Francesco   D'Alpa
Fatima critica
Contesti  Apologia  Veggenti

Laiko.it, Catania, 2007
ISBN 978-88-95357-01-0

pag. 380   -   Euro 18.00

 

 

L'analisi dei testi apologetici sulle apparizioni mariane di Fatima dimostra inequivocabilmente come l'abituale narrazione sia un miscuglio di eventi locali, racconti, dichiarazioni, interpretazioni, della più diversa origine e che originano solo in parte dai veggenti e da Lucia in particolare.
Una delle più diffuse opinioni, fra gli oppositori non credenti di Fatima e che tutta la sua storia sia il frutto di una impostura deliberatamente architettata, di cui Lucia sarebbe stata, per gran parte del suo percorso, una collaboratrice compiacente. Ma le prime apparizioni furono architettate da qualcuno?
Le ragioni dello sviluppo storico di Fatima e del suo straordinario successo vanno ricercate piuttosto in dinamiche più complesse, in più articolati rapporti fra autentiche suggestioni, defaillances critiche, utilizzi interessati, vera e propria impostura.
Lucia Dos Santos, unica vera veggente, è comunque il personaggio centrale intorno cui ruota tutta la vicenda, e una analisi della sua psicologia appare fondamentale per comprendere tutta la vicenda.
Francesco D'Alpa (1952) ha già pubblicato sullo stesso soggetto "Fatima senza segreti" (Avverbi, Roma, 2003) di cui questo volume rappresenta un approfondimento tematico.

Nella prima parte (capitoli 1-8), senza ripetere la storia dell'appparizione (già esposta in "Fatima senza segreti" ), vengono analizzati in dettaglio alcuni elementi di sfondo alla vicenda: contesto storico-politico; clima religioso;  sociologia del culto mariano; pronunciamenti papali; lotta al comunismo.
La seconda parte (capitoli 9-13) analizza l'invenzione apologetica di Fatima e ricostruisce con rigore esegetico tutti gli interventi operati nel tempo (dalla veggente sopravvivente, dalla curia, dagli storici di parte), per ottenere una conveniente riscrittura politico-religiosa delle apparizioni. Vengono esaminati in dettaglio i più importanti testi italiani e stranieri su Fatima, alla scoperta delle innumerevoli tracce di una vera e propria impostura storiografica.
La terza parte (capitoli 14-20) propone una analisi psicologica dei veggenti, alla luce delle scienze (psicologia in particolare). Viene ripercorsa la biografia di Lucia; viene analizzata criticamente la sua produzione letteraria, e viene proposta una convincente ipotesi sulle sue fonti e sui suoi plagi.
La parte finale (capitoli 21-22) offre una interpretazione complessiva storico-critica di Fatima, per come inserita nel percorso della religiosità del ventesimo secolo.
Il volume si caratterizza per il taglio scientifico e la completezza documentaristica (oltre 600 note al testo; circa 200 voci bibliografiche; molte opere commentate singolarmente; indice dei nomi; indice dei documenti papali; cronologia).

