Domenico Laruccia
Religione e mistificazioni
In proprio, Taranto, 2007
Pag. 224, senza indicazione di prezzo.

Un ‘uomo comune’ che da lungo tempo non crede più nella religione e che soprattutto non comprende come la maggior parte dei suo conoscenti riescano a stare con i piedi sulle due rive contrapposte della credenza e dell’ateismo pratico, che con profonda schiettezza fa intrusione fra i saputelli del soprannaturale: questo l’autoritratto di Domenico Laruccia, che colto da ‘impertinenza’ senile, compila una proprio ‘cahier de doléance’, una mistura di argomentazioni antiteologiche e di riflessioni intimiste, di cui mette a conoscenza amici, prelati, e celebrati uomini di chiesa o vicini alla chiesa, ai quali chiede semplici risposte alle infinite incongruenze e stoltezze dottrinarie. Ma la sua sensata richiesta di un ‘potatura’ della religione resta senza risposta.
Qualche esempio? come spiegare il progressivo depotenziamento di un Dio onnipotente in contrasto con la crescita di Maria e Satana? Perchè questo Dio si è complicato l’esistenza generando un uomo imperfetto e poi si è dato tanto da fare per redimerlo? Come collocare nell’universo cattolico le prediche di Radio Maria? Quali doti aveva Maria per essere eletta a madre di Dio, e che senso ha comunque essere madre e figlia del proprio creatore?
Laruccia giustifica il suo distacco dalla fede cattolica come personale presa di coscienza della falsità radicale della fede altrui, senza accedere a voli più alti. Ma per lui non ve ne sarebbe neanche il bisogno: l’infantilismo del sistema religioso cattolico è tale che basta ascoltare un’ora al giorno Radio Maria per convincersene.

Francesco D’Alpa

11 marzo 2009