Leo Zen: Il falso Jahvè. Genesi ed involuzione del monoteismo biblico
Clinamen, Firenze, 2007. Pag. 148. Euro 15.00. ISBN 978-88-8410-112-9

Dopo il convincente “L’invenzione del cristianesino” Leo Zen affronta il tema del monoteismo biblico, precursore di una religione, quella cristiana, che si dichiara universale ed affratellante, ma in verità generatrice di pregiudizi ed intolleranza. Il primo e fondamentale bersaglio del processo di demistificazione è il patriarca Abramo, padre idealizzato della nazione ebraica, leader politico che seppe inculturare nel contesto israelita una concezione del ‘Dio Tutto-Dio uno’, sviluppatasi in Egitto, ma che presso gli ebrei non avrebbe mantenuto la sua assoluta spiritualità.
Abramo venne celebrato come ‘eletto di Dio’ all’epoca di Giosia, allorché prese corpo un mito israelita delle origini che seppe fondere allo scarno patrimonio culturale di un popolo incolto ed abbrutito da secoli di schiavitù i più svariati elementi della cultura, della mitologia e delle usanze sumeriche.
Con Abramo, l’universale, astratto ed elitario dio egizio si mutò nel personale, tribale ed umanizzato dio degli ebrei, perdendo la sua originaria forza concettuale.
Sulla scia di questo dio arcaico, interessato più alle cose terrene che ad improbabili dimensioni metafisiche, il cristianesimo modellò e pretese di imporre una sua diversa divinità, del tutto esclusiva, accompagnandola poi con una variegato pantheon di comprimari, capaci di trasformare l’originario monoteismo in quel mascherato politeismo, quale oggi sempre più constatiamo.
In questa sua fatica, Leo Zen prosegue dunque felicemente la propria fruttuosa esplorazione delle sacre scritture, soffermandosi in particolare su alcuni libri del vecchio testamento, ed evidenziando quale fu l’evoluzione reale del paradigma monoteista, opera degli scribi e dei loro committenti regali, piuttosto che ispirata da un qualche dio. Il risultato è appagante e sembra promettere ulteriori contributi.

Francesco D’Alpa

18 gennaio 2010