I conflitti.

Quanti credono nell'efficacia delle terapie alternative manifestano spesso, nello stesso tempo, un certo disprezzo verso la medicina scientifica o alcuni suoi aspetti. Le affermazioni più decise contro la medicina scientifica per lo più provengono da coloro che sono più esposti agli interventi dei  "quackbusters" ("acchiappafrode"), gli indagatori scettici e razionalisti che monitorano criticamente il vasto mondo delle frodi sanitarie.

La medicina convenzionale non risolve i problemi?

Agli occhi dei naturopati, la medicina scientifica non solo non guarisce o guarisce male, ma  causa anche, in un'alta percentuale di casi, nuovi problemi. Ma è facile fare queste obiezioni, se si sorvola sul rapporto fra successi ed inconvenienti della pratica medica corrente. Cosa succederebbe, infatti, se improvvisamente la medicina scientifica lasciasse il campo libero, in esclusiva, a tutte le altre forme di intervento alternativo? quanti pazienti si salverebbero, per non essere stati uccisi dai medici e quanti pazienti invece morirebbero per non essere stati salvati dai medici? Ovviamente, non è possibile proporre un esperimento come questo (cui sicuramente non si offrirebbero neanche i medici alternativi); ma i suoi risultati possono essere inferiti da due situazioni bene analizzabili: (a) il grado di salute e le statistiche sulla sopravvivenza in paesi del mondo attuale in cui la medicina scientifica è carente, e (b) il grado di salute e le statistiche sulla sopravvivenza nel nostro passato, quando la medicina non aveva raggiunto i livelli di oggi ed invece le medicine naturali erano in gran parte allo stesso livello di oggi (a parte le contaminazioni da parte della medicina scientifica). Le statistiche sulla mortalità sono quanto mai chiare.

E' un dato di fatto che nei paesi del terzo mondo vi è una pressante richiesta di assistenza medica prestata secondo criteri scientifici e non verso il mondo dell'alternativo. Quando infatti un medico alternativo si trova di fronte a problemi come un attacco di appendicite, una meningite o un infarto del miocardio, cosa può fare di meglio se non inviare il suo paziente ad un operatore "convenzionale"?

A differenza della medicina "allopatica", la medicina naturale non determinerebbe l'insorgere di nuove patologie, né effetti tossici

L'affermazione che un certo intervento è privo al 100% di effetti collaterali (vedi il caso dell'omeopatia) è in effetti la più chiara indicazione di come esso risulterebbe probabilmente inefficace laddove vi sia una situazione clinica importante; che il suo effetto è solo placebo (in realtà vi è un importante effetto collaterale: la mancata adozione o l'abbandono di una terapia realmente efficace).

Affermare che una medicina è innanzitutto sicura non significa che essa sia anche efficace. Da una terapia ci si aspetta allo stesso tempo che sia efficace e il più possibile sicura. Un esempio chiaro di questo equivoco di fondo è l'atteggiamento di fronte alle vaccinazioni obbligatorie. I naturopati pubblicizzano, con grande clamore, i presunti danni da vaccinazione, e ritengono che il numero di persone che li subiscono sia elevato. Ma per una analisi corretta occorre ovviamente (oltre a verificare se effettivamente si siano verificati questi danni) confrontare questi numeri con il totale delle persone che in alternativa sarebbero state colpite dalle malattie contro le quali si vaccina. Le prove sull'efficacia dei vaccini sono inconfutabili, anche se purtroppo sui grandi numeri l'intervento non può essere assolutamente privo di rischi.

Molte nostre attività abituali comportano evidentemente un certo numero di rischi: non solo attraversare la strada o guidare un veicolo, ma perfino mangiare e bere (per le possibili infezioni alimentari). Pretendere dunque di limitare il proprio raggio di azione a ciò che è assolutamente sicuro significherebbe rinunciare alla maggior parte delle nostre attività quotidiane.

In ogni caso, nella medicina scientifica ci si interroga sistematicamente sui rischi delle procedure e delle terapie, sugli errori diagnostici e sui danni derivati, cosa che non sembra avvenire nel campo dell'alternativo, arroccato nella dogmatica presunzione del "rischio zero".

