La naturopatia ed i suoi presupposti

Cosa vuol dire alternativo; cos'è alternativo

Nella più comune accezione, è "alternativo", nel campo della salute, ciò che non è accettato dalla medicina scientifica. Di fatto, questo termine raggruppa dottrine e pratiche estremamente diverse fra di loro, ma che hanno in comune una più o meno ampia incompatibilità con l'impianto dottrinale della medicina scientifica, che i loro cultori considerano "ufficializzatasi" arbitrariamente e imposta autoritariamente.

I sistemi medici alternativi pongono, in genere, alla base dell'essere vivente, "forze" ed "energie" ("positive" e "negative") non meglio precisate e mai provate, dalla cui alterazione (per qualità, quantità o flusso) dipenderebbero le malattie (con tutte le riserve che questo termine ha fra gli alternativi). Il cosiddetto "vitalismo" è il loro elemento unificante. Queste idee, nate in contesti storici e culturali a noi lontani, geograficamente o nel tempo, nei quali non era possibile esaminare e comprendere adeguatamente i fenomeni del vivente, si presentano agli occhi della scienza di oggi, come null'altro, in genere, che concezioni arcaiche sopravviventi, permeate di riferimenti magico-religiosi.

Il termine alternativo, pur essendo usato dalla maggior parte di coloro che si ispirano a queste dottrine, viene comunque evitato da altri, per non mettere in primo piano un indebito giudizio di valore, sostanzialmente negativo verso la medicina ufficiale.

Negli ultimi tempi,  la definizione di "medicine alternative" tende comunque sempre di più ad essere sostituita, ad opera dei suoi stessi cultori, con quella di "medicine complementari", finendo con l'includere sia tecniche che hanno in qualche modo conquistato un loro posto nella pratica medica e assistenziale (tempo passato con le famiglie, incoraggiamento alla preghiera, terapia occupazionale, programmazione neurolinguistica, dietoterapia), sia teorie e tecniche di nessuna comprovata efficacia (tocco terapeutico, acupressione, Reiki, Feldenkreis, manipolazioni alla colonna vertebrale per risolvere problemi dei visceri).

Nella divulgazione tramite i media si cerca di fare intendere al grande pubblico che le medicine alternative costituiscono in parte dei metodi "nuovi", dei punti di vista originali e rivoluzionari, promossi da veri e propri "pionieri" della salute; e soprattutto si proclama sempre che tutte queste pratiche sono scevre da effetti secondari. Ai pazienti per i quali la medicina basata sulle evidenze non ha da fornire alcuna risposta concreta, si sbandiera la speranza che il trattamento "alternativo" possa riuscire laddove quello convenzionale ha fallito, o quanto meno che convenga fare un tentativo, anche se si utilizzano procedimenti non provati.

Molte di queste pratiche alternative continuano ad essere sistematicamente riproposte al grande pubblico, da secoli, nonostante le tante prove di inefficacia. Per superare l'ostacolo del discredito dato loro dalla scienza, vengono sfruttati bisogni e spinte emotive e lanciate campagne di stampa orientate politicamente, ad esempio sostenendo l'ipotesi di cospirazioni e di preponderanti interessi economici da parte della medicina ufficiale. Ciò determina il costituirsi di una immagine eroica dei loro propugnatori.

In realtà, l'interesse economico è imponente anche nel mondo dell'alternativo, e l'eccesso di pubblicizzazione rischia di mettere in serio pericolo la salute collettiva. Gran parte delle medicine alternative, e chiaramente fra queste la naturopatia,  non soddisfano i criteri di efficacia e sicurezza normalmente richiesti dai sistemi sanitari nei paesi più sviluppati. Paradossalmente, queste pratiche non vengono vietate, purché se ne comprovi la "non nocività"; e ciò, agli occhi del pubblico viene spesso equiparato ad una implicita convalida delle affermazioni sulla loro presunta efficacia.

Cos'è la naturopatia

La naturopatia in senso stretto è una disciplina relativamente giovane, con circa due secoli di storia, anche se molti dei concetti che essa ha inglobato possono essere fatti risalire a culture più antiche, come quella greca classica. All'inizio dell'ottocento, sull'onda della riscoperta idealistica della vita agreste e del crescente disagio per l'ambiente insano delle città, furono ripresi e rielaborati concetti  e credenze diffusi fin dall'epoca classica, in particolare precetti alimentari e pratiche igienistiche; a ciò si accompagnava la convinzione che l'essere animale sia dotato di una sua intrinseca "vis vitalis", che regolerebbe ed orienterebbe tutti i processi fisiologici.