Indice
Introduzione
1- I contesti
1.1 La grande storia ed il clima politico
1.2 Il clima sociale
1.3 Il clima religioso
2- La Chiesa contro la modernità
2.1 Contro l'Illuminismo ed il razionalismo
2.2 Contro il progresso ed il libero pensiero
2.3 Contro il materialismo ed il naturalismo
2.4 I mali del mondo e la predicazione missionaria
2.5 Contro l'irreligiosità, l'indifferentismo e l'ateismo
2.6 Contro la libera massoneria
2.7 Contro il socialismo ed il comunismo
2.8 In Portogallo
2.9 Contro il modernismo teologico
2.10 La scuola dell'antimodernismo
3. La predicazione
3.1 L'elogio della semplicità
3.2 Il modello teologico dell'inferno
3.3 La visione dell'inferno
3.4 La predicazione popolare
3.5 L'altra Chiesa
4- Dopo le apparizioni
4.1 L'ostilità governativa e massonica
4.2 L'approvazione canonica
4.3 La metamorfosi anticomunista
4.4 Il Portogallo di Salazar
4.5 Salazar e la Chiesa
4.6 La crociata cattolica in Spagna
4.7 I silenzi di Fatima
4.8 La commercializzazione dell'apparizione
5- Culto mariano e apparizioni
5.1 La Vergine Maria come antidoto a tutti i mali
5.2 I contrassegni mariani
5.3 I tempi cattivi ed i rimedi del cielo
5.4 La devozione al Cuore Immacolato di Maria.
5.5 Cultura penitenziale e sacrificale
5.6 Devozione e consacrazione personale a Maria
5.7 L'intervento di Maria ed il modello di La salette
6- I papi e Fatima
6.1 Pio X
6.2 Benedetto XV
6.3 Pio XI
6.4 Pio XII
6.5 Giovanni XXIII
6.6 Paolo VI
6.7 Giovanni Paolo I
6.8 Giovanni Paolo II
7- Fatima e la storia
7.1 Dio solo guida la storia
7.2 Il male
7.3 Il mondo che va male
7.4 Il senso di Fatima
7.5 Apparizioni e crisi dell'occidente
7.6 La cultura penitenziale e sacrificale
7.7 La natura dei sacrifici
7.8 La mariologia in un mondo che cambia
7.9 La responsabilità umana
7.10 La pubblicistica
8- Fatima e il comunismo
8.1 L'anticomunisno di Pio XII
8.2 La crociata anticomunista
8.3 Il movimento 'controrivoluzionario'
8.4 In controtendenza: l'apertura evangelica alla Russia
8.5 La peregrinatio anticomunista
8.6 La consacrazione della Russia
8.7 Le consacrazioni del dopoguerra
8.8 Che effetti produce la Consacrazione?
9- La costruzione apologetica
9.1 Luigi Gonzaga da Fonseca
9.2 La prima apparizione
9.3 La seconda apparizione
9.4 La terza apparizione
9.5 La seconda parte del segreto di luglio
9.6 La quarta apparizione
9.7 La quinta apparizione
9.8 L'interrogatorio di Lucia del 27 settembre 1917
9.9 Gli interrogatori dell'11 ottobre 1917
9.10 La sesta apparizione
9.11 Gli interrogatori del 13 e 19 ottobre 1917
10- L'apologetica storica
10.1 Manuel Nunes Formigâo
10.2 Casimir Barthas
10.3 Giovanni De Marchi
10.4 Josè Galamba de Oliveira
10.5 Wiliam Thomas Walsh
11- Altra apologetica
11.1 Luigi Moresco
11.2 Paolo Liggeri
11.3 Icilio Felici
11.4 L'apologetica devozionale
11.5 Apologetica politica
11.6 Fra agiografia e pubblicistica
11.7 Le raccolte antologiche
11.8 Prima delle Memorie
11.9 Dopo le Memorie. La crociata anticomunista
11.10 Luigi Bianchi
11.11 Dall'anticomunismo all'antislamismo
11.12 Fra apologia e sincretismo
11.13 Testi di devozione popolare
11.14 Magistero e pubblicistica
12- Dal modello apparizionario a Fatima 2
12.1 Il teatro dell'apparizione
12.2 Descrizione e rielaborazione dell'apparizione
12.3 Le prime incerte visioni e l'apparizione dell'Angelo
12.4 Miracoli per credere o miracoli per chi crede?
12.5 L'esaltazione del sacrificio
13- Contraddizioni, menzogne, controversie
13.1 La 'triste passione' di Antonio Dos Santos
13.2 La casetta di pietre e la basilica
13.3 Francesco dovrà dire molti rosari
13.4 "Voglio che impariate a leggere"
13.5 Il 'piccolo' segreto di giugno
13.6 Un segreto anche a maggio
13.7 I segreti di Luglio
13.8 "La guerra finisce oggi"
13.9 "Non offendano più nostro signore"
13.10 Gli interrogatori del 19 ottobre 1917
13.11 La settima apparizione
13.12 La sorgente miracolosa
14- Religiosità infantile, visionarietà, vita religiosa
14.1 Società rurale e religiosità infantile
14.2 I diversi aspetti della religiosità infantile
14.3 La religiosità matura
14.4 I comportamenti magici
14.5 Visioni e teologia
14.6 La mistica e le visioni
14.7 La psicologia e le visioni
14.8 Visioni, psicologia, psicopatologia
14.9 Autoinganno e autocoscienza nella vita religiosa
14.10 Bovarismo
15- La veggente di Fatima
15.1 Carattere di Lucia
15.2 Le prime visioni
15.3 Lucia suora
15.4 La religiosità di Lucia
15.5 Lucia biografa
15.6 Lucia non è una mistica
15.7 Estasi?
15.8 Fuori dal mondo: silenzi e segreti
15.9 Il terzo segreto
15.10 "Insieme a tutti i vescovi"
15.11 Lucia all'esame della Chiesa
15.12 Obbedienza e direzione spirituale
16- L'ultima Lucia
17- La morte di Lucia
17.1 L'annuncio
17.2 L'apoteosi
17.3 Accuratezza dell'informazione sui media
17.4 Le voci sul Web
18- I beati Francesco e Giacinta
18.1 Caratteristiche comuni
18.2 Francesco
18.3 La malattia di Francesco
18.4 Gli atti di beatificazione
18.5 Chi e cosa è stato beatificato?
19- La profezia e la storia
19.1 La guerra come profezia
19.2 La consacrazione della Russia
19.3 L'avverarsi delle profezie
20- Fatima, la Chiesa, la fede
20.1 Una rivelazione dal cielo?
20.2 Da Fatima 1 Fatima 2
20.3 Il ruolo del Sant'Uffizio
20.4 Il papa di Fatima
20.5 Una profezia di speranza?
21- Per un racconto realistico di Fatima
21.1 Da pastorella a veggente
21.2 Dopo le apparizioni
21.3 Fatima 2
21.4 Il dopoguerra
21.5 Una incredibile perseveranza
22- Presente e futuro di Fatima
22.1 Una regia di Fatima?
22.2 Una rivelazione privata?
22.3 Il senso di Fatima
22.4 Lontano dal Vangelo
Postfazione 1
Postfazione 2
Cronologia
Indice dei nomi
Indice dei documenti
Bibliografia

Introduzione
Milioni di fedeli raggiungono ogni anno la località portoghese di Fatima. Milioni di cattolici credono che la Madre di Gesù Cristo, la donna descritta nei Vangeli, che è stata dichiarata 'Assunta' in cielo in anima e corpo, sia scesa in quel luogo nelle vesti di una bellissima giovinetta, ed abbia parlato con tre fanciulli per affidare loro un messaggio importantissimo per l'umanità e per la salvezza delle anime dei peccatori.
Di Fatima si scrive e si parla molto. E quasi tutto ciò che è in commercio ne esalta il messaggio.
Poche opere, per lo più con taglio polemico, sono decisamente 'contro'. Manca un lavoro 'esegetico' sulla costruzione del mito.
La vulgata conosciuta e celebrata non riflette infatti quanto raccontato durante e subito dopo le apparizioni. Ai credenti si propone una elaborazione romanzata, ipertrofizzata, aggiustata storicamente e teologicamente, soprattutto nei testi di taglio più leggero, a carattere devozionale o propagandistico.
In questo saggio (che non ripete il racconto dettagliato della vicenda nel suo complesso) affronto criticamente specifici temi di Fatima, confrontando le testimonianze e valutando la fedeltà dei diversi racconti e la loro coerenza nel tempo. Mi occupo peraltro quasi esclusivamente di opere antecedenti alla recente pubblicazione dei primi volumi della 'Documentazione critica', essendo mio intento solo quello di capire come e perché è nata e si è così abnormemente sviluppata la leggenda di Fatima, le cui vistose contraddizioni depongono palesemente sia contro la sua genuinità che contro la semplicistica ipotesi di un persistente autoinganno della principale protagonista.
Lucia, infatti, probabilmente in buona fede all'inizio della sua avventura, difficilmente lo è stata per il resto della sua vita, a meno di supporre una evoluzione psicopatologica della sua personalità.
Il suo racconto ha suggestionato fedeli forgiati a credere in eventi di questo tipo da secoli di apologetica; una serena riflessione critica avrebbe dovuto invece cogliere i palesi contrasti con il messaggio evangelico, con la storia del Novecento e con gli stessi percorsi della fede nel nostro tempo.
Scrivendo criticamente sulle cosiddette apparizioni di Fatima, è inevitabile esprimere dei giudizi. Difficile quello su Lucia, al tempo stesso artefice e prigioniera del suo mito. Più facile quello su tanti commentatori e sulle gerarchie ecclesiastiche, che hanno le maggiori responsabilità nella continua mistificazione.
Sul popolo dei devoti è difficile pronunciarsi, dovendosi comprendere le complesse ragioni che hanno spinto tante persone, specie in passato, a credere nella Madonna di Lucia.
Fatima si inserisce, con le sue imitazioni ed analogie, nello specifico percorso mariofanico iniziato alla metà circa del secolo precedente con le apparizioni di La Salette e poi di Lourdes, ed ha un forte potere fascinatorio perché ingloba concetti già ben presenti nella coscienza religiosa del tempo. In queste mariofanie della antimodernità esiste uno schema comune (che gli apologeti pretendono sia un 'piano' di Maria) che rafforza alcune strutture di base della religiosità: c'è una proposizione di temi in un rapporto ed in una successione prevedibili (ad esempio: peccato, guerra, inferno; preghiera, penitenza, premio); c'è una promessa finale di salvezza; c'è l'intervento decisivo di un 'deus ex machina', come nella tragedia greca. Come nell'arte della pubblicità, un prodotto noto viene riproposto in veste nuova, che colpisca l'immaginazione. L'ampia diffusione, trasversale a classi sociali e livelli di istruzione e religiosità, si spiega: con la elementarità e la ovvia conoscenza delle tematiche fondamentali; con il prevalere dei meccanismi della affettività e della volontà su quelli della comprensione intellettuale; con il rinforzo alla credenza dato dalle attestazioni delle autorità ecclesiastiche. I presunti fenomeni fisici che sarebbero avvenuti a Fatima ed il contenuto rivelato dei colloqui, ebbero sin dall'inizio facile presa in un contesto umano caratterizzato da insufficiente attitudine critica.
Come tutte le mariofanie collegate, potremmo considerare Fatima una apparizione 'conservatrice', addirittura 'reazionaria', che comunque si allontana successivamente da questa linea interpretativa durante la sua metamorfosi. Certamente non si tratta di una apparizione profetica, come sostiene la Chiesa, né si può pensare che la storia del Novecento coincida con quella qui schematizzata; è semmai palesemente vero l'opposto, ovvero che Fatima è stata costruita, a volte ingenuamente, altre volte maliziosamente, ma sempre con inesauribile tenacia, attorno alla grande Storia del Novecento.
