Le affermazioni dei naturopati

I naturopati si rifanno solitamente ad alcune affermazioni, per nulla condivise dalla medicina scientifica, che cercherò di sintetizzare.

La medicina scientifica è solo una delle tante medicine a disposizione

Come ciascuno dei tanti sistemi medici, la medicina scientifica avrebbe degli specifici campi di impiego, ma non andrebbe bene per tutti i casi, presentando, assieme a indubbi vantaggi, molti limiti. Per tale motivo, secondo i medici alternativi, un sistema sanitario pubblico che intenda davvero rispondere ai problemi della collettività, dovrebbe dare spazio a tutte le possibili alternative, lasciando al paziente la libertà di decidere a cosa affidarsi. Questa affermazione lascia credere all'utente inesperto che sia comprovato il fatto che le medicine alternative abbiano anch'esse specifici campi di impiego e provata efficacia, anche maggiore di quella della medicina scientifica, in specifiche situazioni morbose; tesi in verità assai debole.

La naturopatia usa metodi naturali e sicuri

Si tratta di una affermazione piuttosto drastica, che punta diritto al sentimento delle persone. Ma quando si cerca di andare più a fondo su questo concetto, ci si scontra con non poche difficoltà. Infatti, cosa può essere definito naturale? Fino a che punto il concetto di naturale si coniuga con le aspettative e le pretese ecologiste? Dove piazzare la linea di confine fra giuste aspirazioni (in contrasto con il presunto artificialismo, ritenuto inutile e dannoso) e semplice ribellione acritica all'artificialismo (per lo più non manifesta, fra l'altro, al di fuori dell'ambito della salute)? Usare qualche rimedio naturale non significa infatti ritornare alla natura: il ritorno alla natura si avrebbe solo sostituendo tutto il sistema di vita attuale con uno più arcaico, con tutti i suoi svantaggi.

Il ritorno al naturale è inoltre una pia illusione laddove si scinda l'attività diagnostica da quella curativa vera e propria; nella diagnostica è infatti assolutamente improponibile propugnare un ritorno a tecniche primitive, perché erronee (e in ogni caso, anche eventuali tecniche diagnostiche naturali, ammesso che ne esistano di adeguate, sarebbero anch'esse artificiose).

Scegliere un'erba (contenente gli stessi principi attivi) anziché un farmaco, per curarsi, ha un senso se si pensa alla possibile efficacia, ma non ne ha se si crede che l'erba non abbia gli effetti collaterali del corrispondente prodotto di sintesi. Qualunque sostanza introdotta nell'organismo, se non produce effetti collaterali (o indesiderati o non previsti) evidentemente è per sua natura farmacologicamente inerte. Infatti non esistono aree del corpo il cui biochimismo sia del tutto peculiare rispetto agli altri organi ed apparati; gli stessi processi biochimici sono più o meno presenti in tutte le cellule viventi. Ognuno dei farmaci della farmacopea scientifica agisce proprio in quanto interferisce in molti punti con il biochimismo degli organismi viventi; la sua selettività non può mai essere assoluta, e per tale motivo induce necessariamente degli effetti non voluti o potenzialmente dannosi. In linea di massima, per essere del tutto privo di effetti collaterali indesiderati, un farmaco non dovrebbe avere alcuna effettiva azione sul vivente; ma in tal caso, l'assenza di effetti collaterali andrebbe di pari passo con la manifestazione di un diverso genere di "effetto collaterale" comune alle medicine alternative: l'abbandono del paziente al suo destino secondo la "storia naturale" della sua affezione.

Il binomio "efficacia terapeutica-assenza di effetti collaterali" viene sempre invocato dai naturopati (ed in genere dalle medicine alternative) nella descrizione (e nella celebrazione) delle loro prescrizioni terapeutiche; ma di fatto nasconde un palese inganno. In quanto all'efficacia, infatti, molti prodotti adoperati dai naturopati non hanno una reale efficacia terapeutica. È il caso delle vitamine, tipici componenti degli integratori e delle medicine naturali; è arduo sostenere che esse abbiamo (al di là di particolarissimi e poco frequenti casi) uno specifico potere curativo; né è vero che siano del tutto prive di effetti indesiderati, ad esempio in caso di sovradosaggio.