La medicina ufficiale denigra la medicina naturale perché vuole difendere il suo potere culturale?

In mancanza di argomenti migliori, la conflittualità di certa medicina alternativa abbandona facilmente la strada della "filosofia" per servirsi di argomentazioni politiche. In questa prospettiva, la medicina scientifica e la scienza in genere vengono demonizzate, rappresentate come espressione di un potere ideologico oltre che economico, che cerca soprattutto di difendersi da qualunque minaccia, ingannando la gente. In questa ottica, le obiezioni ed il debunking delle affermazioni degli alternativi non vengono contestati con argomentazioni scientifiche, ma rigettati con censure ideologiche ed atteggiamenti emotivi.

La medicina ufficiale causa o favorisce l'emergere di nuove malattie?

Spesso si sente affermare che la pratica medica avrebbe determinato l'insorgere di nuove malattie, il cronicizzarsi di quelle già presenti, ed il trasformarsi di malattie lievi in altre più gravi.

A riprova di questa convinzione si citano perfino le statistiche di mortalità. Secondo esse, si sostiene, una volta gli adulti morivano in gran parte "naturalmente" per vecchiaia, mentre ora con sempre maggiore frequenza si muore per tumori o per le conseguenze di gravi patologie degenerative  (come l'arteriosclerosi). Ma è davvero così?

Nei paesi industrializzati, attualmente, circa la metà dei decessi avviene per tumori e malattie cardiovascolari, tipiche dell'età più avanzata (anzi in un certo senso quasi "naturali" ad una certa età). Questa percentuale è certamente cresciuta considerevolmente rispetto a uno-due secoli fa, ma solo proprio perché ora la gente ha la possibilità di invecchiare, essendo state eliminate o ridotte al minimo (grazie a vaccinazioni, antibiotici, purificazione delle acque, igiene degli alimenti) molte altre cause di mortalità tipiche delle fasce di età antecedenti quelle in cui si manifestano tumori e cardiovasculopatie.

La medicina scientifica tende a ritenere che il prolungamento della vita media abbia determinato l'emergere di malattie (in parte favorite da una certa predisposizione genetica), quasi inevitabili con l'allungarsi della vita, e dunque in un certo senso esse stesse "naturali". Secondo gli alternativi, invece, questa analisi non è corretta, giacché stile di vita, regime alimentare e fattori ambientali sarebbero decisamente più importanti

La medicina naturale va al cuore del problema mentre quella convenzionale "medicalizza" il paziente?

È prassi consolidata, soprattutto superata una certa età, fare  eseguire lunghe serie di accertamenti, laboratoristici e strumentali, alla ricerca (generalmente senza esiti) di segni di malattia; essi non aiutano direttamente la condotta medica, ma la supportano di essenziali elementi indicatori e rivelatori. Gli scrupoli di questa diagnostica differenziale sono tipici della medicina scientifica, spesso ingiustificati, ma nel contempo riflettono un approccio assai più esaustivo ai problemi. Molto spesso, così facendo, si riesce a definire correttamente le situazioni cliniche o a rivelarne di inattese. L'atteggiamento del medico alternativo è invece in genere (almeno in teoria) di snobismo se non di avversione verso tutto ciò; ma proprio per questo egli diviene incapace di svelare problemi diversi da quelli che si era posto e non può escludere altre possibili cause per i problemi già individuati.

La medicina ufficiale ha ampi interessi e connivenze con il potere delle lobby farmaceutiche?

La medicina convenzionale viene sempre additata come partecipe di una più ampia cospirazione sulle spalle e sulla pelle dell'inerme cittadino, tesa al suo asservimento culturale ed al proprio profitto. Proprio per questo motivo essa sarebbe così ostile a tutte le pratiche alternative. La medicina scientifica, fra l'altro, non potrebbe accettare rimedi naturali o rimedi a basso prezzo. L'aumento cospicuo del fatturato delle aziende produttrici di prodotti omeopatici e la diffusione incontrollata degli integratori alimentari e delle vendite on-line di prodotti di non provata efficacia dimostra invece, quanto meno, che la logica del profitto investe pienamente anche il campo dell'alternativo.

