ormai chi non lo vede? Parliamo piuttosto della rinascita morale e religiosa: ‘nelle scuole è rientrato il nome di Dio, il Crocifisso, l'inse­gnamento religioso, !a vita di pietà: in luogo della ne­fasta legge di separazione vi è il Concordato con la S. Sede e l'Accordo Missionario... Il Portogallo ha ri­trovato le sue antiche tradizioni di nazione crociata: fedelmente cattolica e missionaria’” (GF1943, 213).[1] Poi il testo riprende, come in GF1932 e GF1939, da: “A chi il merito? Alla Madonna del Rosario...” (GF1943, 213; GF1951, 270). Ma tutta questa parte viene rimossa, ‘opportunamente’, in GF1987.

Queste significative divergenze fra le diverse edizioni vanno attentamente soppesate. A cominciare dall’eliminazione, a partire da GF1943, della frase “Persino l’attuale Presidente etc”, che nel 1932 e 1939 costituiva l’unico riferimento esplicito (con citazione anche di un nome o di una carica istituzionale) ad un uomo politico portoghese. Da GF1943 in poi non vi sarà più alcun accenno esplicito a personaggi della dittatura. Le “autorità civili” e la “Patria” saranno incidentalmente ricordate solo una volta e solo perché inserite nel testo della ‘Pastorale collettiva’ del 1942 (GF1943, 158-159). Perché?

Evdentemente lo stretto legame fra la dittatura e Fatima andava occultato o quanto meno minimizzato, parlando genericamente di ‘rinnovamento’ e non specificamente di ‘regime’, e ponendo l’accento sugli aspetti ecclesiali e sulla pratica religiosa di quegli anni. Certe vicinanze di eventi procuravano forti imbarazzi. Il 12 maggio 1929 Salazar, presente a Cova d'Iria con le più alte cariche dello Stato, aveva inaugurato a Fatima il nuovo ospedale, in omaggio alla Madonna lì apparsa; meno di un mese dopo, il 13 giugno,[2] Lucia aveva avuto a Tuy, una apparizione di  Cristo e della Madonna, che le aveva chiesto di comunicare al Papa "il suo desiderio della consacrazione della Russia e la sua promessa di convertirla" (DAL,103). Per la prima volta Lucia, finora ‘morta al mondo’, tornava alla ribalta, o meglio, se si suppone una sua malafede in gran parte della storia di Fatima, cercava di tornarvi, giacché il momento politico lo consentiva. Era meglio dunque nascondere quanto più possibile questo inquietante legame.

Ma quel che sconcerta è la contemporanea celebrazione del “rinnovamento politico” internazionale: erano davvero felicemente rinnovati i paesi con governi dittatoriali ideologicamente vicini al Portogallo, vale a dire la Spagna, l’Italia e la Germania, che stavano precipitando il mondo verso la più immane catastrofe di tutti i tempi? La Madonna benediceva questi paesi ‘rinnovati’?

Gonzaga da Fonseca deve avere avuto in seguito qualche ripensamento, se è vero che questo accenno al “rinnovamento politico” scompare in GF1987 assieme ai paragrafi su “Le feste di Lisbona”  ed il “Pellegrinaggio nazionale giubilare – Maggio 1942”.

In tal modo l’apologetica di Gonzaga da Fonseca solleva tardivamente la Madonna dai ‘meriti’ di avere messo al potere ben quattro dittature e di avere fatto ritrovare al Portogallo ”le sue antiche tradizioni di nazione crociata: fedelmente cattolica e missionaria”, così tanto crociata e missionaria d’avere sterminato una gran parte degli abitanti del ‘nuovo mondo’ e cancellato in poco tempo fiorenti civiltà.

Sulla stessa linea, in GF1939, viene sottolineata da Gonzaga da Fonseca la ‘missionarietà’ di Fatima: “questa è la caratteristica della Madonna di Fatima: dove entra incomincia a fare la ‘Missionaria’” (GF1939, 168), una missione che la porta obbligatoriamente fra gli “infedeli”. Ma il breve paragrafo “Nelle missioni fra gli infedeli” (GF1939, 169-170 e GF1951, 259), viene anch’esso infine soppresso (in GF1987) come tutte le altre parti del testo divenute ‘politicamente scorrette’ nel mutato contesto storico-ecumenico.

L’edizione del 1943 si caratterizza comunque per il nuovo capitolo su “Il Cuore Immacolato di Maria” (GF1943, 217-223), che verrà ampliato successivamente (GF1951, 319-329; GF1987, 296-306). Di fronte alle inattese novità di Lucia, Gonzaga Da Fonseca deve trovare argomenti teologici che possano raccordarle a quanto già noto, e lo fa collegando le parole “che non offendano più il Signore, perché è già troppo offeso” al tema della Consacrazione, che non fa parte del contenuto dell’apparizione del 17 dicembre 1927, in cui Gesù le avrebbe parlato, in riferimento al ‘mondo’, solo di ‘devozione’ e non di ‘consacrazione’.

Concordemente alla falsa versione della seconda parte del segreto di Luglio, che omette la citazione della Russia, Gonzaga da Fonseca parla genericamente di “Consacrazione del mondo” e non della Russia (in particolare o esclusivamente). In seguito sarà costretto ovviamente a cambiare versione scrivendo “Consacrazione del mondo, e segnatamente della Russia” (GF1951,324; GF1987,300), versione anch’essa, ovviamente, falsa; per inciso, secondo Gonzaga da Fonseca la consacrazione chiesta era esattamente quella effettuata (dunque ‘valida’) il 31 ottobre 1942.

Nel 1951, Gonzaga da Fonseca ha ben chiara la necessità di cavalcare l’anticomunismo, e ciò lo spinge a qualche opportuno aggiustamento delle fonti documentarie. Il testo dell’Atto di affidamento compiuto da Pio XII nel 1942 recitava, fra l’altro: “A Voi, al Vostro Cuore Immacolato, in quest’ora tragica della storia umana, affidiamo, rimettiamo, consacriamo non solo la Santa Chiesa, corpo mistico di Gesù, che soffre e sanguina in tante parti e in tanti modi tribolata, ma anche tutto il mondo straziato da feroci discordie, riarso in un incendio di odio, vittima delle proprie iniquità…”. Ma a lui non va bene, e dunque cancella tranquillamente le parole “straziato da feroci discordie, riarso in un incendio di odio, vittima delle proprie iniquità”  per aggiungere, fuori di virgolettato, un inesistente riferimento agli “infedeli, i dissidenti e gli scismatici, segnatamente la Russia” (GF1951,191; GF1987,183).

