Daniel T. Unterbrink. Gesù e Gesù. AlterEgo, Scicli (RG), 2007. Pagine 304. Euro 16,90.

In questo pregevole saggio, Daniel T. Unterbrink, si scosta ampiamente dal filone fantasticheggiante della critica al primo cristianesimo (quello in cui primeggia il fin troppo citato ‘Codice da Vinci’), per confezionare un’accurata ricostruzione storica, basata quasi esclusivamente sulle stesse fonti che (grazie ad alcune opportune interpolazioni) convaliderebbero invece il Gesù della chiesa cattolica. Dalle maglie del racconto di Giuseppe Flavio e dal raffronto con le narrazioni coeve,  l’autore trae una storia tanto credibile da sembrare quasi ovvia. Gesù è realmente esistito; ma non era il profeta ricordato nei Vangeli, e adorato dai cristiani, quanto piuttosto un patriota ribelle (Giuda il galileo) che pagò con la morte il suo coraggioso tentativo di opporsi agli invasori romani. Esaltato da vivo, idealizzato da morto, la sua storia pubblica (in particolare il suo finale) venne quasi dimenticata per lasciare il posto ad una raccolta di leggende popolari sui suoi insegnamenti che un buon numero di agiografi poi raccolse, raccordandole fra di loro, nei vangeli canonici e apocrifi.
Per il nostro autore, è possibile ricostruire attendibilmente non solo la vera storia dello storico Giuda-Gesù, ma anche quella del primo cristianesimo, sviluppatosi non attraverso la concorde testimonianza e predicazione dei primi apostoli, ma a partire da una delle correnti filosofiche del tempo (la ‘quarta filosofia’) e sostanzialmente sul canone imposto da Paolo di Tarso, il vero inventore di una religione in gran parte sincretistica; che mistificò il fallimento dell’insurrezione antiromana accreditandola piuttosto come sacrificio volontario di un eroe-dio a beneficio dell’umanità tutta. Un intervento perfettamente riuscito, che impedì ulteriori contaminazioni dei racconti tramandati fino ai suoi tempi.
Come correlato di questa rigorosa ricerca sul possibile vero Gesù, Unterbrink scredita del tutto il personaggio di Maria, presunta madre del ribelle, ma che potrebbe esserne stata piuttosto la moglie, anch’essa idealizzata e perfino divinizzata, sulla scia dei culti pagani; un filone di ricerca comunque assai meno praticabile, per il quasi assoluto silenzio documentario, sicché doverosamente l’autore ne accenna appena, non mancando comunque di sottolineare quanto la conferma di una tale ipotesi scuoterebbe alle fondamenta tutto il cristianesimo.
Nel complesso, un opera coraggiosa, convincente e di ampio respiro, che non cede mai in rigore, né si abbandona a facili polemiche di parte.

Francesco D’Alpa

18 gennaio 2010