In quanto all'assenza di effetti negativi nei medicamenti realmente naturali, va ricordata la tossicità di molte erbe usate soprattutto dalla medicina tradizionale cinese ma fondamentali anche nella tradizione naturopata.

La naturopatia guarda all'individuo nel suo insieme

La medicina scientifica si è progressivamente specializzata, pur restando unitaria nel suo impianto dottrinario; così i singoli operatori sono portati a privilegiare un ristretto campo di intervento, approfondendo le proprie specifiche competenze; da qui il rischio concreto  di non essere più in grado di cogliere la effettiva genesi di molte situazioni cliniche, in quanto per lo più ci si sofferma solo sui segni e sintomi che riguardano la propria specialità, con evidenti spiacevoli riflessi sulla conseguente condotta terapeutica, per, soprattutto (a) la possibilità di errate diagnosi, ma, anche, (b) l'impatto negativo nella relazione con il paziente, che si sente spezzettato fra tanti operatori e considerato non adeguatamente. Questo indubbio limite della medicina scientifica, appare oggi difficilmente superabile, e probabilmente sarà destinato a pesare sempre di più nella pratica clinica, soprattutto perché il corpo delle conoscenze, anche in discipline sempre più limitate, tenderà inevitabilmente ad aumentare, richiedendo un crescente impegno di studio e di aggiornamento.

Ogni medico alternativo sostiene invece, in genere, di esaminare sempre il malato nel suo insieme, inclusi gli aspetti psicologici. L'affermazione appare in qualche modo verosimile, ma è tutta da dimostrare la bontà della sua applicazione pratica. In effetti, a causa della relativa povertà (e dell'arbitrarietà) delle idee di base originarie (affermazione particolarmente vera nel caso della naturopatia) le varie medicine alternative non sono in grado, nella maggioranza dei casi, di raggiungere quella finezza diagnostica che contraddistingue sempre di più la medicina scientifica, e in alternativa non hanno altro da proporre che un proprio limitato codice diagnostico, in genere poco o per nulla modificato rispetto alla sua formulazione originale, talora vecchio di secoli o addirittura di millenni. Il paziente si sente tuttavia considerato "meglio" rispetto all'abituale frettolosa visita del medico di famiglia, o peggio dello specialista, che in pochi minuti pretendono di avere inquadrato sufficientemente il problema. La visita effettuata da un medico alternativo è in genere più lunga, perché riguarda anche molti aspetti psicologici e sociali della vita del paziente; ma è certamente meno incisiva, quando non del tutto incongrua, dal punto di vista strettamente medico.

Secondo Hahnemann, il fondatore della omeopatia, la medicina allopatica è quella che semplicemente si oppone al sintomo, mentre la medicina omeopatica è quella che si avvicina al sintomo; e tutte le medicine alternative condividono questa critica. Ma al tempo di Hahnemann la medicina ufficiale non si era ancora costituita realmente come scienza, e si presentava più che altro come un'arte; parlava ancora di fluidi ed umori alla cui presunta azione venivano opposti salassi, purghe e sostanze tossiche. Questa visione denigrativa non vale più nei confronti dell'odierna medicina scientifica che costituisce (secondo il Webster's New Collegiate Dictionary) "un sistema di pratica medica che fa uso di tutte le misure di comprovato valore nel trattamento delle malattia".

Va comunque notato che, a discapito della visione cosiddetta "olistica", in effetti anche nelle terapie naturali si tende oggi sempre di più a ricorrere a terapie mirate sul sintomo, perfino guidate da algoritmi analizzati al computer.