Poi, sottolineando meglio, se ancora ve ne fosse bisogno, le sue preferenze politiche, più che gradite in quel momento dalla Chiesa, dedica un intero capitolo al pellegrinaggio della statua della Madonna Pellegrina a Madrid nel 1948, in occasione del Congresso Mariano (GF1951, 286-292). Avrà un ripensamento, in seguito, come nei riguardi di Salazar, ed il capitolo sparirà per intero, con pochi dati richiamati in un piccolo paragrafo (GF1987, 205), dove non si accenna più, ad esempio, allo “omaggio dei grandi”, ovvero di Francisco Franco, che in pompa magna recitò “con tutta la sua famiglia e con tutto il personale civile e militare di casa sua” il Rosario ed il Salve Regina, e della moglie e della figlia del dittatore, che giornalmente andavano a trovare la Madonna (GF1951, 288); né si evocherà l’apoteosi del 30 maggio a Madrid, con la “vergine portata dalle Autorità civili ed ecclesiastiche, scortata dalle guardie”, esibita alla Guardia d’onore del ‘generalissimo’ ed a centinaia di migliaia di persone in delirio (GF1951, 290). Ogni esplicito riferimento al ‘generalissimo’ sparirà del tutto in GF1987, eccetto che nel ricordare quell’arco trionfale, voluto da Franco per accogliere in Spagna la Madonna pellegrina nel 1947, con la scritta “La Spagna ai tuoi piedi” (GF1987, 201): forse questo momento, quasi ‘privato’, non sembrò alla fine imbarazzante quanto i festeggiamenti ‘ufficiali’ di Madrid.

9.2  La prima apparizione

Nelle poche righe che di fatto iniziano la storia di Fatima (GF1939,12/GF1987, il carattere dei tre pastorelli viene descritto con brevi pennellate: “semplici come gli agnelletti”, “pregavano con pietà”, “imparavano con diligenza il Catechismo”, avevano “ascoltato devotamente la Messa” (GF1987, 21). Questi elementi mancavano nella descrizione originaria (MF 1932, 8) dove al lettore veniva fatto sapere unicamente che essi non sapevano leggere e che la sola Lucia aveva fatto la prima comunione. Le note sulla semplicità dei pastorelli, aggiunte a partire da GF1939, si ripetono in tutte le edizioni successive. Come per tantissimi altri elementi narrativi (ad esempio i loro giochi e la recita del rosario prima dell’apparizione), questo arricchimento del testo è legato alle sopravvenute prime due memorie di Lucia, le sole in grado di fornire veri o presunti dati biografici sui pastorelli, che nessuno aveva conosciuto fino ad allora, o perlomeno elementi che nessuno aveva ritenuto significativo segnalare. Sono le prime tracce di quella sottolineatura del contrasto tra il carattere originario dei pastorelli ed il suo cambiamento dopo la presunta ‘irruzione del soprannaturale’, sui cui verrà costruita tutta la loro agiografia, fino alla beatificazione.

Prima dell’apparizione avvengono dei fenomeni atmosferici, già noti in GF1932: un primo lampo abbagliante, per cui Lucia dice ai cugini “si vedono lampi: abbiamo temporale”; poi un lampo più abbagliante (MIV, 118; GF1932, 10/…/GF1987, 22). I tre pastorelli corrono giù, ma a metà della china vengono colti da un altro lampo, più potente (MIV, 118; GF1943, 14; MF 1987, 22; anche in AMF, 116); continuano la corsa fino in fondo alla conca e qui vedono la Madonna. Nelle due prime versioni di Gonzaga da Fonseca il secondo lampo li aveva colti invece “in fondo alla valle proprio nel posto in cui più tardi doveva zampillare la sorgente prodigiosa” e dove avrebbero visto la Madonna (MF 1932, 10; MF 1939, 13). La prima descrizione è conforme a quella scritta da Lucia, la seconda denota invece una modifica intenzionale, che vuole sottolineare il rapporto con la sorgente miracolosa, sul modello di Lourdes. In MF 1943, 14 compare tuttavia una terza versione: il lampo li coglie a metà della china, ma poi loro proseguono fino in fondo alla conca. Non si accenna più, in questa parte del libro, alla sorgente miracolosa, che diviene quindi un elemento secondario della narrazione; e probabilmente ciò va ricollegato al venire alla ribalta di una Fatima profetica che soppianta l’iniziale Fatima miracolosa.

A questo punto i tre pastorelli vedono l’apparizione sull’albero (MF 1932, 10; GF1939, 13) perché “come ubbidendo allo stesso impulso, guardano a destra”. Lucia, in MIV, non descrive questo volgersi a destra e Gonzaga da Fonseca conseguentemente muta versione: la Madonna si manifesta dunque “dinanzi a loro, a due passi di distanza” (GF1943, 14/.../GF1987, 22). La prima descrizione costituiva evidentemente una forzatura, inserendo nel racconto una sorta di ‘premonizione’, che forse in seguito fu ritenuta inopportuna.

La Madonna rassicura i pastorelli affermando: “Non abbiate paura, non voglio farvi alcun male” (GF1932, 10/.../1987, 22). Nel suo ultimo scritto Lucia userà invece l’espressione “Non abbiate paura, io non vi faccio del male” (AMF, 116).

A questo punto Lucia domanda all’apparizione: “E che cosa siete venuta a fare?” (GF1932, 11 e GF1939, 13). Ma secondo Lucia la domanda è invece: “E che cosa volete da me?” (MIV, 119; AMF, 116). Gonzaga da Fonseca dapprima accetta questa nuova versione (MF19443, 15 e GF1951, 23) ma poi torna a qualcosa di simile alla prima stesura: “E che cosa siete venuta a fare qua al mondo?” (GF1987, 23), come a correggere l’espressione di Lucia ritenuta evidentemente troppo personalistica, ma introducendo una consapevolezza immediata della provenienza da “fuori del mondo” che Lucia non aveva affatto dichiarato.

Quindi la Madonna spiega: “Sono venuta a domandarvi di recarvi qui a quest’ora il giorno 13 di ogni mese, per sei volte consecutive. In ottobre vi dirò chi sono e che cosa voglio da voi” (GF1932, 11/...GF1951, 23). Nella Quarta Memoria Lucia aggiunge “Poi tornerò ancora qui una settima volta” (MIV, 119; AMF, 116), che compare quindi anche in MF 1987, 23.[3]

In GF1932, 12/.../GF1951, 24, è presente un inciso che viene eliminato in GF1987, 24: “Gli occhi dell’Apparizione si rivolgono più direttamente al ragazzo, lo fissano con un’espressione di bontà insieme e di materno rimprovero”. Giacché Francesco non poteva sentire, che senso aveva che la Madonna si rivolgesse a Lui mentre parlava a Lucia? Evidentemente Gonzaga da Fonseca ha percepito ed eliminato questa stranezza nel suo racconto; un particolare che peraltro non figura negli scritti di Lucia.

