F. D'Alpa intervistato per il mensile 'Cinquecolonne' 

(http://www.cinquecolonne.it)
Ottobre 2008


Lei è responsabile dell’Osservatorio sui fenomeni religiosi dell'UAAR, l'unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Ci parli della sua associazione.
L’UAAR è un’associazione apartitica; difende i diritti e le ragioni di chi non si riconosce in un pensiero confessionale e pretende una piena laicità dello stato, la pari tutela di tutti i cittadini indipendentemente dal fatto che professino o no una religione, la valorizzazione delle concezioni non religiose del mondo. In particolare l’UAAR si oppone al dilagare della presenza cattolica su tutti i media ed all’ingerenza del Vaticano nella politica italiana.

Come definirebbe la sua posizione nei confronti della religione?
Come credo la maggior parte degli italiani della mia generazione, sono cresciuto in un ambiente che considerava la religione una cosa ovvia, soprattutto dal punto di vista dei precetti morali. Ma presto ho capito che la coscienza morale non ha bisogno di un fondamento religioso. Per quanto riguarda la teologia, un tempo mi sembrava incomprensibile e fantasiosa; oggi per lo più mi appare come un vano affannarsi della ragione su principi dimostratisi nel tempo immaginari, ipotetici, ed in buona sostanza erronei.

Chiesa: fede o superstizione?
Mi sembra che nella chiesa le due cose convivano senza problemi. La fede, come deposito dogmatico è sempre più in crisi. Chi si proclama cristiano, oggi, aderisce sempre meno a ciò che la sua religione ufficialmente professa, e preferisce ritagliarsi un cristianesimo personale, nel quale trovano posto anche scelte non in linea con la catechesi, specie negli ambiti che più lo toccano: famiglia e sessualità. Da qui l’assenza di remore verso contraccezione, libera sessualità, e unioni non consacrate. Alcune pratiche cristiane vengono seguite più facilmente (si pensi al battesimo) in quanto fortemente paganizzate. Il cuore del cristianesimo, ovvero la preghiera e la messa, sono invece decisamente marginalizzate. Complessivamente, la pratica religiosa appare quasi più una superstizione (ovvero una serie di idee e pratiche superstiti) che ha imparato convivere con la modernità o vi si è adattata.

Cosa pensa del sangue liquefatto di San Gennaro? Miracolo o accorgimento scientifico?
Fin quando non lo si esaminerà direttamente, con test fisici e chimici, sul cosiddetto sangue di San Gennaro si potranno fare solo ipotesi. Fra le più suggestive basta ricordare le presunte proprietà tissotropiche del liquido conservato nelle ampolle, che un bravo chimico del tempo avrebbe potuto confezionare con sostanze naturali presenti nell’area vesuviana. La particolare fenomenologia della periodica liquefazione sembra confermare questa ipotesi. Chi in epoca medievale ha confezionato questa reliquia, difficilmente ha agito senza l’intento di allestire una delle tante pie frodi funzionali al culto popolare.

Come reputa il fenomeno di massa conseguente alla manifestazione del santo? Ogni anno migliaia di persone si riversano al Duomo di Napoli. Perché?
Una devozione così radicata e diffusa è spiegabile allo stesso modo della pervicacia di oroscopi e medicine popolari. La tradizione, la consuetudine, l’apparente benefico intreccio con le vicende personali, l’insufficienza critica, la speranza di una svolta nella propria vita sono comprensibilissimi fattori umani che la giustificano. Purtroppo, molte credenze irrazionali appagano più della scienza, percepita come lontana dal cuore palpitante dell’uomo. Ma cosa c’è di diverso fra le masse assiepate nel Duomo di Napoli, e quelle festanti ad un concerto, in uno stadio? Il numero e l’entusiasmo dei presenti testimoniano la genuinità ed il valore del fenomeno?

Che ruolo ha dunque la chiesa in questi miracoli?
Più che nell’approvarli, a mio parere, il ruolo fondamentale della chiesa in fenomeni di questo tipo consiste nel non sconfessarli. Le presunte apparizioni ed i presunti miracoli che non sono stati approvati sono notevolmente superiori a quelli invece approvati, e su ognuno di essi si è costruito un culto, una chiesa, una comunità di fedeli. La chiesa sa che smentendo questi fatti (a volte lo fa, comunque) si alienerebbe un gruppo più o meno grande di fedeli, e dunque tollera. Anni fa San Gennaro era stato depennato dal calendario liturgico, perchè la sua figura storica appariva dubbia, ma poi vi fu reintegrato, a furor di popolo. Si può discutere a lungo se ciò avvenga a profitto della fede o per interessi più veniali.