Mentre la medicina scientifica è biomeccanica, quella naturale non trascura gli aspetti mentali e spirituali

Le medicine alternative puntano gran parte delle loro risorse sull'affermazione del valore fondamentale dell'unità mente-corpo, che ritengono in genere trascurata dalla medicina scientifica. Questa idea di un'unità anima-mente-corpo è tipica di sistemi filosofici prescientifici e come tale deve ritenersi superata, o quantomeno ne sono mutati profondamente la spiegazione ed il significato. La psichiatria, la psicosomatica ed oggi la psiconeuroimmunologia sono nate all'interno della medicina scientifica, e ne hanno accresciuto notevolmente il potere esplicativo, ben diversamente dalle medicine alternative in cui sopravvivono elementi fantastici e concezioni mitiche.

Per la medicina scientifica, materialista, lo psichismo è anch'esso fondamentalmente l'attività di un organo del quale è possibile comprendere sempre più il funzionamento, come per tutti gli altri organi ed apparati, nonostante la sua estrema complessità. Le medicine alternative, in base al proprio peccato originario di essere essenzialmente "filosofiche", hanno minore (e non maggiore, come ritengono) capacità di comprendere gli aspetti nervosi e mentali dell'essere umano. Non appare dunque giustificato affermare, ad esempio, che "per essere sicura dei suoi risultati, la medicina tradizionale è stata costretta a concentrare la propria attenzione su quello che è facile studiare".[1]

La naturopatia agisce alla radice dei problemi

Secondo i naturopati, la medicina scientifica ha sempre cercato di risolvere i problemi della salute affrontando i sintomi (che a suo dire si allevierebbero più facilmente rispetto alla malattia nel suo complesso), ma trascurando di affrontare le vere cause delle malattie, che non sarebbero però quelle individuate ("credute") dalla medicina scientifica (in particolare le infezioni da microrganismi), ma piuttosto le alterazioni dell'equilibrio naturale dell'organismo considerato in sé e nei suoi rapporti con l'ambiente esterno. Agire contro un microbo, supposta causa di una malattia infettiva, è dunque equivalente, per i naturopati, ad eliminare un aspetto incidentale della malattia e non la sua vera origine. Questo aspetto della teoria naturopatica, certamente il più screditato agli occhi del pensiero scientifico, è stato sempre in primo piano, ed ha determinato una netta chiusura verso tutte le nuove acquisizioni nel campo della eziologia e patogenesi delle malattie.

A lungo le medicine alternative praticate in occidente (in particolare la naturopatia e l'omeopatia) hanno rimproverato alla medicina scientifica di non sapere riconoscere le cause di troppe malattie, ed hanno opposto a questo presunto limite dottrinario le proprie salde convinzioni; quando poi la medicina scientifica ha cominciato a sbandierare i propri successi, prima nel campo della diagnostica e poi in quello della terapia specifica mirata, le medicine alternative non hanno fatto altro che radicalizzare le proprie interpretazioni, focalizzandosi sull'importanza del terreno individuale anziché sulle specifiche patogenesi.

Ultimamente questa opposizione sembra essersi alquanto ammorbidita, ma tale rinuncia a quanto rappresentava un vero e proprio dogma, sembra un tentativo di armistizio che eviti una resa incondizionata.

La naturopatia aiuta l'organismo a guarire da solo

Secondo i naturopati, l'organismo possiede la capacità di risolvere da sé tutti i problemi di salute; a patto ovviamente che si rispettino le sue esigenze, con una condotta di vita igienica e naturale.

Conseguente a tale affermazione, è quella, o dovrebbe essere quella, che in virtù di una condotta di vita ottimale, l'organismo non dovrebbe ammalarsi mai, la vita dovrebbe essere lunga e felice per tutti, e la morte dovrebbe giungere solo dopo l'esaurirsi per vecchiaia della "forza vitale".

Inversamente, ogni situazione di malattia sarebbe l'inequivocabile spia di una condotta di vita errata; affermazione questa fin troppo vicina a pregiudizi di tipo etico-religioso (quali quelli verso gli epilettici-indemoniati, etc…); in pratica ogni individuo sarebbe l'esclusivo amministratore del proprio corpo, per una sorta d'estensione del concetto di libero arbitrio.

