Alessandro Corvisieri
La chiesa di Roma

Paleario Editore. Roma, 2009
Due volumi in tre tomi, di complessive pagine 972. Euro 55.00
(ordini all’autore: tel. 064745776)

Questo poderoso saggio (volutamente non una summa) è di grande interesse per chi abbia la pazienza di accostarsi ad una miriade di biografie, saggi, sentenze, racconti storici attinenti la storia della chiesa di Roma. Non la storia del cristianesimo, ovvero della teologia o delle usanze dei cristiani, ma proprio la storia della istituzione che coniugando potere economico, protezioni del potere, mistificazioni e trasformismi dottrinari ha saputo sopravvivere per quasi venti secoli, divenendo essa stessa personificazione di tutti i poteri.
L’autore, editor in proprio di una ricerca rigorosa e inquietante, limita intelligentemente il suo obiettivo alla risposta a due domande cruciali: se e come la chiesa di Roma sia apostolica, e se il suo arrogante primato sia legittimo all’interno della cristianità. La risposta è un chiaro doppio no.
Riguardo la prima domanda, una ampia parte del testo demitizza la storicità del primato di Pietro (per nulla confermato da una serena lettura del Nuovo Testamento, e del tutto ignorata da qualunque resoconto storico coevo, perfino di parte), e sconfessa la sua presunta venuta a Roma, assolutamente indimostrata nonostante siano state sbandierate in tal senso inconsistenti prove archeologiche.
In quanto alla seconda domanda, la risposta dello storico e bibliotecario, quale si presenta Corvisieri, è un profluvio di rimandi a fatti storici occultati, mimetizzati o travisati ad uso e consumo di una storiografia appiattita su posizioni che privilegiano i frutti (per altro ibridi) della cosiddetta civiltà cristiana a discapito della messa in evidenza della parallela disumanità dei regni e dei regnanti cristiani e dell’intolleranza dogmatica della teologia e prassi cristiane, che solo istanze provenienti da altrove (umanesimo, illuminismo) hanno potuto purgare. Né mancano ampie disquisizioni sulla vita e le opere di importanti personaggi della chiesa (fra tutti Paolo III, Pio II, il cardinale Boromeo, etc…), sul cui giudizio storico non può non pesare, in negativo, quanto di solito viene taciuto o minimizzato.
L’opera, nel suo complesso, è più che ottima, onesta prima ancora che coraggiosa, da affiancare proficuamente ad altre di diverso respiro (più storiche quelle di Karlheinz Deschner; prettamente filosofico il lavoro di Gianni Grana) ben note a tutti noi. Ulteriore pregio, l’autore sembra non palesare mai (e per nulla forzosamente) quella acrimonia nei toni che pur si giustificherebbe al cospetto di una tale deriva dallo spirito evangelico.

Francesco D’Alpa

(14 febbraio 2010)