William H. Burr
Dio non è onnipotente. Le contraddizioni della Bibbia.
Stampa alternativa, Viterbo, 2008
Pag. 120 - Euro10
ISBN 978-88-6222-025-5

Se, abituati alle ‘rassicuranti’ (per i credenti) certezze dogmatiche dei Catechismi, passiamo ad una lettura diretta (non mediata dalla teologia) del ‘Libro dei Libri’, ogni punto di riferimento come per incanto si rivela fallace. Chi è Dio? Come’è Dio? Che fa e che vuole da noi? Secondo gli autori biblici Dio è allo stesso tempo onnipotente e impotente, immutevole e mutevole, misericordioso e crudele, fedele e menzognero, giusto e di parte; perfino un cattivo progettista ed artigiano, che inizialmente ritiene la sua opera perfetta ma poi si pente e comincia a rappezzarla.
Che dire poi dell’opera da lui affidata ai trascrittori uomini: così piena di errori, incertezze, ambiguità e nonostante ciò ostinatamente ritenuta dal clero in tutto e per tutto infallibile?
Ritenendo che pochi centrati esempi siano più efficaci di pompose analisi esegetiche, W. H. Burr si è deliziato un secolo e mezzo fa a compilare coraggiosamente questo libretto, per certi versi ingenuo, per altri impietoso, destinato a sicura impopolarità in una società controllata dai predicatori. Burr, in questo anticipatore di successive e argomentate critiche, ci dimostra che l’imbroglio biblico è tanto più chiaro quanto più ne vengono colte le elementari dissonanze: presunta parola di Dio che contraddicendosi svela la sicura derivazione da ragioni socio-politiche contingenti.
Facendosi beffe (in anticipo) delle analisi sulla struttura, sui contesti, sui piani interpretativi e sulle allegorie, questo libretto va al cuore del testo, che lascia immutato, nella forma essenziale in cui i suoi primi fruitori lo appresero e probabilmente compresero. In definitiva, un comodo breviario, di quelli che troviamo in quantità vicino alle casse delle librerie, magari da sbirciare fra una fermata e l’altra dell’autobus, un poco per sorridere, un poco per ricordarci come nei ‘sacri testi’ non troveremo mai le risposte che cerchiamo né quantomeno risposte coerenti.

Francesco D’Alpa

(11 marzo 2009)