L'esperienza di oltre un secolo di lotta scientifica alle malattie infettive, e più recentemente quella della lotta alle malattie genetiche, dimostrano invece incontrovertibilmente come tali affermazioni siano assolutamente prive di fondamento e riflettano una concezione puramente etico-religiosa dell'esistere.

In pratica i naturopati cercano semplicemente di rafforzare l'organismo, nella convinzione che ciò possa essere sufficiente a curare qualunque problema. Ma se l'organismo fosse realmente capace di guarirsi da solo in tutti i casi, perché non dovrebbe farlo, comunque, al di là della nostra intenzione? Di fatto è evidente che non è così; esistono situazioni in cui l'organismo non è assolutamente in grado di difendersi adeguatamente, nemmeno nelle sue migliori condizioni di forma. Per questo l'intervento dolce, in realtà, è piuttosto un intervento debole, che al massimo aiuta in patologie minori.

La naturopatia promuove il benessere globale

I naturopati sono convinti che i farmaci possano al massimo avere effetto sui sintomi, ma non sul benessere generale dell'individuo, e che invece non possano accrescere e rafforzare il suo stato di salute.

A volte, nel corso di un trattamento convenzionale, l'impressione di un mancato miglioramento dello stato di benessere generale o anche quello di un avvenuto peggioramento, derivano dal fatto che l'assunzione di farmaci comporta effetti collaterali, e talora fa sorgere addirittura problemi nuovi, fra cui le cosiddette patologie "iatrogene". Paradossalmente, anche i placebo possono provocare effetti spiacevoli.

I trattamenti alternativi, invece, in genere non provocherebbero effetti secondari, proprio in quanto molte sostanze impiegate non hanno effetti farmacologici specifici, o vengono date in dosi minime, per cui non incidono significativamente sul biochimismo; ed oltre a non provare effetti collaterali, il paziente prova spesso un miglioramento soggettivo, a volte abbastanza rapido, per lo più su base autosuggestiva. Tale apparente miglioramento è tanto più evidente quanto più è lieve la forma clinica trattata; ed occorre tornare a segnalare che per lo più i naturopati vantano i loro successi terapeutici su forme lievi di malattia, a guarigione per lo più anche spontanea, o su patologie a carattere psicosomatico, o più semplicemente si rivolgono a pazienti già in buona salute desiderosi soltanto di accentuare il benessere soggettivo. In tutte queste situazioni l'esito favorevole è abbastanza probabile, a prescindere da una specifica terapia.

La naturopatia previene le malattie prima che si manifestino

Poiché tutte le malattie sarebbero dovute ad una trasgressione alle leggi di natura ed ai principi di vita sana, i naturopati si ritengono capaci di prevenirle prima che si manifestino.

In realtà, è nozione comune che le malattie (specie quelle infettive e legate all'ambiente) si manifestano anche in soggetti in ottima condizione fisica, improvvisamente ed inaspettatamente. Le obiezioni di questo tipo vengono respinte dai naturopati con argomentazioni speciose: in fondo è sempre possibile rivendicare, come avviene nel campo della fede religiosa, la sussistenza di cause predisponenti efficienti.

La medicina scientifica non si pone l'obiettivo di migliorare a lungo termine la salute

Questa affermazione è viziata dalla definizione di salute proposta dalle medicine alternative. Sembra inoltre non tenere in alcuna considerazione l'avvenuto allungamento della vita media e l'aumentata aspettativa di vita nei paesi con più efficiente organizzazione sanitaria. Le statistiche mediche evidenziano non solo questa realtà, ma anche il fatto che sono aumentate la qualità complessiva della vita e l'aspettativa di vita esente da malattie che ne pregiudichino la qualità.

I naturopati invece sostengono che la qualità della vita nel mondo occidentale è peggiorata, soprattutto a causa del sistema medico vigente, che non curerebbe e non saprebbe curare le malattie, provocando per questo la loro cronicizzazione.