In GF1932 la prima apparizione si conclude dopo alcune richieste fatte da Lucia circa la sorte di due giovinetti morti da poco e la raccomandazione di recitare sempre il Rosario (GF1932, 12). Ma in GF1939 vengono introdotti ‘nuovi’ elementi, derivanti dalla Seconda Memoria;  l’apparizione chiede a tutti e tre: ”Volete voi offrire dei sacrifizi ed accettare volentieri tutte le pene che vi manderà il Signore, in riparazione di tanti peccati, con cui si offende la Divina maestà, per ottenere la conversione dei peccatori, ed in ammenda onorevole delle bestemmie, e di tutte le offese fatte all’Immacolato Cuor di Maria?” (GF1939, 14/.../GF1951, 24).

Lucia riporta due volte, nelle Memorie, questa domanda della Madonna: "Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze, che Lui vorrà inviarvi, in riparazione dei peccati con cui Egli è offeso e per impetrare la conversione dei peccatori?" (MII, 50) e "Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà inviarvi, in atto di riparazione dei peccati con cui Egli è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori?" (MIV, 119). Com’è evidente, non c’è in Lucia alcun accenno al Cuore Immacolato di Maria. Gonzaga Da Fonseca, che aveva arbitrariamente aggiunto “...e di tutte le offese fatte all’Immacolato Cuor di Maria?” ha in seguito un ripensamento e ripristina il testo originario (GF1987, 25); ma la cosa non fa piacere a Joaquin Maria Alonso che sostiene in nota l’esistenza, sin dalla prima apparizione, di un “rapporto implicito, ma chiaro, con la riparazione cordimariana” (GF1987, 25).[4]

Lucia acconsente alla richiesta e l'apparizione replica "Avrete dunque molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto" (MF 1939, 14/.../GF1987, 25)  che riprende MII, 51 e MIII, 119. In GF1932, ovviamente, manca anche questa risposta.

Gonzaga da Fonseca sostiene inizialmente che in questa prima apparizione Francesco aveva sentito (come avverrà anche le volte successive) solo la voce di Lucia “nè si era accorto che la bella signora parlasse” (GF1932, 12; GF1939, 14); ma poi in GF1951, 25/…/MF1987, 26 afferma, contraddicendosi palesemente, che Francesco “non aveva sentito che la voce di Lucia, pure accorgendosi che la bella Signora parlava”. Sembra piuttosto strano che per circa venti anni sia dunque circolata una falsa versione di un fatto così importante!

La Madonna “raccomanda ai piccoli di dire sempre il Rosario con divozione” senza precisare il perché (GF1932, 12; GF1939, 14), che viene specificato da Gonzaga da Fonseca solo dopo decenni: “per ottenere la pace nel mondo” (GF1951, 25; GF1987, 25). Lucia parla di questa richiesta della Madonna solo nella Quarta Memoria, descrivendo la prima apparizione: “Recitate il rosario tutti i giorni, per ottenere la pace al mondo e la fine della guerra”  (MIV, 120), ed anche la terza  (MIV, 121); la stessa versione viene riportata da De Marchi (DM, 15).

Secondo una testimonianza del parroco, completata nel 1918, Lucia aveva chiesto alla Madonna se la guerra sarebbe finita presto, ma la Madonna non le aveva dato alcuna risposta precisa. Gonzaga da Fonseca riporta questa richiesta, che manca anche nelle Memorie di Lucia, solo in GF1987, 24.

Infine la Madonna apre le mani "comunicandoci una luce così intensa, come un riflesso che da esse usciva, che ci penetrava nel petto e nel più intimo dell'anima, facendoci vedere noi stessi in Dio, che era quella luce stessa, più chiaramente di quanto non vediamo nel migliore degli specchi"; i tre si inginocchiano e fanno un atto di adorazione intimo (MIII, 119-120; MF 1987, 25). Anche su questo, nessun accenno in GF1932 e GF1939.

9.3  La seconda apparizione

Secondo GF1932,  Lucia chiede “Che volete da me?”; la Madonna raccomanda la recita frequente del Rosario e le insegna una preghiera da inserire alla fine di ogni diecina “O mio Gesù, perdonateci le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’inferno e sollevate le anime del purgatorio, specialmente le più abbandonate” (GF1932, 15)

Quindi la Madonna chiede che Lucia impari a leggere (GF1932,15); la formula usata dalla Madonna cambia però nei resoconti successivi.[5]

Infine la Madonna confida un segreto ai tre, con “espresso divieto di rivelarlo” (GF1932,15); ma Lucia in MIV, 121 afferma: “La Madonna non ci ordinava ancora, questa volta, di mantenere il segreto. Ma sentivamo dentro che Dio a questo ci spingeva”. La discordanza fra le due versioni è evidente e non può derivare che da affermazioni fatte allora dai tre veggenti.

Francesco apprende solo più tardi, da Lucia, l’oggetto del segreto. Durante il periodo delle apparizioni, i tre bambini avevano dichiarato semplicemente che “era per il bene di tutti  tre”. A ciò, in GF1939, 19 e successivi Gonzaga da Fonseca (in base ad una affermazione di Giacinta durante l’interrogatorio cui fu sottoposta l’11 ottobre 1917 da parte del Dr. Formigao) aggiunge che non era “per diventare ricchi o felici in questo mondo

Quanto al contenuto del segreto, Gonzaga da Fonseca già in MF 1932, 15  riporta che a posteriori si ipotizzò che riguardasse la prossima morte dei due bambini e il fatto che a Lucia fosse stato ordinato di farsi religiosa. Ne parla più compiutamente in MF 1939, 20 in base alla lettura di un documento inviato da Suor Lucia (che ne accenna in MIII, 79) al suo confessore (che le aveva chiesto se poteva mettere per iscritto il segreto) il 17 dicembre 1927. Gesù le era apparso dicendole “Figlia mia, scrivi quanto ti si comanda; scrivi pure tutto quello che la Vergine SS. ti rivelò nell’Apparizione in cui parlò di questa devozione [all’Immacolato Cuore di Maria]; quanto al  resto del segreto, continua a tacere”: La Madonna avrebbe sostanzialmente detto, durante la seconda apparizione: “Giacinta e Francesco verrò presto a prenderli. Tu però devi rimanere quaggiù più a lungo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere ed amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno pre­dilette da Dio, e come fiori saranno collocate da me dinanzi al suo trono ''. Gonzaga da Fonseca commenta: “Cosi, con le parole stesse della veggente, viene sollevato il lembo del velo che nascondeva la parte del segreto già avve­rata. Il rimanente, la parte molto più importante, sarà dalla Provvidenza manifestata, quando le piacerà. Nel 1917, i veggenti dovevano conservare silenzio assoluto. Certo che essi non sospettavano a quale grande prova venivano così sottoposti. Ma la Provvidenza aveva i suoi fini” (GF1939, 20).

Dunque nel 1939 sarebbe stato già chiaro, in base al citato scritto di Lucia, che il segreto si riferiva alla morte dei due pastorelli ed al fatto che Lucia sarebbe sopravvissuta per diffondere la Devozione al Cuore Immacolato.