Ho creduto conveniente riportare ampie citazioni da testi italiani di fine Ottocento, che rispecchiano le tematiche e lo spirito del tempo e dei luoghi in cui si svolsero le apparizioni: testi di eloquenza, catechistici e devozionali, in una scelta abbastanza casuale, considerata la usuale omogeneità di queste trattazioni in quel periodo storico.
La complessità dell'argomento e il numero incredibile di opere ad esso dedicate rendono ardua una trattazione esaudiente di tutti gli aspetti. Per questo mi ripropongo successivi approfondimenti su alcuni di questi, qui taciuti o appena accennati: le implicazioni teologiche; l'opposizione a Fatima all'interno della Chiesa; il cosiddetto 'miracolo del sole' (unico 'evento' di Fatima subito discusso, confermato o negato, da testimoni diversi dai tre veggenti); le presunte spiegazioni in chiave ufologica.

Cap. 16 - L'ultima Lucia
Con la pubblicazione, nel 2001, del libro (definito "una lunga lettera") completato nel 1997, "Gli appelli del messaggio di Fatima" (AMF) l'anziana suor Lucia intenderebbe lasciare al mondo un compendio di quello che, secondo lei, è il messaggio di Fatima.
È un testo abbastanza esteso, a confronto con le quattro Memorie; ma a ben guardare si tratta di poco più che piccoli raccordi autobiografici o banalmente illustrativi, all'interno di una prolissa collezione (che riempie circa metà del libro) di citazioni dalle Sacre Scritture.
La sostanza del libro è piuttosto debole, simile a quella di qualunque opera devozionale; ma nonostante ciò, visti i precedenti, resta il dubbio che una suora così anziana abbia potuto scrivere una sorta di trattatello di teologia popolare. Lo stesso Vescovo di Leiria-Fatima, Serafim De Souza Ferreira e Silva, che introduce il volume, ne è perfettamente cosciente, e si affretta ad "assicurare ai lettori che questo libro è una sua iniziativa e nasce realmente dalle sue mani" (AMF, 3); piuttosto sospetta "excusatio non petita" che rafforza non poco il sospetto che possa trattarsi di un tardivo falso. Il Vescovo portoghese precisa che Lucia avrebbe scritto con il permesso della Santa Sede, al fine di rispondere alle "ripetute domande sulle apparizioni, sul messaggio ricevuto e sulla ragione d'essere di alcune richieste in esso formulate" (AMF, 3), preoccupandosi di "privilegiare alcuni aspetti della questione, senza per questo diminuire o escluderne altri del messaggio" (AMF, 3). Lucia avrebbe scritto queste memorie con "grande riservatezza" circa la sua intima spiritualità, concedendosi "qua e là qualche sfogo personale di grande bellezza e densità mistica" (AMF, 4).
Padre Jesus Castellano Cervera presenta il volume come "sintesi matura ed ampia dell'annunzio ricevuto dalla Madre del Signore", "a lungo meditato", "autorevole illustrazione del messaggio di Fatima nel suo complesso", "piccolo Catechismo della vita cristiana secondo Fatima" (AMF, 7-9); in cui Lucia mostrerebbe tutto il suo "buon senso" e "saggezza da contemplativa"; la sua prosa "si riveste di un tono poetico"; ha "la concretezza della donna attenta alle vicissitudini del nostro mondo e della nostra storia" (AMF, 11). Illustrerò più avanti come questi giudizi siano assolutamente privi di fondamento
Come già nelle memorie, Lucia sottolinea, ponendosi costantemente al centro dell'azione, che è "ancora qui sulla terra a sua [di Dio] disposizione" (AMF, 77), essendo l'affidataria del messaggio, secondo "la volontà di Dio riconosciuta da chi di diritto" (AMF, 17); anche se con la sua solita retorica professione di 'umiltà' si raffigura ancora una volta come strumento povero, ignorante ed inutile nelle mani di Dio. Afferma che solo da grande ha potuto comprendere appieno, dopo la lettura delle Scritture, il messaggio di Fatima (AMF, 140) e dunque per questo 'ora' è in grado di spiegarcelo; come se il messaggio necessitasse ancora del suo apporto. E per rendere ancora più esplicita la sua pretesa aggiunge "Vi prego di non guardare questa comunicazione come una cosa che viene da me e basta" (AMF, 17).
Il libro inizia (ancora una volta!) con una breve rievocazione idilliaca, ben poco credibile, dell'ambiente familiare e sociale in cui crebbero i tre pastorelli; una sorta di piccolo Eden, popolato solo di bravi lavoratori ligi al vangelo, selvaggina abbondante, campi verdeggianti, olivi carichi di frutti, pecorelle mansuete; fra onesti lavori, casti trastulli di bimbi innocenti, modestia nel vestire, abbondante figliolanza, densa e partecipata religiosità, "tutti erano felici: tutti stavano bene" (AMF, 24). In quanto ai pastorelli "circondate dagli incanti della natura, le loro anime innocenti vivevano la nostalgia del soprannaturale, che la grazia fa intuire come un'incantevole ricchezza molto più grande" (AMF, 30). Tutti ovviamente andavano a messa la domenica. Lucia sembra dimenticarsi che nelle sue memorie aveva scritto ben altre cose, ad esempio riguardo suo padre, che non era affatto un cristiano esemplare, e del quale aveva già allora taciuto le caratteristiche peggiori. Qui si limita, dopo inutili descrizioni edificanti, ad usare queste poche parole: "non pensate che in queste famiglie non ci fossero le carenze proprie della debolezza umana" (AMF, 31). Molte pagine dopo (AMF, 259) depreca "i passatempi peccaminosi, nella soddisfazione dei vizi, in bevande alcoliche, nei caffè, nelle case da gioco e di depravazione…", ma senza dare ad intendere che queste cose avvenivano anche al suo paese o in casa sua.
Quel che di fondamentale tiene ad affermare Lucia (e probabilmente proprio questo è il motivo per cui richiama quel periodo) è che le famiglie dei pastorelli, per quanto "fedelmente cristiane […] erano ben lungi dal poter creare nello spirito dei figli idee mistiche o di elevata spiritualità come quelle che troviamo nelle apparizioni di Fatima, e perciò l'opera deve essere interamente di Dio" (AMF, 35). Proprio così Lucia conferma di avere bene appreso la lezione dai suoi biografi ed apologeti: è meglio tacere sui condizionamenti e sui plagi cui era soggetta, particolarmente da parte di sua madre; ed è meglio glissare sulle esperienze (con relativi primi deliqui 'mistici'), del periodo della sua prima comunione, che tanta importanza hanno invece nel segnare il suo cammino spirituale.
Lucia ritiene molto importante tornare a descrivere le apparizioni dell'Angelo. E comincia da quella prima vaga visione che aveva avuto nel 1914 o 1915, e che nella seconda memoria aveva definito "come se fosse statua di neve", "come sospesa nell'aria" (MII, 45); ora la descrive come "nuvoletta in forma umana" che sarebbe scesa di fronte a lei ed alle sue compagnette di pascolo; e pur ribadendo "non so cos'era e cosa significava" (AMF, 35), sente che doveva trattarsi dell'Angelo Custode, affermazione che cerca di rendere convincente in questo modo: poiché la Bibbia ci garantisce sull'esistenza degli Angeli, sembra verosimile che potesse trattarsi di un Angelo; "questo che vi dico non lo affermo solo perché mi è stato dato di vederlo; se così fosse, le mie parole avrebbero ben poca forza per voi" (AMF, 36). Il sospetto che fosse solo un'illusione non la sfiora minimamente.