È indubbio come in una gran parte dei casi (ad esempio nelle malattie infettive acute e nelle emergenze medico-chirurgiche) la medicina scientifica sia sicuramente capace di ripristinare lo stato antecedente di salute. Diventa più insidioso discutere di questa affermazione quando si considerano certe malattie croniche. Prendiamo ad esempio le neoplasie: certamente la chemioterapia incide negativamente sullo stato di benessere dell'individuo, ma indubbiamente ne prolunga la vita. Nel caso del diabete, la terapia insulinica allunga enormemente la vita del paziente, esponendolo per questo alle complicazioni legate alla malattia primitiva; ma non è lecito attribuire queste alla terapia medica, come fanno certi naturopati.

Solo la medicina naturale riesce a individualizzare il trattamento

Dopo aver dato per scontato che non esistono malattie in astratto, ma solo alterazioni della salute caratteristiche per ogni individuo e da valutare caso per caso, la naturopatia pretende, come molte altre pratiche alternative, di potere individualizzare al massimo il trattamento, sia in base ad una anamnesi estremamente particolareggiata e comprensiva di tutti gli aspetti corporei e mentali, sia in virtù di una presunta maggiore duttilità dei rimedi utilizzati. Dal punto di vista pratico, tuttavia, in tutte le medicine naturali, la prescrizione terapeutica segue comunque schemi generali, ed anzi molte condizioni morbose abbastanza diverse vengono affrontate con strategie sovrapponibili. In pratica, mentre apparentemente l'intervento è piuttosto personalizzato, molte malattie vengono affrontate con gli identici mezzi, come se in realtà non avessero cause e manifestazioni distinte.

La medicina alternativa non richiede le enormi risorse della medicina farmacologica

Molte teorie mediche alternative, non riconoscendo che un limitato numero di quadri sindromici generici, e giocando tutte le proprie carte sulla individualizzazione del trattamento, non presuppongono diagnosi particolareggiate e dunque analisi chimico-fisiche e strumentali specifiche. Il processo diagnostico si basa per esse soprattutto su di una scarna semeiotica e sulla sintomatologia soggettiva riferita durante il colloquio terapeutico. Ciò fa si che la fase diagnostica impegni risorse assai limitate o addirittura nessuna ulteriore risorsa. Poiché si tratta di una medicina basata pressoché esclusivamente sul rapporto terapeuta-paziente, l'impegno sarebbe comunque da considerare perfino maggiore in termini di costo/orario.

La natura non sbaglia, non ha debolezze, non produce rischi

I naturopati ritengono che tutte le sostanze di origine naturale con funzione terapeutica non comportino rischi per la nostra salute; ed in pratica che ogni sostanza abbia una sua specifica azione. In realtà, invece, ogni sostanza di origine naturale, come quelle di origine sintetica, ha più di una azione sull'organismo e non tutte favorevoli.

Un classico esempio è quello dell'iperico (o Erba di San Giovanni), blando antidepressivo, una delle sostanza più note della farmacopea fitoterapica. Come accade con la maggiore parte dei farmaci (e nel caso specifico con quelli psicoattivi) agli effetti sull'umore si accompagnano importanti interazioni farmacologiche: con gli IMAO (inibitori della monoaminossidasi; potenzialmente fatali), con gli inibitori delle proteasi, le ciclosporine, la cumadina, la teofillina, la digossina, gli anticoncezionali e perfino il rischio di cataratta. A tutto ciò va aggiunto che questa sostanza è terapeuticamente di gran lunga meno efficace di molti farmaci di sintesi, utilizzabili con sufficiente sicurezza.

Il fatto stesso che le sostanze naturali abbiano azione terapeutica contraddice in ogni caso alla radice l'atteggiamento di rifiuto dei farmaci. Non si capisce infatti come potrebbe agire una sostanza naturale sull'organismo, se non esercitando un'azione a livello biochimico.