La naturopatia viene presentata oggi dai suoi cultori come un "sistema scientifico di guarigione naturale" che diagnostica e cura ogni genere di malattia, sindrome dolorosa, ingiuria o deformità, usando prevalentemente o esclusivamente tecniche e metodiche che agiscono sulle funzioni fisiologiche e sulle situazioni abnormi tramite le "leggi naturali" che governano il corpo umano sul piano fisico, chimico e mentale; i naturopati utilizzano "metodi di cura fisiologici, psicologici e spirituali; metodi fisici basati su aria, acqua, luce, calore, terra, alimenti, erbe, psicoterapia, piccola chirurgia (solo esterna e sugli orifizi), terapia meccanica, correzioni e manipolazioni naturopatiche, metodi e modalità preventivi e naturali, medicine naturali, omeopatia, alimenti preparati naturalmente, erbe e rimedi naturali"; fra le sostanze ad attività farmacologica vengono accettate solo quelle "assimilabili, che contengono la vita, e gli elementi salutari o i composti che sono componenti del tessuto del corpo o sono fisiologicamente compatibili con i processi del corpo per il mantenimento della vita".[1] Vengono invece assolutamente escluse altre pratiche tipiche della medicina scientifica del nostro tempo, come la maggior parte della chirurgia, la radioterapia, la terapia iniettiva, i sieri ed i vaccini, i farmaci di sintesi.

Il punto di riferimento imprescindibile è un certo ideale di essere psicofisico umano, da sempre fisso nelle sue caratteristiche, più vicino alla condizione di Angelo caduto, cara ai movimenti religiosi, che a quella di scimmione evoluto, per come postulato da Darwin; abitante di un mondo anch'esso relativamente stabile e governato da leggi precise ed immutabili. Le evidenze della pratica naturopata si coglierebbero con chiarezza in quel libro aperto che è la natura, che ci dimostra la presenza di leggi generali comuni a tutti gli esseri viventi.

A differenza di altre medicine alternative, la Naturopatia non ha però, di fatto, costruito una propria originale concezione del funzionamento dell'organismo vivente; molti dei suoi concetti e gran parte della terminologia e delle spiegazioni anatomo-fisiologiche riprendevano in origine le limitate conoscenze mediche del XVIII-XIX secolo, e in parte sono rimaste legate ad esse, nonostante gli ampi apporti successivi sia dal campo della medicina scientifica che dalle altre medicine alternative.

Pur presentandosi come una delle tante medicine alternative, la naturopatia non è un sistema medico in senso stretto, ma piuttosto una collezione di prescrizioni ispirate ad uno stile di vita proposto come ideale. L'interesse per la causa specifica delle malattie e per la loro variabile espressione clinica è posto nettamente in secondo piano, quando non del tutto trascurato, rispetto a quello per il mantenimento del cosiddetto "stato di salute".

A differenza di altre pratiche, che potremmo definire genericamente "salutistiche", come la dietologia, la naturopatia si oppone decisamente agli aspetti più innovativi della medicina scientifica, che ritiene globalmente erronea, meccanicista e riduzionista, incapace di affrontare nel loro complesso le vere cause delle diverse condizioni patologiche.

In base al principio preconcetto che il cattivo utilizzo della "macchina corpo" sia la prima causa di tutte le sue disfunzioni, nei sistemi naturopatici non si dà grande importanza, quali causa di malattia, a batteri e parassiti, ritenuti al più ospiti opportunisti del corpo umano. La maggior parte dei naturopati afferma che le malattie, da quelle più comuni e banali a quelle più gravi come il cancro, sono causate piuttosto da tossine (per lo più di provenienza alimentare), dall'accumulo di materiali di scarto dell'organismo, e da una riduzione della vitalità dell'organismo (e negli ultimi decenni si è in qualche modo ricondotta questa vitalità alla funzionalità del sistema immunitario).

