Gaetano Paglialonga
La commedia delle Sante Menzogne.
Pag. 192, Euro 10.
Edito in proprio. Collepasso, 2007
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Bibbia e Storia della chiesa sono i temi affrontati da Gaetano Paglialonga (autodefinitosi ‘un materialista che non si è lasciato andare a fantasie’) nel suo opporsi a quel ‘pensiero unico’ politico-religioso che vuole clericalizzare la nostra società: un atto d’accusa della falsità radicale di parte del Vecchio Testamento (assolutamente priva di riscontri storici); della ricostruzione fantasiosa e tendenziosa della vita e del pensiero del Gesù reale; della mercificazione del messaggio cristiano da parte della chiesa quale potere politico attento più alla propria sopravvivenza che al benessere dei suoi fedeli.
Le prime pagine del volume sono occupate da una inusuale esposizione in versi di temi ripresi nel prosieguo. Quindi si passa ad una lunga esposizione, con sovrabbondanti citazioni, delle ragioni per non credere nelle scritture. Una sottolineatura particolare è riservata alla cristologia, che più che definire chi fosse realmente Gesù ha moltiplicato le idee contrastanti su di lui, dimenticando il senso autentico (e contestualizzato) del suo messaggio, ed ingenerando divisioni e lutti nel mondo cristiano.
Paglialonga si dichiara rispettoso della religiosità autentica e dell’uomo Gesù, del quale cerca perfino di parlare bene; ma è piuttosto severo nei confronti di coloro che hanno costruito il suo mito e soprattutto della chiesa che vi basa il suo potere, accusata per il suo oscurantismo e per le sue posizione in tema di schiavitù, donne, proletariato, omosessualità, scienza e quant’altro.
Il tocco personale dell’autore traspare nel ritratto di alcuni personaggi: il Gesù reale (uomo ‘notevole’), Paolo (inventore del cristianesimo ma anche ‘falsificatore dell’idea originaria’), Giovanni (che scrive l’Apocalisse sostanzialmente per rabbia verso i Romani, palesando un incontenibile odio piuttosto che amore evangelico).
Nelle pagine conclusive, le più sentite, Paglialonga giustamente sostiene che credere o non credere è per lo più indipendente dal grado di cultura, e che chi crede lo fa per ragioni sentimentali; ma perché allora preferire il Cristianesimo ad altre religioni, ad esempio il Buddismo? Su questo punto, l’autore non fornisce una risposta plausibile, probabilmente per mancanza di chiavi di lettura appropriate. Ma in fin dei conti, il suo scopo era proprio quello di raccontare un percorso personale di liberazione, intento che sembra sufficientemente riuscito. 

Francesco D’Alpa

18 gennaio 2010