Accennando poi alle apparizioni della Madonna, Lucia mostra per la seconda volta, e ben più risolutamente, la sua (qui certamente suggerita, o imposta) acquiescenza agli agiografi. Parlando della "Legge di Dio", scrive infatti: "Quando sono avvenute le Apparizioni, io ancora non conoscevo questa Legge; avevo appena una idea molto limitata e imperfetta, come qualsiasi altro bambino semplice e ignorante, come ero allora, che non sapesse né leggere né scrivere e che vivesse in un ambiente così privo di cultura e scienza come quello in cui mi trovavo" (AMF, 43). La metamorfosi è perfetta: da prima della classe, come si descriveva nelle Memorie, con la sua memoria prodigiosa, con l'orecchio attento durante il frequente ascolto di storie sacre e la lettura della "Missione abbreviata", a 'recettore' passivo di un messaggio che supera le sue capacità di comprensione.
Dopo un buon terzo del volume, dedicato alle apparizioni dell'Angelo (AMF, 43-114), si passa finalmente alle apparizioni della Vergine; qui Lucia, per introdurre il tema del Rosario (AMF, 115-125), sente innanzitutto il bisogno di riepilogare sommariamente i momenti della prima apparizione. Quindi passa al tema della Devozione al Cuore Immacolato di Maria, che inaspettatamente è trattato con estrema brevità (AMF, 126-129). Il dodicesimo appello, alla "considerazione della vita eterna" (AMF, 130-134), per quanto proponga il tema dell'inferno oggetto dei segreti di luglio, non fa alcun riferimento allo scenario di quella visione (il fuoco, i demoni, etc.) né agli argomenti collegati (la diffusione del male nel mondo tramite la Russia, etc..). Viene ripresa l'ammonizione della Madonna "Avete visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle; Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Immacolato Cuore. Se farete quello che vi dirò, si salveranno molte anime e avranno pace" (AMF, 133), ma poi è del tutto omesso il periodo seguente, che illustra la punizione prevista. È importante segnalare come in una stessa pagina venga ripetuta ben tre volte l'espressione "se farete ciò che vi dirò…"; ma la Madonna, secondo le Memorie aveva detto invece: "Se faranno quello che vi dirò, molte anime si salveranno…" (MIII, 80 e MIV, 122). Vi è dunque, in questa tardiva opera di Lucia, una vera e propria appropriazione del ruolo di mediatrice, che invece apparterebbe alla Madonna: in pratica è come se prima avesse scritto "se Lucia" (giacchè gli altri due pastorelli moriranno prima) farà opera di proselitismo verso la devozione al Cuore Immacolato di Maria, in molti si salveranno; e non piuttosto, come è stato sempre riportato, "se la devozione si stabilirà" molti si salveranno. Non sembra un semplice lapsus!
Il tredicesimo appello, definito "appello dell'apostolato" (AMF, 135-142), è basato sulla esortazione del 19 agosto 1917 "Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, poiché molte anime vanno all'inferno perché non c'è chi si sacrifichi per loro". Secondo Suor Lucia, il messaggio chiede agli uomini l'apostolato del sacrificio, della preghiera e della carità presso i fratelli, in continuazione della missione di Cristo. In realtà il messaggio originario era palesemente diretto ai soli tre pastorelli, che avrebbero dovuto essere i diretti artefici di questa opera.
Il quattrordicesimo appello "alla perseveranza nel bene" (AMF, 143-155) si basa sulla richiesta del 13 settembre 1917: "continuate a recitare il rosario, per ottenere la fine della guerra". Stando alle Memorie, nelle prime cinque apparizioni, la Madonna aveva chiesto esplicitamente ai tre pastorelli, e solo a loro, di pregare e fare sacrifici; solo nella sesta apparizione la Madonna avrebbe affermato "che continuino a recitare il rosario tutti i giorni" (MIV, 125), riferendosi a tutti i presenti quel giorno a Cova da Iria. Questa variazione nello specificare i soggetti della recita del rosario, appare indubbiamente in contrasto con l'andamento del ciclo di apparizioni; ma anche ammettendo che l'ambito della richiesta si fosse alla fine esteso, resta il fatto che la recita del rosario era esplicitamente legata al tema della cessazione della guerra, e non ad un contesto più generale.
Secondo Lucia, adesso, quella guerra per la quale si chiedeva di pregare, "è anche il simbolo delle molte altre guerre che ci circondano e delle quali dobbiamo ottenere la fine, con la preghiera e con il nostro sacrificio" (AMF, 143). Da un tema specifico, si passa così ad uno più generale ma anche meno concreto: la guerra al demonio, alle vanità del mondo ed alla carnalità; nessun accenno esplicito ai totalitarismi, al comunismo etc.
Il quindicesimo appello "non offendete più Dio Nostro Signore che è già molto offeso" (AMF, 151-155) richiama all'aspetto più infantile del messaggio di Fatima, la colpa di avere "offeso" il genitore-Dio trasgredendone i precetti.
I successivi appelli "alla santificazione della famiglia" (AMF, 156-160), "alla perfezione della vita cristiana" (AMF, 161-174), "alla vita di piena consacrazione a Dio" (AMF, 175-190), "alla santità" (AMF, 191-197), "a proseguire sulla via del cielo" (AMF, 198-202), non si basano su di una richiesta esplicita, verbalizzata, ma vengono dedotti da Lucia a partire dalle visioni durante l'apparizione di ottobre. Si tratta in realtà di considerazioni spurie, rispetto al messaggio di Fatima, almeno nella forma in cui sia lei che gli apologeti lo hanno riportato. Lucia è cosciente di entrare in un'area non battuta dai suoi commentatori, e confessa apertamente "non so se i teologi e gli studiosi della Chiesa hanno già dato a queste apparizioni qualche significato o interpretazione particolare" (AMF, 156).
Come per tutti gli altri appelli, anche qui Lucia non scrive nulla di personale e nulla di nuovo; la sua esposizione è assolutamente banale, appiattita sulle Sacre Scritture ed attenta a navigare l'onda di tematiche care a papa Wojtyla: famiglia, matrimonio, castità, aborto, vita consacrata, cooperazione all'opera della creazione.
La parte finale del libro, dedicata ai dieci comandamenti (AMF, 205-261) ed al Rosario (AMF, 265-303), non aggiunge nulla al già misero tardivo apporto di Lucia. Da essa traggo solo questa considerazione: "Ebbene, tenendo presente sia l'insistenza con cui Dio, attraverso il suo Messaggio di Fatima, ci raccomanda la preghiera del rosario o corona, sia ciò che al riguardo ha detto il Magistero della Chiesa nel corso degli anni, possiamo pensare che il rosario o corona sia la formula di preghiera vocale che in genere più conviene a tutti e che più dobbiamo stimare, impegnandoci al meglio per non trascurarla mai" (AMF, 265). Evidentemente a Lucia non è venuto mai il sospetto (e non potrebbe essere altrimenti, vista la sua 'ortodossia') che il Rosario sia molto più semplicemente la preghiera 'più facile', scelta da lei e in genere dai devoti meno colti, piuttosto che quella che dovrebbe preferire la Madonna! Come a volere fugare o prevenire i giudizi negativi espressi sul Rosario, elenca infatti una sovrabbondante lista di decreti, raccomandazioni ed apprezzamenti in proposito, che nulla aggiungono alla sua opinione.