Crede che manifestazioni come questo miracolo siano importanti da un punto di vista sociale o pericolosi? Perché?
La capacità di muovere, o commuovere, così facilmente ingenti masse può essere vista come fatto sia positivo che negativo. Certamente, le manifestazioni religiose di questo tipo appaiono abbastanza innocue, ed anzi utili come cemento sociale. Ma alcune ricadute vanno giudicate piuttosto negativamente, come il generico potenziamento della suscettibilità ad ogni altra forma di credulità ed all’irrazionale in genere (dai maghi ai giochi di fortuna); per non parlare di evidenti interessi criminali più volte rilevati in rapporto ad alcune grandi feste patronali, specie del Sud d’Italia. 

Marx in una celebre citazione definiva la religione l'oppio dei popoli. Lei come la definirebbe?
Dal suo punto di vista, aveva sicuramente ragione a definirla in questi termini. La chiesa infatti consentiva di tenere buone le masse; giustificava teologicamente la miseria e le disuguaglianze sociali. Ma si sarebbe ingiusti rimarcando solo questi aspetti. Dobbiamo onestamente riconoscere che la Chiesa è stata per secoli un vero e proprio collante sociale e che ha forgiato la coscienza etica di buona parte dell’umanità. Il problema attuale è che la chiesa, proprio per il suo insopprimibile collegamento con una idea arcaica del mondo (e del presunto soprannaturale), è essa stessa superata dai tempi, e resta alla ribalta solo come potente associazione dedita ad attività assistenziali. La religione personale, per chi ne ha bisogno, è un fatto intimo, e non ha bisogno di una chiesa gerarchica.

Manifestazioni di massa come quella in onore del santo, ci ricordano che la chiesa, nonostante tutte le critiche, ha ancora un forte “appeal” sul popolo. Nel 2008 la secolarizzazione è una realtà, o ne siamo ancora lontani?
Se si guarda alla migliore cultura del nostro tempo, la chiesa ed il suo messaggio appaiono mere sopravvivenze di un pensiero abbastanza ingenuo. Ma la massa non è in grado di cogliere la bellezza del pensiero moderno, e della modernità si limita a gustare i frutti materiali. Così il pensiero religioso, mascherando la sua arretratezza e le sue incongruenze, riesce ancora a fare presa su di una maggioranza risicata. La secolarizzazione (direi meglio: l’età adulta dell’uomo) è sempre più vicina e probabile, ma corre il grosso pericolo di riallontanarsi, perchè a troppi presunti laici è molto più facile (almeno nel nostro paese) dimostrarsi filoclericali piuttosto che anticlericali. Il grosso problema è quello dell’intollerabile ingerenza confessionale nella vita civile e nelle scelte di chi non si riconosce in una religione.

Come giudica l'attuale sistema dell'otto per mille? Perchè? Come lo organizzerebbe?
Con l’otto per mille la Chiesa si è assicurata, grazie anche a meccanismi poco noti ai più, un indebito sostegno economico, anche da parte di chi non la vorrebbe foraggiare; una ricchezza utilizzata non solo per meritorie iniziative sociali, ma anche per sorreggere il suo apparato burocratico. Ciò va decisamente contro l’idea di laicità dello stato. Ognuno è ovviamente libero di sostenere la chiesa, se lo desidera, ma il suo contributo dovrebbe essere del tutto volontario e non fiscalmente detraibile, o almeno non più di quanto lo siano ad esempio le spese sanitarie personali.


Francesco D’Alpa è medico, neurofisiologo. È responsabile dell’Osservatorio UAAR sui fenomeni religiosi. Ha pubblicato diversi volumi sulle apparizioni mariane di Fatima, sull’antievoluzionismo della chiesa, sulla dottrina cattolica della pena di morte e sull’idea cristiana di anima. Cura le edizioni ‘Laiko.it’.