Queste affermazioni, abbastanza plausibili nel contesto della medicina del primo ottocento, non hanno oggi alcun riscontro. Basti pensare all'identificazione delle patologie genetiche, che portano ad una degenerazione di tessuti ed organi, o alle patologie di sicura origine infettiva e  parassitaria, per la maggior parte identificate da circa un secolo. Ma la naturopatia, nella sua formulazione originaria e senza l'apporto delle conoscenze della medicina scientifica, non potrebbe spiegare neanche l'origine delle malattie da carenza alimentare (ad esempio da proteine) o vitaminica (ad esempio la pellagra ed il kwashiorkor). Altrettanto ampio e privo di verifiche cliniche attendibili appare lo spettro dei rimedi proposti: le tinture, i dispositivi elettronici, i supplementi dietetici, le vitamine, le erbe, i disintossicanti, l'esclusione degli alimenti "non naturali".

Similmente ad altre discipline alternative, la Naturopatia non ha mai raggiunto lo status di sistema medico con delle regole ben precise e dei sicuri riferimenti dottrinari. I presupposti teorici e le tecniche impiegate variano notevolmente fra i vari operatori. In linea generale, si sostiene che il corpo umano sarebbe il principale e fondamentale agente della sua guarigione ed a questo fine esso possederebbe un enorme potere, quasi sempre sufficiente, se solo ne sapessimo assecondare l'espressione. Questa idea di funzionamento del corpo fonde in un certo senso la concezione del vitalismo alla teoria dell'omeostasi (di derivazione medico-scientifica) ed alla capacità di adattamento all'ambiente. Tutti questi concetti non sono comunque nati all'interno del mondo naturopata; il vitalismo, in particolare, è una antica idea filosofica; e da essa la naturopatia prende a prestito l'idea di una "vis medicatrix naturae".

Da una parte, le scuole naturopate insistono su alcune pratiche di base, intese sia a mantenere il normale stato di salute che ad aiutare il "naturale" processo di guarigione; dall'altra, sono generalmente aperte verso tutti quei diversi sistemi di cura non in contrasto con la propria filosofia, e dunque si prestano ad ampie contaminazioni con altre medicine cosiddette naturali. In pratica, ogni naturopata agisce secondo un proprio schema diagnostico e terapeutico, scegliendo liberamente all'interno di un arsenale alquanto eterogeneo di strategie diagnostiche e terapeutiche eterodosse, alcune piuttosto antiche, altre di introduzione relativamente più recente. In questo senso la Naturopatia, più che una scienza, tende ad essere considerata dai suoi cultori un arte, applicabile a qualunque genere di malattia, purché si sappiano adeguatamente padroneggiare le diverse forme d'intervento.

Rispetto ad altre medicine alternative, la Naturopatia si connota per la sua pretesa di insegnare principi di vita "naturale" e di non contrapporsi ai normali processi di guarigione del corpo, favorendone invece il decorso e portando ad un processo di "guarigione naturale". Da ciò deriva uno dei suoi pochi aspetti positivi: il paziente viene incoraggiato ad assumere una piena responsabilità del proprio organismo, ed a prendere coscienza che il benessere va raggiunto e mantenuto con un attento e costante autocontrollo.

Ma ciò non compensa gli aspetti negativi: i naturopati credono di potere spiegare i processi fisiologici e quelli fisiopatologici anche con proprie teorie, spesso diverse e contrastanti con quelle della medicina scientifica. Queste teorie fanno riferimento ad ipotetiche "leggi della natura", o "leggi della vita" (per alcuni, "leggi divine"), la cui conoscenza deriverebbe però non dall'evidenza sperimentale ma da una riflessione "filosofica", abbastanza soggettiva (quando non si poggia apertamente su concezioni religiose). Nella sua formulazione originale, la Naturopatia non è assolutamente in grado di spiegare come funzioni l'organismo umano; l'alimentazione, ad esempio, viene concepita essenzialmente come semplice apportatrice di "energie".

Nella seconda metà nel novecento, la naturopatia, così come altre medicine alternative, ha registrato un insperato aumento di popolarità, legato forse innanzitutto alla sua caratteristica di "controcultura", e dunque a prescindere dal suo reale valore come sistema medico, inserendosi in un vasto e confuso movimento che spazia dall'ecologia all'ambientalismo ed alla politica. Da qui una certa sua valenza "dogmatica", in quanto in effetti la diffusione delle dottrine naturiste è avvenuta seguendo spinte ideologiche e non in base ad effettivi riscontri clinico-epidemiologici, che sono invece oramai criteri inderogabili nella letteratura medica. Di fatto, la crescita anagrafica della generazione degli anni sessanta, ha portato in evidenza "numericamente" l'alternativo  e l'irrazionale a tutti i livelli.