Ma poi Lucia ne parla in MIV, 121: dopo avere avuto notizie sul loro futuro, durante l’apparizione i tre erano stati come immersi in una luce; Francesco e Giacinta nella parte che saliva al cielo, Lucia in quella che scendeva sulla terra, quindi era apparso loro il Cuore Immacolato. E così commenta: “ecco […] a cosa ci riferivamo quando dicevamo che la Madonna ci aveva rivelato un segreto in giugno”. Dunque la parte fino ad allora non rivelata del segreto di giugno doveva essere l’apparizione del Cuore Immacolato.

9.4  La terza apparizione

Il racconto della terza apparizione (come quello della sesta) risente maggiormente degli apporti di Fatima 2.

In GF1932 non ha alcun particolare contenuto: la Madonna raccomanda per la terza volta di “recitare il Rosario in onore della Madonna e con l’intenzione di ottenere la sollecita cessazione della guerra, perché, affermava, ‘Ella sola poteva venire loro in aiuto’”. Quindi “Lucia la pregò di dichiarare il suo nome; e di fare un miracolo per provare la realtà delle apparizioni. La Signora rispose che seguitassero pure a venire tutti i mesi: In ottobre avrebbe detto chi Ella fosse, che cosa volesse, e farebbe un grande miracolo, perché tutti credessero” (GF1932, 16). Null’altro. Evidentemente non vi erano stati all’epoca altri resoconti da parte dei veggenti. Ma teniamo presente che vi era oramai un certo interesse verso le apparizioni, e sarebbe ben strano che i veggenti non avessero riferito tutti i particolari.

In GF1939, 24 viene invece introdotto il tema, assolutamente nuovo, dei sacrifici “per la conversione dei peccatori e in riparazione delle ingiurie commesse contro l’Immacolato Cuore di Maria”. Quindi viene raccontato come ad un certo punto “Lucia esclamava ‘Ahi!’ dimostrando, allo stesso tempo, in volto grande tristezza (GF1939, 24). Infine si accenna alle risposte di Lucia riguardo al segreto “per il bene di noi tre” , e al tempo stesso buono per alcuni e cattivo per altri.

Dopo la Terza e Quarta Memoria, tutto cambia. Alla semplice descrizione di questa apparizione, che a nessuno era parsa finora incompleta, viene aggiunta l’ingombrante tematica dei tre ‘grandi’ segreti, con il terzo destinato a rimanere tale per decenni. Gonzaga da Fonseca li inserisce con questo preambolo: “Infatti fu in questa Apparizione, che la Madonna con­fidò ai tre fanciulli un segreto, con espresso divieto di rive­larlo ad alcuno. Certo che essi non sospettavano a quale grande prova venivano così sottoposti; ma la Provviden­za aveva i suoi fini” (GF1943, 31).

Sappiamo oramai di cosa si trattava, un segreto diviso in tre parti: a) la visione dell’inferno; b) la devozione al Cuore Immacolato di Maria, la fine della prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale ed il suo segno premonitore, le persecuzioni alla Chiesa ed al Papa, il trionfo del Cuore Immacolato di Maria; 3) la via crucis dei martiri della cristianità.

La prima e la seconda parte vengono comunemente indicate da alcuni autori come ‘secondo segreto’, mentre la terza parte è stata sempre comunemente definita il ‘terzo segreto”. Ma, come già spiegato, i segreti di Fatima sarebbero molti di più.

La seconda parte del segreto di luglio (di cui nulla si era saputo fino ad allora, ignorandosi anche che fosse diviso in parti) viene resa nota da Lucia nella sua terza Memoria, in questo modo (MIII, 80):[6] "Avete visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se faranno quello che vi dirò, molte anime si salveranno e ci sarà pace. La guerra terminerà presto. Ma se non smetteranno di offendere Dio, sotto il regno di Pio XI, ne comincerà un'altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per punire il mondo dai suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e della persecuzione alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati.[7] Se daranno retta alle mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà pace. Se no, diffonderà nel mondo i suoi errori, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati e il Santo Padre avrà molto da soffrire,  parecchie nazioni saranno annientate. Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo un certo  periodo di pace".

In MIV,122 Lucia ricopia il testo di MIII, ma con qualche modifica: "La guerra terminerà” (concetto ribadito nelle comunicazioni del 13 ottobre: “la guerra terminerà e i militari torneranno tra breve alle loro case”, MIV,125) al posto di “La guerra terminerà presto”; “persecuzioni alla Chiesa” al posto di “persecuzioni contro la Chiesa”; “un periodo di pace” al posto di “un certo periodo di pace”; aggiunta della frase finale ”In Portogallo, si conserverà sempre il dogma della fede, ecc…”.

Gonzaga da Fonseca riporta questa parte del segreto in GF1943, 33, in questo modo (ho sottolineato le parti modificate o aggiunte): Avete visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se faranno quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà pace. Ma se non si farà, se non cessano di offendere il Signore, la divina giustizia si farà palese con nuovi e più gravi castighi. Una propaganda empia diffonderà nel mondo i suoi errori, suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa; molti buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire; varie nazioni saranno annientate… La guerra (1914-18) sta per finire. Ma se non smetteranno di offendere Dio, non passerà molto tempo, sotto il prossimo pontificato, ne comincerà un'altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che quello è il grande segno che vi dà Iddio che prossima è la punizione dei mondo per i suoi tanti delitti, mediante la guerra, la fame e le persecuzioni contro la Chiesa e contro il Santo Padre. Io sono venuta a chiedere la consacrazione del mondo al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Se si darà ascolto alle mie domande il flagello sarà allontanato e mitigato… altrimenti… Finalmente il mio Cuore Immcolato trionferà… La Consacrazione al cuore di Maria domandata si farà, ed in conseguenza si convertirà la Russia, ed una pausa di pace sarà concessa al mondo; il Portogallo poi conserverà il dono della fede; ecc. ecc”. Le modifiche rilevanti sono dunque: “per salvarle” (le anime) anziché per salvarli” (i peccatori); “il Signore” anziché “Dio”; “Io sono venuta a chiedere” anziché “verrò a chiedere”; la guerra sta per finire” anziché “la guerra terminerà presto”; “La consecuzione al Cuore di Maria domandata si farà” anziché “Il Santo Padre mi consacrerà la Russia”. Viene cancellata la frase “e la comunione riparatrice nei primi sabati”, forse per accordarsi con il Papa che non ne parla nel suo atto di consacrazione del 1942. Inoltre due frasi finali del testo di MIII  “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo un certo periodo di pace" vengono tolte dal virgolettato e richiamate a parte.

La forma in cui viene pubblicato il secondo segreto di Luglio in GF1943, con l’accenno alla “propaganda empia” anziché al ‘Comunismo’ sarà utilizzata per decenni da altri autori.[8]

Si può facilmente notare come non fosse difficile per Lucia scrivere a posteriori, nel 1941, che “molte nazioni saranno annientate”. Nei piani nazisti di conquista dell’Europa, la Polonia ad esempio non avrebbe più dovuto esistere come stato ma essere in gran parte integrata al Reich; e nel 1941 molte nazioni erano sotto la dominazione tedesca (Polonia, Belgio, Olanda etc…). Il problema sta nel fatto che comunque l’annientamento non veniva dalla Russia, se non marginalmente.