Le erbe hanno una naturale funzione guaritrice

Nella seconda metà del novecento si è dimostrato che i principi attivi delle piante agiscono sugli organismi animali in quanto "mimano" messaggi propri dell'organismo. Le cellule umane e in genere le cellule animali riconoscerebbero i messaggi chimici provenienti dal mondo vegetale in quanto tutti gli organismi hanno in comune fra di loro alcune sostanze ad azione biologica, perché derivanti da un comune processo evolutivo. La maggior parte delle strutture e dei processi biologici degli organismi più semplici e primitivi si ripetono in quelli più evoluti. E dunque c'è da aspettarsi che il numero di sostanze di derivazione vegetale ed animale riconosciute come in grado di avere attività curativa sia destinato a moltiplicarsi.

Nel campo della naturopatia, si è però convinti di qualcos'altro, vale a dire che queste sostanze di origine vegetale abbiano in certo qual modo un finalismo terapeutico per gli animali  e per l'uomo. Questa visione antropocentrica della natura è tipica del pensiero religioso; non è possibile infatti dimostrare che le erbe abbiano "volutamente" una funzione guaritrice, giacché la natura, per come la concepiamo oggi, non esiste in funzione dell'uomo.

Affidarsi solo ai metodi verificati scientificamente limita le capacità operative dei medici

I medici alternativi ritengono di potersi e sapersi esprimere con maggiore libertà ed eclettismo, rispetto alle procedure standard ed alle linee guida della medicina ufficiale; e ritengono tale comportamento del tutto legittimo in relazione alla caratterizzazione estremamente individuale degli stati di malattia. Oltre a ciò, ritengono legittimo il ricorso a procedure e a trattamenti non specificamente convalidati e codificati. Ciò è possibile perché è la loro stessa definizione di malattia e di stato di salute che rende vaga la verifica clinica dell'efficacia terapeutica delle proprie prescrizioni.

La medicina alternativa ritiene di avere acquisito, in certi casi, buone capacità operative ricorrendo ad un attento pragmatismo laddove era impossibile giungere ad una verifica scientifica (ad esempio, la ricerca dei punti efficaci dell'agopuntura); ed in effetti anche molte terapie mediche vengono usate (e soprattutto sono state usate a lungo) allo stesso modo. Ciò può farci capire come nella pratica medica, e nella scienza in genere, occorra non trascurare aprioristicamente ciò che non sembra misurabile, e come una buona dose di fantasia spesso aiuti il progresso scientifico, aprendo nuovi orizzonti esplorativi. Ma non dobbiamo estendere troppo il concetto. La scienza medica del nostro tempo è affidabile ed ha successo proprio in quanto è possibile ricondurre i processi diagnostici e le procedure terapeutiche a dei modelli di riferimento generale.

La medicina richiede anche fantasia e capacità di andare oltre il consolidato

Si afferma spesso che i medici alternativi affrontano i pazienti e le malattie con lo stesso spirito, ad esempio, dei pionieri che credevano nelle possibilità del volo contro il parere degli esperti e a dispetto delle teorie e credenze scientifiche del loro tempo. L'esempio può essere suggestivo e perfino convincente per alcuni; ma non ha alcun valore. Nella maggior parte delle pseudoscienze si confonde sistematicamente l'immaginazione con l'irrazionalità. La maggior parte delle invenzioni e delle scoperte scientifiche non si potrebbe spiegare se non con la curiosità e lo spirito di immaginazione di milioni di uomini, ognuno dei quali ha fornito il suo contributo; ma la scienza non procede a ruota libera, cavalcando su itinerari fantastici.