Il mondo naturale

Nella sua formulazione originaria, che fra l'altro precede di molto la rivoluzione culturale del darwinismo, la naturopatia prende a misura di tutte le cose un ipotetico mondo "naturale", di cui l'uomo fa parte pur essendone una sorta di spettatore; un mondo al di fuori della storia umana, non segnato e contaminato da questa. Si accetta, implicitamente, la concezione, tramandata dalle religioni, che la specie uomo abbia beneficiato, sin dalla sua comparsa sulla terra (quale che ne sia l'origine) di tutti i beni di un ambiente stabile e ottimale per la sua sopravvivenza. Con tale ambiente l'uomo avrebbe stretti legami di interdipendenza, secondo leggi immutabili ed universali. Quella di natura è dunque un'indebita astrazione, una "idea" che sostituisce alla visione dell'ambiente per come ci è conosciuto (dunque per come esso ci appare oggi, nella nostra percezione della storia), l'immagine ideale di quello in cui si pensa abbia vissuto da sempre la nostra specie. Un mondo complesso, in cui prevale un ordine meraviglioso; che ci mostra una sua razionalità, che è per noi garante per la sua persistenza nel futuro. Questa idea della natura si ricollega inevitabilmente all'idea di un dio creatore e manutentore. Quale potesse essere l'ambiente "naturale" dell'uomo lo immaginarono probabilmente i colonizzatori del "nuovo mondo", che si trovarono di fronte ad una natura praticamente incontaminata se non per le deboli modificazioni apportate dagli indigeni. Il mondo allora conosciuto era infatti già troppo modificato dall'opera umana, né si avevano testimonianze, se non mitiche, sulle epoche più remote. L'ambiente del nuovo mondo entusiasmò i suoi esploratori, e gradualmente cancellò l'immagine tradizionale di una natura brutale, non altrettanto affascinante e poetica. I primi naturopati ignoravano però quanto fosse antica la storia dell'uomo, quanti e quali erano stati i cambiamenti sulla terra, e soprattutto il fatto che la specie umana è il risultato di una serie di innumerevoli variazioni genetiche che ne hanno ripetutamente modificato le caratteristiche. Solo l'ignoranza di questo passato poteva indurre a credere fideisticamente nella stabilità della nostra specie. L'ambiente cosiddetto naturale, in realtà, non è che il più recente fra una serie di scenari succedutisi nel corso dell'evoluzione, tutti altrettanto naturali anche se differenti, e nei quali certamente l'uomo sarebbe stato incapace di sopravvivere. Se consideriamo la terra ed i suoi abitanti un unico organismo vivente ("Gaia", secondo la definizione dello scienziato inglese James Lovelock, nei primi anni settanta), questa terra non è indubbiamente mai stata la stessa, se non per epoche storiche, sia pure molto lunghe.

In una certa visione ecologista, la natura può essere considerata come inclusiva dell'uomo, ma anche come esterna a lui "la provincia separata e selvaggia, il mondo separato dall'uomo a cui egli si è adattato, sotto le cui leggi è nato e morto".[2] Questa visione della natura concentra il suo interesse sulla percezione immediata del mondo, apprezza la bellezza di tutte quelle cose che restano sostanzialmente non modificate dall'opera dell'uomo, e rifiuta l'intrusione della spiegazione scientifica, come se essa snaturasse le cose, compromettendone la bellezza e la verginità. Proiettato il discorso nel futuro, l'idea della natura sarebbe ancora quella di un mondo che muta da sé, senza interventi umani, mentre gli interventi di altri esseri viventi vengono considerati legittimi (ad esempio, la costruzione di un termitaio o di una barriera corallina). Il mondo reale dell'uomo di oggi non sarebbe altro che un mondo "post-naturale".

Ma l'attività umana non è pure essa, quale che sia, una parte inevitabile della scena naturale? L'esistenza di una netta contrapposizione fra naturale ed artificiale è sempre più in discussione. Se il pensiero umano, che si concretizza ad esempio nei manufatti, esprime le più alte potenzialità del vivente, forse anche un robot può essere ritenuto un prodotto naturale. Ma il senso comune, che è quello su cui si basa sostanzialmente la naturopatia, fa si che sopravviva la distinzione fra mondo naturale e mondo modificato dall'uomo, che al massimo viene fatto rientrare fra il "convenzionale", seguendo l'ottica del pensiero sofistico. Va da sé che questo "convenzionale", somma di tutte le nostre strutture sociali e delle abitudini di vita, è soggetto a cambiamenti apprezzabili, anzi oggi sempre più rapidi e frequenti.