In GF1951, 44 Gonzaga da Fonseca recupera il testo originario di Lucia, che non sarà più alterato. Ha ben presente il problema della inesatta predizione dell’inizio della guerra sotto Pio XI; e la spiega, come faranno altri autori, con l’opinione di Lucia che la vera guerra fosse cominciata con l’annessione dell’Austria da parte della Germania. Ma così si origina un problema maggiore, perché allora le responsabilità della guerra ricadrebbero decisamente tutte dalla parte della Germania, non inclusa nella profezia che parlava solo delle colpe della Russia!

9.5  La seconda parte del segreto di luglio

Cosa giustifica le differenze nell’esposizione della seconda parte del segreto di luglio?

Cominciano a prendere in considerazione l’importante stravolgimento del testo operato da Gonzaga da Fonseca in GF1943, in evidente deroga alla sua affermazione, nella prefazione, di avere riportato le nuove notizie che giungevano da Suor Lucia “con la massima fedeltà” (GF1943, 7); concetto che egli ribadirà in seguito, in maniera palesemente contraddittoria, all’ora del ripristino del testo originale di Lucia (GF1951, 12). Il dato più evidente è la modifica e ricollocazione di una parte del testo: “Una propaganda empia diffonderà nel mondo i suoi errori, suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa; molti buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire; varie nazioni saranno annientate…” che viene anche fatto precedere da una frase che non esiste nell’originale di Lucia: “Ma se non si farà, se non cessano di offendere il Signore, la divina giustizia si farà palese con nuovi e più gravi castighi” (GF1943, 33).

Queste due contraffazioni stravolgono il senso del segreto e la successione temporale degli eventi che vi sono enunciati. Innanzitutto viene meno il presunto ruolo diretto della Russia nello scatenare il flagello della guerra. Decenni dopo si volle giustificare questa censura con necessità diplomatiche (tuttora ritenute valide) rispetto all’Unione Sovietica, che in quel momento era alleata dell’Occidente ‘cristiano’. Viene tuttavia da chiedersi se non fossero anche o soprattutto altre ragioni a spingere Gonzaga da Fonseca ad alterare il testo. In fin dei conti, egli non poteva accusare l’Unione Sovietica, che stava subendo l’attacco nazista, e con essa il comunismo, di avere scatenato la guerra. Sicchè Gonzaga da Fonseca forse ha semplicemente cercato di rimediare al chiaro errore in cui era incorsa Lucia nello stabilire le responsabilità della guerra. Parlando di propaganda “empia”, egli poteva bene far capire di alludere anche alle responsabilità naziste, e cancellando “la Russia diffonderà nel mondo i suoi errori” completava l’opera di riscrittura, accontentando la diplomazie e sanando le incongruenze di Lucia.

L’inizio di questa parte del segreto è centrato sulla “devozione al Cuore Immacolato”. Lucia scrive che, se verranno esaudite le richieste della Madonna sulla devozione, ci sarà pace e la guerra terminerà presto. Se poi (oltre alla devozione) l’umanità non cesserà di offendere Dio, comincerà una guerra peggiore, preceduta però dal segno di avvertimento estremo, che darà tempo all’umanità per evitare il flagello con la consacrazione e la comunione riparatrice, in difetto dei quali la Russia provocherà guerre e anche persecuzioni alla Chiesa. Gonzaga da Fonseca (in GF1943, 33) modifica però la successione ed il senso: la Madonna chiede che si stabilisca la devozione e che venga eseguita ‘subito’ la consacrazione, in difetto della quale la “propaganda empia diffonderà i suoi errori etc..”, possibile chiara riedizione delle vicende di Spagna, dove la Chiesa è stata perseguitata, i cattolici sono stati perseguitati e di conseguenza il papa ha sofferto.

Vorrei sottolineare l’affermazione “Se si darà ascolto alle mie domande il flagello sarà allontanato e mitigato” (GF1943, 33), che assolutamente non esiste nell’originale di Lucia. Gonzaga da Fonseca (come fanno nello stesso periodo Moresco e Liggeri) usa il termine ambiguo ‘mitigato’ per descrivere un evento che è ancora in corso e  di cui certamente non si possono prevedere gli sviluppi; e centra il suo commento più sulla salvezza delle anime che sul mutamento delle vicende storiche.

Le modifiche nella  chiusa del segreto consistono nella sostituzione della frase finale detta dalla Madonna (“Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo un certo periodo di pace”) con una esposizione in terza persona, commentata: “’Finalmente il mio Cuore trionferà’. In che modo? Quando? Forse ciò riguarda quella parte del segreto, che a suo tempo si paleserà meglio. Frattanto ci fa intendere che la Consacrazione al Cuore di Maria si farà, ed in conseguenza si convertirà la Russia, ed una pausa di pace sarà concessa al mondo, ecc.” (GF1943, 34). Ciò ha l’effetto di scindere le due cose: il trionfo del Cuore Immacolato da una parte, la conversione della Russia ed il periodo di pace dall’altra. Nelle memorie di Lucia le due cose erano invece un tutt’uno, giacché il trionfo del Cuore Immacolato sembra consistere essenzialmente nella conversione della Russia, che porterà alla pace.  Gonzaga da Fonseca non sa invece definire in che cosa potrebbe consistere questo trionfo, e sembra considerarlo come una cosa a parte rispetto alla conversione della Russia ed alla pace, che dipendono dalla Consacrazione.

Di fronte alle ovvie critiche sul carattere di postmonizione della seconda parte del segreto di luglio, Gonzaga da Fonseca aggiunge in nota: “E' interessante notare che Giacinta, la quale, come diremo a suo luogo, sembrava che avesse sotto gli occhi la futura guerra, ripeteva (gennaio-febbraio 1920): ‘Se gli uomini non si emen­dano, Nostro Signore manderà al mondo un castigo, come mai si è visto eguale; e prima alla Spagna’; — e parlava di grandi ‘avvenimenti mondiali che sarebbero accaduti verso il 1940’. (Così la Superiora dell'Orfanotrofio che accolse la bambina nei suoi ultimi giorni. Lettera del 19 e 30 novembre 1939)” (GF1943, 34). La testimonianza appare assolutamente inaccettabile, perché pecca dello stesso carattere di postmonizione del testo di Lucia. E quando anche si accettasse, non farebbe che aumentare i problemi e le discordanze: se infatti il castigo viene mandato prima alla Spagna, come si giustifica il fatto che il segno indicato da Lucia è successivo alla guerra civile spagnola e che nel 1938-1939 Lucia parlava ancora di un castigo imminente? Ma non solo: se tutte le guerre sono dei castighi per i peccati del mondo, cosa erano quelle coloniali, e la sanguinosa conquista dell’Africa Orientale da parte dell’Italia, proprio fra la prima e la seconda guerra mondiale, o le guerre lontane dallo scacchiere europeo?