Le lobby della medicina scientifica cospirano contro i cultori di quelle alternative per screditarli?

L'idea paranoica di essere vittima di una cospirazione affascina molti, e viene adoperata frequentemente per dare un senso di identità ad un gruppo. I medici impegnati nella lotta contro la ciarlataneria farebbero dunque parte di un sistema più ampio cui parteciperebbero la FDA e le altre organizzazioni similari, che non solo vorrebbero distruggere l'industria degli integratori alimentari, ma intenderebbero controllare tutta la nostra vita fino a giungere ad un unico governo mondiale, in nome dell'ONU o del demonio stesso.

Secondo Carl Sagan il percorso della ricerca scientifica è sempre in equilibrio fra un'esigenza di aprirsi a nuove idee, anche bizzarre, e quella di esaminarle scetticamente, e questa attitudine scettica è l'unica a doverci guidare, perché la maggioranza delle nostre ipotesi alla fine si dimostrano sbagliate. Fra le pseudoscienze e gli errori della scienza c'è una differenza fondamentale: la scienza cerca di correggere gli errori uno per uno, con un processo di analisi critica. Nelle pseudoscienze, invece, viene edificato un castello così bene costruito da divenire inattaccabile; e quando ciò viene tentato, si grida subito alla cospirazione.

Molti trattamenti alternativi funzionano meglio di quelli convenzionali?

Secondo la filosofia di fondo delle medicine alternative, fare stare bene le persone è cosa diversa dal comprendere il funzionamento del corpo umano. In effetti le medicine alternative si sono storicamente interessate soprattutto o essenzialmente dell'aspetto curativo, e ciò viene puntualmente segnalato dalla medicina scientifica come un loro evidente limite.

Un approccio basato sulla cura dello "stato di malessere", prescindendo dalla comprensione dei meccanismi fisiopatologici, qualche volta può essere in effetti efficace, ma è improponibile nella maggior parte delle situazioni morbose, soprattutto le più gravi e complesse.

La tradizione aneddotica sull'efficacia di certe pratiche alternative è vasta; si legge sempre, ad esempio, che nell'ottocento la medicina omeopatica avrebbe ottenuto in Inghilterra maggiori successi nella terapia del colera rispetto alla medicina ufficiale. Ma questa asserzione non appare confermata ad un riesame critico della vicenda, né è accertato che la omeopatia abbia realmente causato una guarigione dei pazienti; inoltre nessun medico omeopatico sarebbe in grado oggi di ripetere (o proverebbe a ripetere) quell'intervento, convalidando sul campo la sua efficacia, nonostante nei paesi sottosviluppati il colera sia ancora endemico e un tale economico approccio risulterebbe quanto mai prezioso.

Molti medicamenti naturali avrebbero un'efficacia pari a quelli della medicina convenzionale, o comunque, anche se meno efficaci, non ne avrebbero gli effetti tossici, in quanto nel fitocomplesso sono presenti sostanze inerti e sostanze che regolano l'azione farmacologica. Quale esempio classico viene riportato quello del rabarbaro, nel cui fitocomplesso sono presenti, oltre ai sennosidi ad azione lassativa, dei tannini che ne rendono l'azione meno aggressiva, perché ad effetto astringente.

Occorre tuttavia sottolineare come la fitoterapia, per quanto in una certa misura utilizzata dai naturopati, sia piuttosto una disciplina a sé, con solide basi dottrinali, e a tutti gli effetti costituisca una branca della medicina scientifica.

La medicina naturale, pur non essendosi ufficializzata, è praticata da millenni

La medicina scientifica è una medicina che guarda al futuro e che spera, grazie all'avanzamento delle ricerche, di potere un giorno arrivare a guarire sempre più e sempre meglio malattie attualmente a forte impatto sociale come i tumori, la sclerosi multipla, o le demenze, replicando i successi degli ultimi decenni contro malattie un tempo piaghe ricorrenti nella storia umana.

Di fronte a questo indiscutibile progresso, quello complessivo delle medicine complementari ed alternative resta invece un movimento che guarda all'indietro, anche di centinaia di anni.