Il concetto di natura indipendente, dolce, eterna si sta rivelando in ogni caso sempre più debole e insostenibile; ed è sempre più chiaro come il presunto modello di mondo naturale (caro agli idealisti romantici) fosse già ampiamente alterato dall'azione modificatrice dell'uomo.

Il mito del naturale

Nella convinzione che la natura, per come è stata fin qui definita, abbia caratteristiche fisse e ben precisi equilibri, i termini "naturale" ed "organico" hanno finito col divenire, nell'immaginario del nostro tempo, sinonimi di "salutare" e "sicuro".

In realtà il termine "organico" indica originariamente ciò che è proprio della composizione degli organismi viventi (vegetali ed animali); in senso più tecnico, viene in genere adoperato per differenziare la biochimica, basata sui composti del carbonio, dalla chimica delle sostanze semplici (inorganiche).

Assai impropriamente, nel mondo dell'alternativo, il termine naturale ha finito invece con il comprendere praticamente solo le sostanze organiche elaborate dagli esseri viventi, mentre le stesse sostanze sono considerate non naturali se prodotte in laboratorio. Tuttavia non vi è alcuna ragione per la quale i prodotti organici naturali dovrebbero essere più sicuri di quelli sintetizzati dall'industria chimica. Il pregiudizio verso di essi non fa che riflettere quello contro i prodotti della chimica in genere.

Ma anche le sostanze naturali possono avere effetti secondari, quando possiedano proprietà terapeutiche. Gli stessi integratori alimentari non sono esenti da potenziali effetti dannosi.

Nascere e crescere sono dei processi che avvengono indipendentemente dalla nostra volontà, non altrettanto si può dire dello scegliere il cibo e del nutrirsi. Qual è allora il limite fra il procedimento naturale e l'intervento "arbitrario" dell'uomo? Se la guarigione da una malattia è un procedimento che per lo più avviene spontaneamente, l'uomo dovrebbe astenersi da qualunque intervento oppure intervenire solo fino ad un certo punto?

Nel momento in cui ci si richiama ad una idea di salute ed igiene naturali, non viene definito quale sia il contesto ecologico di questo stato naturale. Le testimonianze sul più antico passato dell'uomo parlano in favore di un ambiente ostile e di una vita breve, piena di insidie e stenti.

È mai esistito dunque uno stato  ideale di natura in cui si viveva più a lungo e più sani? Non è pensabile, e nessuno lo può dimostrare; si tratta di una illusione, coltivata in un contesto idealistico o mitico-religioso.

I naturopati, in effetti, non si rifanno a tecniche naturali, che potrebbero essere ad esempio simili a quelle che presuntivamente utilizzava l'uomo primitivo, ma ad una collezione di regole arbitrariamente definite naturali, per lo più risalenti ai primi periodi della storia conosciuta; come se in questo periodo si fosse raggiunto un ottimale equilibrio fra l'uomo e l'ambiente.

L'educazione alla salute

Secondo i naturopati, l'uomo veramente sano può esistere solo al di fuori dell'ambiente civilizzato; la maggior parte delle attività dell'uomo moderno, ed in primo luogo la sua condotta alimentare, sarebbero infatti fortemente nocive per la sua salute. La prima preoccupazione di ogni sistema sanitario dovrebbe essere quella di educare sin dalla più tenera infanzia alla salute, cioè ad usare il proprio corpo nella maniera più naturale possibile. Se così fosse, la pratica medica in senso stretto passerebbe in secondo piano, o addirittura ne verrebbe meno la necessità. La medicina naturale  sarebbe comunque la vera medicina dell'uomo, in quanto lascerebbe la natura libera di attuare il processo di guarigione, al più assecondandolo; il vero medico non potrebbe essere altri che colui che è cosciente di questa capacità curativa naturale e che cerca di aiutarla, senza interferire in modo artificioso. L'affidamento alla pretesa forza sanatrice della natura finisce tuttavia con risultare non troppo lontana dal nichilismo terapeutico, basata come è su semplici pratiche di corretta alimentazione, purificazione degli intestini e digiuno.

 

 

[1] Cfr.: http://www.unaturalmedicine.edu/index.html

[2] Mc Kibben B., 1989, p. 62.