Volendo tracciare un giudizio complessivo, occorre chiedersi a che serva in definitiva questo libro, e con quale intento Lucia lo abbia (o avrebbe) scritto. Secondo lei, vi è stato il desiderio di rispondere pubblicamente ai quesiti dei fedeli della Madonna di Fatima. Ci si sarebbe per questo atteso, in base alle caratteristiche peculiari del culto ad ogni 'particolare' Madonna, che il libro fosse centrato sui temi specifici di Fatima, e che per ognuno dicesse qualcosa in più di quello che lei direttamente o altri avevano scritto. Ma così non è. Lucia non da nessuna originale risposta a nessuno degli argomenti elencati; copia semplicemente interi paragrafi delle Sacre Scritture che ne trattano. E così vediamo compendiati alcuni degli argomenti centrali della religione cristiana: l'esistenza degli Angeli (AMF, 35-39), l'esistenza di Dio (AMF, 43-48), quale sia la vera chiesa di cristo (AMF, 50-55), l'unità della Chiesa e la Comunione dei Santi etc. (AMF, 52-55), la santità della Chiesa (AMF, 208-209), l'adorazione di Dio (AMF, 56-59, 212-214), i dieci comandamenti (AMF, 205-261), la professione di fede del Credo (AMF, 44-48), l'infallibilità della Chiesa (AMF, 49-51), la natura ed il destino dell'anima (AMF, 78), la resurrezione (AMF, 79), la necessità, la natura ed i modi della preghiera (AMF, 80-88), la comunione eucaristica (AMF, 99-105), la Trinità (AMF, 106-114), il Purgatorio (AMF, 117-120), il dovere del culto pubblico a Dio (AMF, 140) il rispetto dei giorni di precetto (AMF, 221-227), la santità del matrimonio e la castità (AMF, 237-242), l'obbligo all'amore ed alla carità (AMF, 254- 261).
È inutile cercarvi invece, come superficialmente afferma il Vescovo di Leiria-Fatima, "la risposta alle domande più impegnative che vorrebbero porle" (AMF, 6): non basterebbe un libro per precisare tutte quelle cui non si accenna minimamente. "Gli appelli del messaggio di Fatima" non è dunque un libro di risposte, ma piuttosto un libro di omissioni, di censure e di revisioni orwelliane su Fatima; vediamo in dettaglio perché.
Giacinta e Francesco vengono nominati esplicitamente solo allorché si elencano i componenti delle due famiglie Dos Santos e Marto e nel ricordare la prima apparizione; solo in qualche altra rara occasione si parla incidentalmente dei "tre pastorelli", e solo per ricordare in maniera assolutamente impersonale e assolutamente non credibile, la loro vita gioiosa di prima delle apparizioni. Nulla, assolutamente nulla, sulla loro vita personale e, sulla scia di tanti agiografi, sul loro sviluppo spirituale (come su quello personale di Lucia). In tutto ciò che costituisce il cuore del libro, se di qualcuno si deve parlare, è solo della 'missione' di Lucia. Si potrebbe obiettare che richiamare i fatti della vita dei pastorelli sarebbe risultato superfluo. Ma così non è.
Sui venti appelli, ben nove (I-IX) derivano da parole dell'Angelo e solo cinque (X-XI, XIII-XV) da parole della Madonna. Gli altri sei non hanno nulla a che vedere con il ciclo delle apparizioni del 1917: gli appelli "alla considerazione della vita eterna" (XII), "alla santificazione della famiglia" (XVI), "alla perfezione della vita cristiana" (XVII), "alla vita di piena consacrazione a Dio" (XVIII), "alla santità" (XIX), "a proseguire sulla via del cielo" (XX). Per cui, fra l'altro, è bugiarda la presentazione del libro, in quarta pagina di copertina, laddove si afferma falsamente che gli appelli sono "tratti parola per parola dal messaggio già noto".
Incredibilmente, nel libro non compaiono mai quattro parole fondamentali di Fatima: comunismo, ateismo, segreti, consacrazione (al Cuore Immacolato di Maria). Solo P. Jesus Castellano Cervera, nella presentazione del testo di Lucia, cita una volta il termine 'segreti', per avvisare che "il lettore non deve cercare […] delle novità nascoste nei segreti di Fatima" (AMF, 12); quasi un mettere le mani avanti. Ma se Lucia, scrivendo questo libro, non intendeva parlare di comunismo, di ateismo, di segreti e di consacrazione, perché l'ha scritto: solo per fare un inutile compendio della Bibbia?
Dalle cose omesse, passiamo alle citazioni appena di sfuggita. L'inferno, nucleo centrale della visione durante la terza apparizione, così 'importante' da essere secretato per molti anni, è citato due volte dai presentatori dell'opera (AMF, 5 e 12) e solo due volte da Lucia, giusto per riferire che secondo la Bibbia 'esiste' (AMF, 79 e 131). Il tema del 'castigo', altro elemento fondamentale del segreto di luglio, è citato solo due volte, e solo per ricordarci quello di Adamo (AMF, 28 e 29). Di 'peccato' si parla una volta in riferimento alle colpe personali (AMF, 103) ed un'altra volta come causa di catastrofi, malattie, disastri etc. (AMF, 78); mai in riferimento esplicito alle guerre, come in tutti i testi su Fatima.
Di 'penitenza' Lucia scrive quattro volte: ma solo per ricordarci quella inflitta ad Adamo (AMF, 27 e 28), le penitenze di Gesù (AMF, 136) e per illustrare la penitenza del lavoro (AMF, 29); nessun accenno al testo del terzo segreto.
Al tema dei 'sacrifici', che nel messaggio originario di Fatima sono richiesti dalla Madonna quasi esclusivamente per la conversione dei peccatori (AMF, 53), Lucia dedica una speciale piccola trattazione (AMF, 89-98), centrata sul fatto che debbono essere soprattutto "interni" (AMF, 75 e 87), dunque strumenti di elevazione morale spirituale; poi accenna allo "apostolato del sacrificio" per il bene degli altri (AMF, 135-142). Il senso e l'oggetto del sacrificio sono così illustrati: "conquistano il regno dei cieli coloro che sacrificano se stessi, si fanno violenza per vincere se stessi, per vincere le proprie cattive inclinazioni, le tentazioni del mondo, del demonio e della carne, per seguire rettamente la via della giustizia, della verità e della carità" (AMF, 68).
Nelle Memorie, Lucia parlava di alcuni tipi di sacrificio praticati dai pastorelli: dare il proprio cibo ai poveri (MI, 25; MI, 33), mangiare il cibo necessario quando non se ne ha voglia (MII, 73), non piangere nella tristezza (MI, 29); sopportare la curiosità altrui (MI, 31; MII, 68) e le compagnie sgradite (MI, 32). Ora, pur senza citare esplicitamente se stessa o i cugini come esempio, Lucia elogia gli sforzi virtuosi dell'offrire a Dio "di tutto ciò che possiamo, un sacrificio" e di fare "rinuncia a tutto quanto ci può portare al peccato" (AMF, 90), di usare "moderazione [nel] servirci della tavola della creazione" (AMF, 92), nel non cercare le ricchezze ed il superfluo (AMF, 93-94). Predica inoltre la "rinuncia a noi stessi" (AMF, 97): pregare con fede e attenzione, sacrificando un poco del nostro tempo; rinunciare a qualche piacere nell'alimentazione; vestire con decenza e modestia, sopportando i disagi dell'abbigliamento; sopportare le piccole contrarietà quotidiane.