 

9.6  La quarta apparizione

Nella seconda Memoria, Lucia omette pressoché del tutto la descrizione della quarta apparizione, dato che il Vescovo già la conosce; si limita a ricordare la richiesta della Madonna di mortificazioni, preghiere e sacrifici (MII, 58-59). Così in GF1939, 31-32 viene utilizzato il racconto di Lucia in MIV, 122-123, sorvolando sulla discordanza fra la data che sembra ricordarsi Lucia, il 15 agosto, e quella comunemente accettata del 19 agosto. L’osservazione che Lucia si è sbagliata compare in nota a MIV, 123, ma non in GF1987: evidentemente Gonzaga da Fonseca non ha interesse a sottolineare gli errori di Lucia. In MIV,123 Lucia giustifica la sua incertezza sulla data in questo modo: “ancora io non sapevo contare i giorni del mese”. Mi sembra un argomento piuttosto debole, giacchè Lucia sapeva benissimo riconoscere quando arrivava il 13 del mese ed inoltre appare poco probabile che nel 1941 non si ricordasse (lei che si definiva così ferma nel ricordare) se l’apparizione era avvenuta la sera stessa del suo ritorno dalla prigionia o ben quattro giorni dopo.

In MF 1987, 57 Lucia chiede “Che cosa volete da me” e la Madonna risponde “Voglio che continuate ad andare a Cova da Iria il giorno tredici; che continuate a recitare il Rosario tutti i giorni. L’ultimo mese farò un miracolo, perché tutti credano”. Domanda e risposta non compaiono in GF1932 e GF1939.

Seguendo le Memorie di Lucia, in GF1951, 58 si riporta anche la promessa della Madonna di venire in ottobre con S. Giuseppe ed il bambino Gesù.

In GF1932, 19 (e successivi) viene raccontato un particolare che Lucia non citerà nelle sue memorie: la Madonna si lagna di chi ha impedito ai pastorelli di andare il 13 a Cova da Iria; poi aggiunge che “a causa di ciò il miracolo promesso per il mese di ottobre sarebbe stato meno strepitoso”. La frase della Madonna è piuttosto enigmatica; sembra una punizione, come se avesse inteso dire: poiché sono stati così cattivi con i pastorelli, ad ottobre farò un miracolo meno strepitoso e dunque avranno minori ragioni per credere. Questa spiegazione si accorderebbe bene con il senso dell’episodio. In GF1987, 57 Gonzaga da Fonseca riporta in nota (giudicandola piuttosto interessante) una ipotesi avanzata da José M. Bover nel 1943: “Il prodigio della costanza dimostrata dai tre bambini era un argomento di tale valore, che bastava da solo a provare la realtà delle apparizioni”.[9] Tale interpretazione non appare tuttavia convincente, se riferita al contesto del dialogo. Inoltre sembra difficile immaginare un miracolo più grande e più convincente del sole che ‘balla’. Potrebbe invece trattarsi di un istintivo mettere le mani avanti di Lucia, che si sentiva incoraggiata dai primi pellegrini ma osteggiata dalla famiglia, nell’eventualità che ad ottobre non accadesse niente di clamoroso.

Nessun accenno ad altra conversazione in GF1932. In MII,59 e MIV,123 Lucia chiede la guarigione di alcuni malati. La Madonna risponde a questa domanda e poi invita i pastorelli a pregare “Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate, che molte, molte anime vanno all’inferno perché non vi è, chi si sacrifichi e preghi per loro!” Le due frasi sono riprese in GF1939, 32/…/GF1987 58.

9.7  La quinta apparizione

In GF1932, 20 Gonzaga da Fonseca segnala che dopo i fatti di agosto “nessuno dubitò più della sincerità dei fanciulli” e che vi fu “un considerevole aumento di fede e devozione”. In GF1939, 34 specifica meglio questo argomento, che avrà molto rilievo nella apologetica: “molti di quelli, che erano al corrente dell’accaduto, si convinsero, che vi doveva essere veramente un intervento soprannaturale, senza il quale non sapevano spiegarsi la costanza eroica, dimostrata dai bambini nelle tragiche giornate della loro prigionia”.

In GF1932, 20-21 viene riportato un racconto testimoniale di ciò che accadde immediatamente prima dell’apparizione. In GF193936-37 si aggiunge un secondo racconto testimoniale di Mons. Giovanni Quaresima, il quale sarebbe stato poi nominato presidente della Commissione diocesana del processo.

In GF1932, 21 ed in MIV, 124 la Madonna chiede “Continuate a recitare il Rosario, per ottenere la fine della guerra”. L’affermazione è riportata in virgolettato, ad indicare che si tratterebbe delle precise parole della Madonna; ma in GF1987, 64 sparisce il virgolettato e si sostiene che “la Vergine disse ai veggenti che si perseverasse nella recita del rosario”: in questo modo viene sensibilmente modificato il senso dell’invito della Madonna, che era rivolto ai soli pastorelli e non a tutto il popolo.

9.8  L’interrogatorio di Lucia del 27 settembre 1917

Negli interrogatori cui furono sottoposti prima della fine del ciclo apparizionario, i tre veggenti spesso sono imprecisi o si contraddicono. Ad esempio, in GF1932, 29/…/GF1987, 72: “<Porta gli orecchini?><Si, due piccoli cerchietti”. La risposta di Lucia è diversa da quella  dei cugini i quali avevano risposto di no. In GF1932 e GF1939, Gonzaga da Fonsega dà in nota questa spiegazione: Lucia era stata più attenta dei cugini nel cogliere questo particolare, anche perché guardava la Madonna di fronte, mentre i cugini la guardavano di lato, obliquamente, e così i lobi delle orecchie restavano nascosti. Successivamente però, in MIV, 129, Lucia sostiene di non avere visto distintamente degli orecchini, ma di essere stata ingannata dai riflessi del filo doro che ornava il manto che scendeva dal capo. Così Gonzaga da Fonseca cambia versione, accettando questa spiegazione ( GF1951, 74; GF1987, 72).

In GF1932, 29/…/GF1987, 72: “<E le hai chiesto donde veniva?><Si, e mi disse dal cielo><Quando glielo hai chiesto?><La seconda volta: il 13 giugno>”. La risposta lascia perplessi perché già nella prima apparizione la Madonna aveva detto che “era del cielo” (GF1932, 11).