Spesso si pensa che l'antica origine e l'ampia diffusione attuale (peraltro soprattutto in paesi con sistema sanitario molto meno evoluto ed efficiente di quello attualmente diffuso nel mondo occidentale) costituiscano di per sé una garanzia di efficacia di queste pratiche, e, possibilmente, che in tempi antichi qualcuno avesse maggiori conoscenze di quelle nostre attuali. Ma si tratta chiaramente di un'illusione. Come quella che chi pratichi le medicine naturali sia guidato da una maggiore onestà intellettuale e da una più profonda umanità.

C'è anche chi pensa che le pratiche curative naturali siano state soppiantate da quelle della medicina convenzionale solo al fine di  alimentare il business della medicalizzazione della salute. La medicina "naturale", a differenza della cosiddetta "allopatica", non si sarebbe autoufficializzata, e ciò testimonierebbe in favore del suo interesse prioritario verso l'uomo e la "verità", anziché verso il potere ed il guadagno: "per certi versi la medicina ufficiale è diventata tale solo perché si è ufficializzata da sola. Come accade spesso nell'ambito di alcune professioni, un sottogruppo comincia a organizzarsi burocraticamente e politicamente; ma la forza organizzativa e politica, e magari i riconoscimenti e la diffusione di massa, non significano necessariamente il possesso della verità".[1]

Come comportarsi con il paziente che chiede una terapia naturale?

Di fronte alla possibilità dell'impiego di un farmaco o di un trattamento di comprovata efficacia verso una precisa malattia, è possibile adottare un atteggiamento di "attesa" ed affidarsi alle sole "risorse" delle pratiche naturopatiche? Le prescrizioni che di fatto confidano pressoché totalmente nella "vis sanitatrix naturae", non sembrano arrecare particolari danni nel caso di malanni che evolvono spontaneamente verso la guarigione; ma come affidarsi "irrazionalmente" a questa speranza, rinunciando fra l'altro a tutto l'iter diagnostico strumentale e laboratoristico?

Molti operatori dell'alternativo aggirano l'ostacolo proponendosi come "non medici", quindi svincolandosi da responsabilità legali e deontologiche; ma se il naturopata è anche un medico, come fare convivere le due cose?

Essendo notevolmente aumentato il numero dei pazienti attratti dalle medicine alternative, tutti i medici vengono oggi interrogati dai loro pazienti sulla validità di queste terapie e sulla possibilità di usarle in certi momenti. Quale può e deve essere la risposta del medico? Invogliare il paziente a fare una propria scelta? Studiare queste pratiche alternative per farsene una propria idea (ma perdendo molto tempo altrimenti riservato al suo aggiornamento)?

L'unica soluzione plausibile può essere quella di fornire al medico un'esatta informazione non sui principi generali delle terapie alternative, ma direttamente su quei rimedi o quelle pratiche che in casi specifici hanno dimostrato di essere in qualche modo utili, abbinandoli eventualmente ai trattamenti convenzionali. L'uso eventuale di pratiche non convenzionali, in pratica, non deve prescindere dal costante obbligatorio riferimento all'impianto scientifico della medicina.

Il medico, in virtù del suo curriculum formativo e della sua esperienza è in grado di dare al proprio cliente il migliore supporto in merito alla comprensione del proprio stato morboso e del modo più utile di affrontarlo; egli ha una appropriata conoscenza delle procedure di controllo cui sono stati sottoposti i farmaci, dei trials clinici svolti e dell'evoluzione del quadro morboso secondo la sua storia naturale e in risposta alle terapie convalidate. In contrapposizione a ciò, il paziente che sceglie di affidarsi alle terapie naturali, a volte anche con autoprescrizione, non ha alcuna capacità di scegliere consapevolmente e responsabilmente a cosa affidarsi. L'effetto placebo, inoltre, complica non poco le cose, in quanto in condizioni cliniche lievi può illudere su di una maggiore efficacia di una terapia senza effetti collaterali (quale in genere quella naturale) rispetto ad una più incisiva sulla malattia ma non immune da fastidiosi effetti collaterali. Molti praticanti della medicina alternativa di fatto sfruttano questa situazione per confondere il paziente e convincerlo della bontà delle proprie prescrizioni.

 

[1] Bratman S., 1999, pp. 14-15.