Le più importanti idee sono sempre state osteggiate dalla scienza ufficiale

Si rimprovera alla scienza di essere intollerante; ma la scienza risponde che è intollerante solo con l'errore. In realtà la medicina scientifica non ha nulla di contrario, in linea di principio, all'uso di rimedi naturali. Semplicemente pretende che la loro efficacia sia testata e che sia verificata la asserita assenza di effetti collaterali.
La scienza è un processo continuo di accumulo di conoscenze e di ripensamenti; ma gli alternativi ne mettono in risalto i conflitti ideologici, citandoli come prova dell'intolleranza del sistema. Così si sente sempre riproporre, monotonamente, il caso di Albert Einstein, osteggiato a lungo ma poi riconosciuto universalmente come un genio innovatore. Ma questa citazione non ha senso nel caso della naturopatia. Evidentemente, tutto ciò che va contro le idee consolidate provoca una forte reazione, diffidenza e spesso ostilità, ma ciò non può essere usato per dimostrare la validità di ogni eresia. Solo le idee che hanno un reale fondamento finiscono con l'imporsi, rimettendo in discussione teorie generali ritenute inattaccabili. La naturopatia invece, ad esempio, in quasi due secoli, non ha mai inciso sulla medicina pratica; l'ha contestata vivacemente, ma senza portare alcuna evidenza a proprio favore; e non ha compiuto alcun evidente progresso, tanto è vero che molti testi pubblicati oggi sono assai simili a quelli di venti o cinquanta anni fa, e le uniche innovazioni sono semmai quelle rese necessarie dall'adeguarsi alle novità o alle terminologie della medicina ufficiale (vedi il caso della psiconeuroendocrinologia e dell'immunologia).

Inoltre, v'è da dire che, se è vero che nella scienza spesso alcune idee sono rimpiazzate da altre diverse, più frequentemente spiegazioni imperfette sono rimpiazzate da spiegazioni migliori, che estendono e completano quelle preesistenti, piuttosto che sovvertirle. Ciò non può essere considerato un fatto negativo; e dimostra anche l'apertura del sistema.

La medicina scientifica non raggiunge il suo scopo

Un elemento importante, che porta acqua alle medicine alternative, è che spesso, fra i non addetti ai lavori, si fa confusione fra scienza (medicina scientifica) e ordinaria pratica medica, che non sono necessariamente allineate. Molti comportamenti degli operatori della salute non hanno infatti l'avallo dell'evidenza scientifica; ma di questo sono responsabili i singoli operatori e non la scienza in sé.

Il progressivo aumento delle malattie croniche (quali quelle cardiache, cerebrali, artroreumatiche, il cancro e così via) dimostrerebbe, secondo gli alternativi, il fallimento della medicina scientifica, che non sarebbe capace di risolvere i problemi ma semplicemente allevierebbe i sintomi, illudendo i pazienti e portando alla cronicizzazione ed all'aggravamento dei loro malanni.

Il fatto che nella nostra epoca la maggior parte delle persone muoia per neoplasie o per malattie cardiache o degenerative in genere, è invece proprio la riprova che si vive meglio, che la maggior parte degli abitanti dei paesi più progrediti sono stati messi in condizione, dalla medicina scientifica, di superare le fasi critiche dell'esistenza: l'età neonatale ed infantile e le malattie infettive in primo luogo. L'età media di sopravvivenza non era infatti sostanzialmente mutata dall'epoca delle civiltà greca e romana fino al diciannovesimo secolo, ma si è rapidamente e progressivamente accresciuta dacché sono disponibili la chirurgia con anestesia ed in asepsi, i vaccini, gli antibiotici e le migliaia di farmaci di sintesi. Oggi, nei paesi occidentali, l'aspettativa di vita è intorno agli ottant'anni, laddove fino ad un paio di secoli orsono era poco più della metà. Se nei prossimi decenni crescerà l'incidenza di malattie dell'età più avanzata, come il morbo di Alzheimer, ciò dipenderà inevitabilmente dall'aumento della durata media della vita

Secondo i sostenitori delle medicine alternative, il fatto che si stia registrando un netto incremento nel ricorso al naturale (alimenti ed erbe) sarebbe la riprova che la medicina scientifica ha fallito la sua missione di venire incontro alle esigente delle persone. In questo atteggiamento possiamo invece cogliere un cinico ed immotivato rifiuto della scienza, una rivolta contro le istituzioni; ed è doveroso sottolineare anche il declino di una corretta educazione sanitaria, sostituita da un incontrollato flusso di informazione artatamente distorta.

 

[1] Bratman S., 1999, p. 85.