In GF1932, 29/…/GF1987, 73: “<É vero che t’ha confidato un segreto con espresso divieto di rivelarlo?><É vero> <Riguarda solo te o anche i tuoi compagni?><Ci riguarda tutti e tre>”. Così Lucia asserisce nel mese di settembre di avere avuto confidato “un” segreto “che riguarda tutti e tre”  e non piuttosto ‘più di un’ segreto o ‘per gli altri’. Come conciliare ciò con il fatto che Lucia aveva parlato di un segreto comunicatole a giugno e di un segreto comunicatole a luglio? Forse i segreti erano più di uno e Lucia si è espressa male durante l’interrogatorio? Riterrei più probabile che Lucia si riferisse sia a giugno che a luglio ad uno stesso segreto; nulla di strano in ciò, visto che Lucia ha sempre raccontato come la Madonna ripetesse più volte uno stesso concetto (ad esempio: ad ottobre farò un miracolo etc.) in successive apparizioni. Questa ipotesi, se confermata, invaliderebbe da sola tutto quanto Lucia ha scritto in seguito e che tutti i commentatori di parte accettano, cioè che in giugno fosse stato rivelato il piccolo segreto della morte precoce dei bambini ed in luglio il grande segreto in tre parti. Il fatto che Lucia abbia parlato in questo interrogatorio di un segreto ‘per loro tre’ aggiunge motivi di perplessità.

L’interrogatorio sul segreto continua. In GF1932, 29: “Non potresti, almeno, rivelarlo al tuo confessore?> A quella domanda la ragazza stette silenziosa, e poiché la si vedeva imbarazzata, si credette bene di non insistere”. In GF1951, 74 viene accettata la spiegazione data da Lucia in MIV, 129: “Rimasi perplessa, senza sapere che cosa rispondere, perché tenevo come segreto varie cose che non mi era proibito manifestare. Ma grazie a Dio che ispirò l'interlocutore a passare avanti. Ricordo che detti un sospiro di sollievo”.

Da cosa derivava l’imbarazzo di Lucia? Difficile sostenere che derivasse da un conflitto di coscienza. Se la Madonna aveva vietato di rivelarlo, essa certamente non avrebbe avuto incertezze nell’obbedire; era stata ben più risoluta durante gli interrogatori del sindaco. L’imbarazzo non poteva derivare piuttosto dalla difficoltà a rispondere, giacchè di segreti non ve ne erano affatto? Certo è che nessuna domanda sui segreti venne fatta il 23 settembre a Francesco e Giacinta (proprio lei che era stata la prima a parlare di segreti a giugno).

Più avanti, in GF1932, 29/:::/GF1987, 73, riferendosi all’interrogatorio cui fu sottoposta dal sindaco, Lucia afferma: “eccetto il segreto, gli raccontai tutto ciò che la signora mi aveva detto”. Ma se si crede alle tante cose che Lucia ha detto e scritto in seguito a proposito dei suoi colloqui con la Madonna, questa affermazione va ritenuta radicalmente falsa. Sarebbe tuttavia assolutamente veritiera (e si può ben sospettare che in effetti lo sia) se tutto ciò che ha detto e scritto in seguito è una aggiunta postuma!

In GF1932, 31/…/GF1951, 75 è riportato: “<Al 13 ottobre la Madonna verrà sola?><Verrà con S. Giuseppe e col bambino Gesù>. Ma da GF1987, 74 apprendiamo che la vera risposta fu “<Verrà con S. Giuseppe e col Bambino Gesù; e, poco tempo dopo, sarà concessa la pace al mondo>”. L’omissione da parte di Gonzaga da Fonseca è palesemente intenzionale. Egli sapeva bene che la guerra non era finita “poco tempo dopo”, e che dunque la profezia era assolutamente errata; per cui ne ha cancellato la prova.

In GF1932, 30 l’interrogatorio finisce così: “<Ti ha insegnato qualche preghiera?><Mi ha insegnato quella che recitiamo dopo ciascu­no dei misteri del rosario.><Sei capace di ripeterla a memoria?><Si><Dimmela.><O Gesù mio, perdonateci le nostre colpe, preservate­ci dal fuoco dell'inferno e sollevate le anime del Purgatorio, specialmente le più abbandonate”. Gonzaga da Fonseca ritiene di eliminare questa parte in GF1939, ma la ripristina in GF1951, 75, dove riporta per intero il resoconto dell’interrogatorio fatto da Formigao, che aveva però egli stesso alterato la formula dettata da Lucia, ritenendola poco intellegibile. Il testo veritiero sarebbe quello riportato da Lucia in MIV, 122 “O mio Gesù, perdonateci, liberateci dal fuoco dell'inferno, portate in cielo tutte le povere anime, specialmente quelle che hanno più bisogno”. L’incongruenza sta nel fatto che la preghiera, nel contesto della visione dell’inferno, andava riferita ai peccatori piuttosto che alle anime del purgatorio. Mi sembra importante sottolineare la correzione fatta da Formigao sulle parole di Lucia, perché suscita il sospetto che i suoi rapporti contengano altri ‘opportuni’ arrangiamenti.

9.9  Gli interrogatori dell’11 ottobre 1917

Interrogatorio della madre di Lucia

In GF1932, 31 e GF1939, 47, richiesta di come avesse saputo delle apparizioni, la madre di Lucia risponde: “Io ho saputo della cosa dalla famiglia degli altri bambini” (dunque dalla famiglia di Francesco e Giacinta); in GF1987, 76 invece: “sono venuta a conoscenza del fatto per mezzo delle famiglie di altri ragazzi”.

In GF1987, 77 è riportata questa parte fondamentale del dialogo che è assolutamente taciuta in tutte le precedenti edizioni: “<Mi consta che lei possiede un libro intitolato ‘Mis­sione Abbreviata’ e che a volte lo legge ai suoi figli. È vero?><E vero: possiedo questo libro e l'ho letto ai miei figli.><Ha letto la storia dell'Apparizione della Salette alla presenza di Lucia e di altri ragazzi?><Solo alla presenza di Lucia e degli altri miei figli.><Lucia parlava qualche volta della storia della Salette, mostrando in qualche modo che codesta storia avesse prodotto grande impressione nel suo spirito?><Mai l'ho udita dir nulla a questo riguardo, se ben ricordo.>”. La madre di Lucia potrebbe avere avuto la sue buone ragioni per negare che sua figlia fosse stata influenzata dal racconto delle apparizioni di La Salette, ora che anche lei credeva a quelle di Fatima. Ma la scelta di Gonzaga da Fonseca di tacere questa parte dell’interrogatorio (come altre similari) è un importante prova contro l’onestà del suo racconto. Qui non si tratta di togliere semplicemente una difficoltà ai lettori, ma di cancellare, con chiara disonestà di storico, prove in netto favore della imitazione da parte di Lucia, nell’inventarsi la sua apparizione, del modello di La Salette.

 

Interrogatorio di Lucia

GF1932, 32: “<Ti ha detto [la Madonna] di pregare per la conversione dei peccatori?><Non me l’ha detto. M’ha solamente comandato di pregare la Madonna del Rosario perchè la guerra finisca>”. In nota a MF1937,78 è spiegato che nelle Memorie Lucia aveva precisato “Ci ha ordinato di pregare per la pace, perché finisca la guerra. Per i peccatori ci ha ordinato di fare sacrifici” (MIV, 97). In realtà, in MI, 59, GF1939, 32 e MIV, 123, la Madonna dice “Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate, che molte, molte anime vanno all’inferno perché non vi è, chi si sacrifichi e preghi per loro!”. Dal senso della frase non si può non intendere che le preghiere sono anche per i peccatori.