Nelle Memorie, ed è cosa della massima importanza, Lucia esaltava soprattutto i sacrifici 'esterni', le sofferenze fisiche volontariamente inflittesi dai pastorelli: mangiare volutamente le ghiande di quercia (MI, 25), patire la sete (MI, 26; MII, 68), legare una corda ai fianchi e urticarsi le gambe (MII, 59), bere dell'acqua sporca (MII, 68), rinunciare ai mezzi per evitare le sofferenze nella malattia (MII, 73). Ora invece questo argomento riappare solo marginalmente (AMF, 97-98), come se fosse stato superato dallo spirito del tempo odierno (che palesemente contraddice quello di Fatima), e senza che si faccia il minimo riferimento al fatto che i pastorelli li compivano abbondantemente, e con l'evidente approvazione dalla Madonna.
In realtà, ancora decenni dopo le apparizioni di Fatima, la manualistica per i religiosi esaltava innanzitutto i sacrifici 'esterni', facendone una premessa a quelli 'interni': "Chi non sa mortificare i suoi sensi esterni e castigare le sue membra con la penitenza non riuscirà mai a praticare a dovere la necessaria mortificazione interna e a custodire quelle virtù che devono incessantemente adornare l'anima religiosa. Perché i Santi usavano la disciplina ed il cilicio, non si concedevano che un riposo molto scarso, praticavano rigorosi digiuni e si estenuavano nella fatica? Forse per una morbosa mania di sofferenze? No certamente! La ragione è questa: essi sapevano che il corpo ed i suoi immondi desideri se non sono sempre rintuzzati, severamente dominati e tenuti in ischiavitù, si ribellano ed animalizzano l'anima, e perciò davano anche alle pratiche della mortificazione esterna grande importanza". E tale era per l'appunto l'idea del sacrificio all'epoca delle apparizioni. Ma dopo così tanti decenni, Lucia (o chi per lei) sente l'inattualità della prima Fatima e nell'intento di rivitalizzarla ne ridefinisce il profilo, introducendo una discontinuità, una decisa contraddizione con lo spirito originario.
A parte la citazione di parte dei dialoghi durante le apparizioni dell'Angelo e durante la prima apparizione della Madonna, Lucia non fa quasi nessun accenno agli altri dialoghi e sorvola pienamente sui fatti salienti della terza e della sesta apparizione (le visioni, i segreti, i fenomeni solari). Come se una tardiva pruderie o i consigli del suo entourage l'avessero guidata a rimuovere questi temi 'medievali'; come se la nuova Fatima, ristrutturata sulla traccia degli ultimi documenti papali, ne avesse imbarazzo.
Se esaminiamo nei particolari questo ultimo scritto di Lucia, per quello che è, indipendentemente da Fatima, è facilmente rilevabile come, laddove abbandona il facile esercizio di collazione dalla Bibbia, Lucia mostra evidenti limiti concettuali. Tanto per fare un esempio, le era stato chiesto per quale motivo la Madonna avesse ordinato di recitare il Rosario tutti i giorni e non di andare tutti i giorni a Messa. Lucia confessa di non avere una risposta certa, che non ha chiesto nulla in proposito alla Madonna, e che la Madonna non ne ha comunque parlato; però vuole riferire su quello che le sembra di sapere in proposito, lasciando alla Chiesa (bontà sua!) la libertà di interpretare autenticamente il messaggio. Secondo lei, la Madonna, obbligandoci ad andare a Messa tutti i giorni, ci avrebbe posto di fronte a delle difficoltà pratiche, derivanti dalla disponibilità di tempo, dallo stato di salute, dalla distanza dalle chiese, etc; problemi che non si pongono invece con il Rosario, che tutti possono recitare in qualunque tempo, luogo, occasione, perfino durante altre occupazioni (AMF, 122). Ma, così dicendo, Lucia contraddice tutta una secolare tradizione (l'obbligo del riposo domenicale, della frequenza ai riti ed ai sacramenti etc..) ed il principio della centralità del sacrificio eucaristico (che è il vero compendio della dogmatica) nella vita cristiana, preferendogli una pratica di più basso profilo; e contraddice nelle intenzioni anche il pressante appello al sacrificio di cui è portatrice il messaggio di Fatima.
Vorrei ancora segnalare come qualche affermazione di Lucia appaia addirittura involontariamente umoristica: "dopo il peccato Adamo ed Eva hanno cercato di coprirsi con le figlie di fico; ma Dio non ha giudicato sufficiente questo vestito" (AMF, 27); qualche altra sembra un tantino stonata, pur se in accordo con certa teologia: "Quando il corpo viene ridotto all'impossibilità assoluta di cooperare con l'azione dell'anima, questa lo abbandona e vola verso il suo centro di attrazione che è Dio" (AMF, 130); qualche altra è autodimostrativa: "Non abbiamo difficoltà a credere che nei tempi passati siano esistiti questi o quegli uomini celebri, perché la storia li cita. Ma cita anche l'esistenza di Dio, i suoi fatti, le sue opere. Allora perché non crederci?" (AMF, 211); qualche altra quasi priva di senso compiuto: "Dio ha creato tutto ciò che esiste in modo che si conservi grazie alla ripetizione continua e ininterrotta degli stessi atti" (AMF, 274).
Torniamo adesso agli apprezzamenti, del tutto infondati, con cui il volume viene presentato nelle prime pagine (AMF, 7-11). Esso non è innanzitutto una "sintesi matura ed ampia dell'annunzio ricevuto dalla Madre del Signore"; non lo è perché omette ampie parti dello stesso messaggio, soprattutto quelle che più hanno interessato (ed atterrito) i credenti, ed irritato gli scettici; non lo è perché Lucia non sembra affatto maturata rispetto a qualche decennio prima, ma solo un tantino più acculturata sulla Bibbia. Non abbiamo, per gli stessi motivi, alcuna "autorevole illustrazione del messaggio di Fatima nel suo complesso"; troppi sono gli argomenti scomodi omessi, dalla lotta al comunismo ateo, alle incongruenze storiche, ai plagi di altre aparizioni e di tematiche del costume locale, agli errori nelle profezie, alla tardiva rivelazione dei segreti, alla diatriba sulla validità della Consacrazione al Cuore Immacolato, e così via. Non ci troviamo di fronte ad un "piccolo Catechismo della vita cristiana secondo Fatima", perché agli elementi propri di Fatima sono stati sovrapposti i temi tradizionali della predicazione popolare. Lucia non dimostra alcun particolare "buon senso", se non quello comune (con tutti i suoi pregi e i suoi limiti) a tante suore. Non traspare alcuna "saggezza da contemplativa", perché nessuna parte del commento si avvicina alla ascesi o al misticismo (potremmo parlare al massimo, se ve ne fosse, di 'bravura compilativa') e non viene fatto alcun accenno al complesso delle sue ulteriori visioni ed esperienze 'soprannaturali'. Lucia non ha affatto "la concretezza della donna attenta alle vicissitudini del nostro mondo e della nostra storia", perché vive ed ha sempre vissuto assolutamente fuori dal tempo, e la sua idea della storia è una lontana e quasi impersonale partecipazione a fatti che non conosce o non comprende.
