Francesco   D'Alpa
La chiesa antievoluzionista

Laiko.it, Catania, 2007
ISBN 978-88-95357-02-7

pag. 95   -   Euro 6,00

 

 

 

Indice

La Bibbia e le origini dell’uomo
Le dimensioni del problema 
Evoluzione e salto ontologico
Il racconto della creazione
Il senso letterale di Genesi
Il dogma e l’esegesi
Creazione e generazione spontanea
La lettura del Concilio Tridentino
L’unione anima-corpo
Dalla Commissione biblica ad oggi

Anima e corpo
L’anima cristiana
Il corpo di Adamo ed il corpo risorto

Evoluzionismo, mutazionismo, creazionismo
La Provvidenza

Magistero ed antievoluzionismo
L’Enciclica "Providentissimus Deus"
Il decreto "Lamentabili sane exitu"
L’Enciclica "Pascendi dominici gregis"
Il Motu proprio "Praestantia Scripturae Sacrae" 
L’Enciclica ‘Humani generis’
L’Enciclica "Spiritus Paraclitus"
L’Enciclica "Divino afflante Spiritu"
La Costituzione dogmatica "Dei Verbum"
"L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa"

La catechesi antievoluzionista

Il ‘salto ontologico’ 
Didattica ed apologetica
Un solo salto ontologico?
Separazione fra uomo e natura
Una teologia tampone
Interventi esplicativi
Il caso Schonborn
Salto ontologico e Catechismo della Chiesa Cattolica
Monogenismo e poligenismo

Questioni aperte
La tempistica di Genesi
L’età ed il corpo di Adamo
La formazione della donna
Altra umanità prima di Adamo?
L’economia dell’evoluzione

Bibliografia


Il 22 dicembre 1817 un decreto della Congregazione dell’Indice includeva gli scritti di Erasmus Darwin (1731-1802), nonno di Charles, tra i libri proibiti. Quest’uomo ingegnoso era sostanzialmente un deista, ma anche un anticlericale, umanista e probabilmente massone; ed immaginava un Dio architetto più che creatore. Non è certo il primo evoluzionista ricordato nella storia della scienza, ma nel percorso che porta all’evoluzionismo scientifico ben rappresenta l’epoca il cui la disputa sul ‘trasformismo’, fin qui prevalentemente accademica, si sposta sul campo della aperta diatriba fra ‘verità biblica’ ed apologetica religiosa da una parte, progresso scientifico, antiteologismo ed anticlericalismo dall’altra.

Toni e temi di quel periodo riemergono ai nostri giorni, segnando profondamente il dibattito (o meglio lo scontro) fra scienza e teologia nella ‘lettura’ della storia del mondo e dell’uomo. Anche se Giovanni Paolo II ha unilateralmente sostenuto una avvenuta pacificazione fra la teologia e i dati di Galileo, il Magistero della Chiesa non concede nulla al metodo scientifico di per sé. L’ermeneutica galileiana è tuttora demonizzata, anche se si cerca affannosamente di dimostrare, con i metodi dell’ermeneutica concordista, che la Bibbia è financo anch’essa evoluzionista.

Le dimensioni del problema

Nel 1893, con l’Enciclica ‘Provvidentissimus Deus’ Papa Leone XIII emette il primo pronunciamento ‘ufficiale’ in favore di un certo galileismo moderato, ma dovranno passare ben cinquant’anni prima che un altro papa, Pio XII, ammetta, con l’Enciclica ‘Afflante spiritu’ che la Sacra Scrittura parla sostanzialmente nel linguaggio letterario del suo tempo (nessuna concessione ovviamente all’ipotesi che essa esprima solo idee prescientifiche).

Nell’ultimo secolo la Chiesa ha dovuto concedere molto alle scienze naturali ed alle scienze umane, rinunciando al principio tradizionale della ‘inerranza assoluta’ della Bibbia, ma senza concordare sul carattere mitico del presunto racconto mosaico del Pentateuco, che è il risultato, spesso contraddittorio, di una progressiva elaborazione (tutta umana) di tematiche non solo religiose.

Ma la recente ‘apertura’ all’evoluzionismo si può conciliare con la Teologia consolidata, con i documenti del Magistero e soprattutto con i ‘responsa’ antimodernisti emessi dalla Commissione Biblica nei primi due decenni del Novecento, che di fatto costituiscono tuttora gli ultimi pronunciamenti ufficiali e probabilmente ’infallibili’? Certamente no; l’antievoluzionismo cattolico non solo è in pieno accordo con il senso letterale della Bibbia, ma è stato sempre presentato come il frutto di dimostrazioni teologiche ‘razionali’. Ha fatto sempre parte dell’insegnamento ‘immutabile’ della Chiesa; e con maggiore forza da quando il dogma dell’Infallibilità pontificia ha sancito il principio d’autorità all’interno della teologia.

Il problema è comunque più ampio. Se infatti la tradizione magisteriale può parimenti convalidare conclusioni radicalmente opposte su argomentazioni così vicine al cuore del cattolicesimo, come si può credere che la dottrina si fondi su di una ‘verità’ assoluta?

Nonostante i tanti distinguo del Novecento, fra senso teologico ed interpretazione letterale, non ci può essere alcun dubbio su come il racconto di Genesi sia stato utilizzato per almeno diciotto secoli come qualcosa di più che una ipotesi scientifica; e proprio questo ha determinato da un certo punto in poi l’insorgere di conflitti non solo con le varie branche delle scienze, ma con la Scienza ed il metodo scientifico in genere, con particolare enfasi oggi nell’ambito della bioetica. Il credente infatti assume sempre, come punto di partenza, la sua verità ‘forte’, che può solo essere confermata; e se smorza i toni polemici, afferma che il senso della rivelazione rimane immutato indipendentemente dall’immagine della storia dell’uomo fornita dalla scienza: poiché la teologia non dipende dalla scienza.