Prima di GF1987 viene omessa tutta la parte finale di questo interrogatorio, anch’essa ripristinata in GF1987, 79-80:  “<La Signora ti ha chiesto a maggio di tornare tutti i mesi fino a ottobre alla “ Cova da Iria?><Ci ha detto di tornarci ogni mese, per sei mesi con­secutivi, il giorno 13.><Hai sentito leggere da tua madre il libro intito­lato “Missione Abbreviata”, dove si racconta la storia dell'Apparizione della Madonna a un fanciullo e a una fan­ciulla?><Sì, l'ho sentita.><Pensavi molte volte a quella storia e ne parlavi agli altri ragazzi?><Non ci pensavo e  non la raccontavo a nessuno>”. Come nel caso dell’interrogatorio della madre, l’omissione è palesemente finalizzata a togliere al lettore un elemento di giudizio contrario alle apparizioni.

9.10  La sesta apparizione

Lucia domanda: “Chi siete Voi, e che cosa volete da me?> E la visione finalmente risponde ch'è la Madonna del Rosario, venuta per esortare i fedeli a cam­biare vita e a non affliggere più col peccato Nostro Signore, già troppo offeso! a recitare il Rosario, ed a far penitenza dei loro peccati! Aggiunse poi di volere in quel luogo una Cappella in suo onore; promise che se gli uomini si emendassero, la guerra finirebbe presto, promise inoltre d'e­saudire le loro preghiere, e nel congedarsi (i veggenti ebbero l'impressione che questa era l'ultima appari­zione) indicò il sole col dito” (GF1932, 36; GF1939, 53).

Successivamente, in MIV, 125 Lucia dà quest’altra versione: “<Che cosa volete da me?><Voglio dirti che facciano qui una cappella in mio onore; che io sono la Madonna del rosario; che continuino a recitare il rosario tutti i giorni. La guerra terminerà e i militari torneranno tra breve alle loro case.><Io avevo molte cose da chiedervi: se guarivate alcuni malati e la con­versione di alcuni peccatori, ecc.><Alcuni, sì; altri no; è necessario che si correggano; che domandino perdono dei loro peccati; — e, assumendo un aspetto più triste, — che non offendano più Dio nostro Signore, che è già molto offeso>”.

Conseguentemente, in GF1943, 72-73/…/GF1987, 85 questa parte diventa: “Chi siete voi e che cosa volete da me? E la Visione finalmente rispose essere la Madonna del Rosario e volere in quel luogo una cappella in suo onore — raccomandò per la sesta volta che seguitassero a recitare il rosario tutti i giorni, aggiungendo che la guerra stava per fi­nire e i soldati non tarderebbero molto a fare ritorno alle loro case''. Poi viene inserita una richiesta di grazie, che la Madonna afferma di volere esaudire solo in parte, quindi “subito ritornando al punto centrale del suo messaggio: <Bisogna che si emendino, che domandino perdono dei  loro peccati!> E prendendo un aspetto più triste, con voce suppli­chevole: <Non offendano più Nostro Signore, che è già troppo offeso>. Era l'ultima parola, l'essenza del messaggio di Fatima”.

Fra la prima versione e le altre vi è una differenza sostanziale. Cambiando l’ordine espositivo e la successione logica, la frase “Non offendano più Nostro Signore, che è già troppo offeso” diviene la chiusa dei dialoghi fra la Madonna ed i pastorelli e viene esibita come essenza del messaggio di Fatima. Nel contempo “se gli uomini si emendassero” non è più la condizione per ottenere la fine della guerra, della quale si dice solo che sta per finire e che il ritorno dei soldati non tarderà (l’argomento è affrontato nel capitolo 13).

9.11  Gli interrogatori del 13 e 19 ottobre 1917

Per diverse edizioni della sua opera, Gonzaga da Fonseca non riporta fedelmente l’interrogatorio di Lucia del 13 ottobre; toglie arbitrariamente alcune frasi e ne modifica altre, in quanto in contrasto con la sua linea agiografica ed apologetica.

In GF1932, 42 e GF1939, 58 è omesso: “<Perché dicesti che la Madonna una volta ti apparve vestita come Madonna del Carmine?><Perché aveva certe cose che le pendevano dalle mani>.” Il testo ricompare in GF1987, 90. In GF1932, 50/…/GF1951, 96 è riportato: “Ci disse di convertirci, di non offendere Nostro Signore, che era troppo offeso, di recitare il Rosario, e di domandar perdono per i nostri peccati” (non si fa cenno alla guerra). In GF1987, 91 è ripristinato il testo originario dell’interrogatorio di Formigao:”Disse che ci emendassimo e non offendessimo il Signore che veniva già molto offeso; che recitassimo il rosario e chiedessimo perdono dei nostri peccati; che la guerra finirebbe oggi e che aspettassimo i nostri soldati fra non molto”. Dunque Gonzaga da Fonseca aveva a lungo omesso il riferimento alla fine della guerra, occultandone la manifesta incongruenza storica.

In GF1932, 42/…/GF1951, 97 è omesso: “<Come scomparve?><A poco a poco><Che cosa scomparve prima?><La testa. Poi il corpo. L’ultima cosa che vidi furono i piedi>”. Il testo ricompare in GF1987, 92. Evidentemente si trattava di una modalità di scomparsa teologicamente inaccettabile.

L’interrogatorio di Giacinta del 13 ottobre viene citato in GF1932, ma ne viene riportato un testo monco, come quello del 19 ottobre, in  GF1939, 61/…/ GF1987, 94).

Gli imbarazzanti interrogatori del 19 ottobre di Lucia e quelli del 2 novembre di tutti e tre, vengono omessi sempre, tranne qualche brevissimo cenno in appendice, in GF1987,327-328 (ne parlerò al capitolo 13).

 

[1] La citazione è presa dalla stessa pastorale del 1942.

[2] Nella lettera del 18 maggio 1941, Lucia indica erroneamente la notte fra il 12 ed il 13 giugno 1930.  In: Martins A.M., 1973, p. 162.

[3] L’argomento è discusso nel capitolo 13.11.

[4] Le ragioni dell’apologetica hanno sempre la precedenza!

[5] L’argomento è discusso nel capitolo 13.4.

[6] Qui e appresso, le sottolineature sono mie.

[7] Per impedire la guerra. Il pensiero è alla guerra civile di Spagna, in cui si verificarono violente persecuzioni alla Chiesa.

[8] Per esempio è citata ancora così nel “Manuale dei pellegrini” dell’UNITALSI, del 1980, p. 148.

[9] Bover J.M., 1943, p.16.

 

 

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