Ciò che sembra premere a Lucia, sia pure esprimendosi oramai debolmente, è invece, ancora una volta, la perorazione sul suo ruolo centrale nell'interpretazione del messaggio di Fatima. Per questo, probabilmente, tiene a sottolineare, preventivamente, come solo 'da grande' abbia potuto "comprenderlo" (e dunque ce lo può finalmente spiegare!), dopo avere letto le sacre scritture (AMF, 43); non sembra rendersi conto affatto, purtroppo, che da grande ha semplicemente trovato la conferma, 'leggendo', di quello che aveva imparato da bambina, 'ascoltando'.

Cronologia

22 marzo 1907: nasce Lucia Dos Santos.
11 giugno 1908: nasce Francesco Marto.
11 marzo 1910: nasce Giacinta Marto.
5 ottobre 1910: proclamazione della Repubblica dopo il colpo di stato che ha deposto la monarchia.
20 aprile 1911: promulgazione della legge sulla separazione fra Stato e Chiesa.
1913: prima comunione di Lucia, il giorno della festa del Cuore di Gesù.
1914: Lucia comincia a pascolare il gregge; prime incerte visioni in presenza di alcune compagne.
Marzo 1916: il Portogallo entra in guerra a fianco della Triplice Intesa.
Estate 1916: apparizioni dell'Angelo ai tre pastorelli.
13 maggio 1917: prima apparizione della Madonna a Cova da Iria. Eugenio Pacelli viene consacrato Vescovo.
13 giugno 1917: seconda apparizione a Cova da Iria.
13 luglio 1917: terza apparizione a Cova da Iria.
13 agosto 1917: i veggenti vengono condotti in casa del sindaco e poi trattenuti in stato di arresto.
19 agosto 1917: quarta apparizione a Valinhos.
13 settembre 1917: quinta apparizione a Cova da Iria.
22 luglio 1917: profanazione alla Cova da Iria, ad opera degli anticlericali.
13 ottobre 1917: sesta apparizione della Madonna a Cova da Iria. Nella guerra, è appena cominciata l'offensiva britannica ad Ypres. Una settimana dopo comincia la massiccia offensiva austrogermanica che porta a Caporetto. In Russia sta per scoppiare la rivoluzione.
14 ottobre 1917: vittoria della destra nelle elezioni politiche e salita al potere di Sidonio Pais.
25 ottobre 1917: processione blasfema e sacrilega a Santarem; prima cappellina a Fatima.
3 novembre 1917: Monsignor Lima Vidal, Vicario generale di Lisbona, dà inizio alla prima inchiesta provvisoria sulle apparizioni, il cui rapporto viene consegnato il 28 aprile 1919.
5 dicembre 1917: colpo di stato di Sidonio Pais, che abolisce le leggi anticlericali.
Novembre 1918: fine della guerra mondiale.
Fine del 1918: Francesco e Giacinta vengono colpiti da polmonite influenzale.
4 aprile 1919: muore Francesco; viene seppellito a Fatima.
28 aprile 1919: inizio della costruzione della Cappellina delle Apparizioni.
31 luglio 1919: muore il padre di Lucia.
20 febbraio 1920: muore Giacinta. Viene seppellita a Vila Nova di Ourém.
13 maggio 1920: intronizzazione della statua della Madonna di Fatima.
17 giugno 1921: Lucia entra nel Collegio delle Suore Dorotee di Vilar.
Settembre 1921: il Vescovo di Leiria compra i terreni su cui verrà costruito il santuario.
Ottobre 1921: rinvenimento della sorgente al fondo della Cova da Iria.
13 ottobre 1921: prima celebrazione della S. Messa, all'aperto, sul luogo delle apparizioni.
6 marzo 1922: gli anticlericali distruggono con la dinamite la cappella commemorativa.
3 maggio 1922: il Vescovo di Leiria istituisce una commissione ufficiale di inchiesta.
13 maggio 1922: grande processione riparatrice.
13 maggio 1923: il governo invia a Fatima la guardia repubblicana per impedire un pellegrinaggio.
26 agosto 1923: Lucia viene ammessa tra le Figlie di Maria nell'Asilo di Vilar. Ha una nuova apparizione della Madonna.
13 maggio 1924: prima Messa nella cappella.
8 luglio 1924: Lucia viene interrogata per il processo canonico.
13 ottobre 1924: il governo proibisce un pellegrinaggio; viene posta la prima pietra dell'ospedale.
24 agosto 1925: Lucia riceve la Cresima a Quinta da Formigueira.
24 ottobre 1925: Lucia viene trasferita a Tuy, in Spagna, come postulante nel Convento della Congregazione di Santa Dorotea.
26 ottobre 1925: Lucia parte per Pontevedra.
10 dicembre 1925: apparizione della Madonna con richiesta della pratica dei cinque sabati.
15 febbraio 1926: apparizione di Gesù Bambino a Pontevedra.
18 maggio 1926: colpo di stato dei militari che instaurano un regime dittatoriale.
20 giugno 1926: Lucia viene ammessa al noviziato presso la Congregazione di Santa Dorotea a Tuy.
2 ottobre 1926: Lucia veste l'abito di novizia.
1927: si costruisce la cappella delle confessioni.
8 giugno 1927: inaugurazione a Fatima del cammino della Croce; il Vescovo di Leiria presiede per la prima volta una manifestazione ufficiale a Cova da Iria.
17 dicembre 1927: apparizione della Madonna a Tuy.
15 gennaio 1928: erezione canonica della Pia Unione della Madonna del Rosario di Fatima.
27 aprile 1928: Salazar viene nominato ministro delle finanze.
13 maggio 1928: l'Arcivescovo di Evora ed il Vescovo di Leiria benedicono e posano la prima pietra della basilica, alla presenza della moglie e della figlia di Salazar.
3 ottobre 1928: Lucia pronuncia i voti semplici come sorella conversa.
1929: inizia il processo canonico.
12 maggio 1929: Salazar inaugura a Fatima il nuovo ospedale ed è presente a Cova da Iria con le più alte cariche dello Stato.
13 giugno 1929: Lucia ha una appparizione a Tuy, in cui le viene richiesta la consacrazione della Russia.
14 aprile 1930: chiusura dei lavori della Commissione per il processo canonico.
13 ottobre 1930: con l'avallo di Roma, mons. Josè Alves Correia da Silva proclama il carattere soprannaturale delle apparizioni.
13 maggio 1931: grande pellegrinaggio nazionale a Fatima, di oltre 200.000 portoghesi e Consacrazione della Nazione al Cuore Immacolato di Maria.
5 Luglio 1932: Salazar viene nominato Presidente del Consiglio.
Marzo 1933: Salazar fa varare una nuova costituzione clerico-dittatoriale, antiparlamentare, ispirata al corporativismo fascista.
1934: nasce ufficialmente l'Azione Cattolica portoghese, presto affiancata dalla 'Pia Unione dei Crociati di Fatima'.
3 ottobre 1934: Lucia professa i voti perpetui a Pontevedra, prendendo il nome di Suor Maria dell'Addolorata.
12 settembre 1935: esumazione del corpo di Giacinta e sua traslazione al cimitero di Fatima dove è stato costruito un nuovo sepolcro per entrambi i veggenti defunti
Fine del 1935: Lucia scrive la Prima Memoria, sulla vita di Giacinta.
Febbraio 1936: il fronte popolare vince le elezioni in Spagna.
13 maggio 1936: l'episcopato portoghese riunito a Cova da Iria fa voto di promuovere un grande pellegrinaggio l'anno seguente, se il paese verrà preservato dalla diffusione del Comunismo.
17 luglio 1936: il generale Franco inizia la rivolta che porterà alla guerra civile spagnola.
1937: Lucia torna a Tuy.
Marzo 1937: monsignor Correira da Silva invia una lettera a Pio XI, chiedendogli di approvare la devozione riparatrice dei primi sabati del mese e di consacrare la Russia ai santissimi Cuori di Gesù e Maria.
Novembre 1937: Lucia scrive la Seconda Memoria, sulle apparizioni dell'Angelo e sulla devozione al Cuore Immacolato di Maria.
24-25 gennaio 1938: straordinaria aurora boreale su gran parte dell'Europa.
13 maggio 1938: l'episcopato portoghese è di nuovo riunito a Fatima per ringraziare la Madonna e rinnovare la Consacrazione del Portogallo.
10 febbraio 1939: muore Pio XI.
28 marzo 1939: le truppe del generale Franco entrano in Madrid.
1 aprile 1939: il generale Franco dichiara ufficialmente la fine della guerra civile.
2 dicembre 1940: Lucia scrive a Pio XII, chiedendo la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.
Agosto 1941: Lucia scrive la Terza Memoria sulla visione dell'inferno ed il Cuore Immacolato di Maria.
Dicembre 1941: Lucia scrive la Quarta Memoria sulla vita di Francesco e con la descrizione particolareggiata delle apparizioni dell'Angelo e della Madonna.
9-12 aprile 1942: Congresso della Gioventù Cattolica Femminile Portoghese a Lisbona, dove si inaugura una chiesa dedicata alla Madonna di Fatima
1942: viene divulgato il contenuto delle ultime due Memorie. 
13 ottobre 1942: offerta della corona donata alla Madonna di Fatima dalle donne portoghesi.
31 ottobre 1942: chiusura dell'anno giubilare; Pio XII, con un radiomessaggio in lingua Portoghese, consacra il mondo al Cuore Immacolato di Maria.
8 dicembre 1942: Pio XII ripete la consacrazione nella Basilica di San Pietro in Vaticano.
13 maggio 1946: il legato pontificio cardinale Aloisi-Masella compie a Fatima l'incoronazione canonica della statua della Vergine, "Regina Mundi", di fronte a 300.000 persone. La corona viene offerta dalle donne portoghesi in segno di ringraziamento per avere preservato il Portogallo dalla seconda guerra mondiale.
22 novembre-24 dicembre 1946: pellegrinaggio della statua attraverso il Portogallo.
8 dicembre 1946: a Lisbona, consacrazione del Portogallo al Cuore Immacolato di Maria
13 maggio 1947: benedizione della statua in partenza per il pellegrinaggio mondiale.
25 marzo 1948: Lucia lascia il convento di Tuy ed entra nel Carmelo di San Giuseppe, a Coimbra, con il nome di Suor Maria del Cuore Immacolato ('Irma Maria Lucia de Jesus e do Coraçao Imaculado').
13 maggio 1948: Lucia veste l'abito di Santa Teresa.
23-31 maggio 1948: Congresso mariano di Madrid.
31 maggio 1949: Lucia fa professione di voti come carmelitana scalza.
1 maggio 1951: il corpo di Giacinta viene trasferito nel Santuario di Fatima. 
7-10 ottobre 1951: a Lisbona, Congresso mondiale su 'Il messaggio di Fatima e la pace'
13 ottobre 1951: il cardinale Tedeschini, Legato Pontificio, chiude l'Anno Santo con una celebrazione speciale a Fatima e rivela come Pio XII fosse stato testimone di prodigi solari nel 1950.
13 marzo 1952: il corpo di Francesco viene trasferito nel Santuario di Fatima.
30 aprile 1952: inizio a Leiria del processo di beatificazione di Francesco e Giacinta.
1 maggio 1956: monsignor Roncalli celebra a Fatima il 25° Anniversario della Consacrazione del Portogallo al Cuore Immacolato di Maria.
12-13 ottobre 1956: inaugurazione a Fatima della casa dell'Armata Blu.
9 ottobre 1958: Pio XII muore a Castelgandolfo.
28 ottobre 1958. Il Cardinale Roncalli viene eletto Papa con il nome di Giovanni XXIII.
25 gennaio 1959: Giovanni XXIII annuncia la Convocazione del Concilio Ecumenico Vaticano II.
11 ottobre 1962: apertura del Concilio.
3 giugno 1963: muore Giovanni XXIII.
21 novembre 1964: Paolo VI nel discorso di chiusura della seconda sessione del Concilio, rinnova la Consacrazione fatta da Pio XII.
13 maggio 1967: Paolo VI, a chiusura della terza sessione del Concilio, va in pellegrinaggio a Fatima, dove celebra in presenza di Suor Lucia. È il primo Papa a fare questo atto a Fatima.
28 giugno 1970: Muore Salazar.
25 aprile 1974: i militari pongono fine al regime guidato da Marcelo Gaetano, succeduto a Salazar, e viene ripristinata la democrazia.
26 agosto 1978: il Cardinale Albino Luciani viene eletto Papa, con il nome di Giovanni Paolo I.
16 ottobre 1978: il cardinale Karol Wojtyla viene eletto Papa, con il nome di Giovanni Paolo II.
1979: il processo di canonizzazione di Francesco e Lucia viene trasferito a Roma.
13 maggio 1981: attentato a Papa Giovanni Paolo II, in Piazza S. Pietro.
7 giugno 1981: Giovanni Paolo II, ancora convalescente in ospedale, legge un 'Atto di affidamento', alla Madonna di Fatima.
12-13 maggio 1982: Giovanni Paolo II è a Fatima dove colloca sul capo della Madonna la pallottola con cui era stato ferito a San Pietro e pronuncia l'atto di affidamento dell'intera famiglia umana al Cuore Immacolato di Maria.
25 marzo 1984: Giovanni Paolo II ripete a Roma l'atto di affidamento del 13 maggio 1982.
15 febbraio 1988: la documentazione finale del processo di beatificazione di Francesco e Giacinta viene consegnata a Giovanni Paolo II e alla Congregazione per la Causa dei Santi.
Febbraio 1989: su richiesta del Rettore del Santuario monsignor Guerra, Lucia scrive una Quinta Memoria (sul padre Antonio e sull'ambiente familiare).
13 maggio 1989: Francesco e Giacinta vengono dichiarati venerabili.
13 maggio 1991: secondo pellegrinaggio di Giovanni Paolo II a Fatima.
Aprile 1999: si conclude il processo di beatificazione di Francesco e Giacinta.
13 ottobre 1999: il Vescovo di Leiria, monsignor Ferreira y Silva, annuncia a Fatima la beatificazione di Francesco e Giacinta, che verrà celebrata nell'anno 2000.
13 maggio 2000: a Fatima, Giovanni Paolo II beatifica Francesco e Giacinta e preannuncia la divulgazione della Terza parte del segreto.
26 giugno 2000: viene reso noto il testo del Terzo Segreto.
13 febbraio 2005: muore Suor Lucia.
13 febbraio 2006: il corpo di Suor Lucia viene tumulato a Fatima.

Bibliografia
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