Ateobus. La storia, i concetti, la diatriba, le parole, le persone

Il caso “Ateobus” di Genova è esploso sui media nostrani, più di quanto lo abbia fatto in precedenza in altri paesi, e molto prima dell’inizio (a rischio) della campagna. Da qui l’idea di fare il punto, con una raccolta delle cose pensate, dette, scritte.

LA STORIA

Ateobus in Inghilterra. La storia parte da Londra. Nel giugno 2008 Ariane Sherine, una giornalista del Guardian mentre va al lavoro nota sulla fiancata di due autobus questo annuncio pubblicitario pagato da un'organizzazione religiosa: «Quando il Figlio dell'Uomo tornerà, troverà fede sulla terra?»; e sotto un indirizzo web. Incuriosita, esamina il sito indicato leggendovi frasi di questo tipo, indirizzate a quanti «rifiutano la parola di Gesù sulla croce»: «sarete condannati all'eterna separazione da Dio e passerete tutta l'eternità tra i tormenti dell'inferno, in un lago di fuoco appositamente preparato per Satana e i suoi seguaci». Piuttosto irritata la giornalista contatta l’autorità per la pubblicità domandando se sia lecito diffondere liberamente dagli autobus tale genere di messaggi colpevolizzanti, intimidatori e privi di fondamento. La sorprendente risposta è che ‘nessuno fino ad ora si era lamentato’, anche perchè quelle frasi sono versetti della Bibbia, e si tratta in fondo di un ‘semplice’ messaggio religioso.
Da qui l’idea della Sherine di proporre sugli stessi autobus un contromessaggio, in favore della non credenza: "Probabilmente Dio non esiste. Ora smettete di preoccuparvi e andate pure avanti con le vostre vite". L’uso della parola ‘probabilmente’ le è suggerito dall’impiego in un’altra pubblicità, quella della birra (Carlsberg) che in tal modo aveva evitato sanzioni.
Dopo avere proposto sul suo blog un articolo che apre una sottoscrizione per finanziare la sua iniziativa alternativa, in breve la Sherine raccoglie contributi sufficienti per iniziare la campagna, poi imitata in altre nazioni.

I CONCETTI

Propaganda. La chiesa cattolica, che vive e sopravvive promettendo e propagandando beni mai realmente esibiti (primo fra tutti il paradiso), è stata anche una delle prime istituzioni a studiare scientificamente ed a sfruttare la propaganda. Il termine, per nulla dispregiativo, deriva dal latino (propagare; pangere). Viene menzionato per la prima volta nel “Dizionario dell’Accademia francese” del 1740 proprio come ‘di uso ecclesiastico’, in riferimento all’organizzazione cattolica “Congregazione per la propaganda della fede”.

Apologetica. È una forma più raffinata, intellettuale, di propaganda della chiesa cattolica, volta a difendere il proprio prodotto ideologico (la teologia) dalle contestazioni sia interne che esterne a sè stessa. In auge fino a Novecento inoltrato, è progressivamente calata in veemenza dialettica, dovendo oggi confutare le obiezioni alla fede sul piano scientifico più che su quello del ragionamento, dove aveva buon gioco con i suoi artifici dialettici.

Pubblicità. Ha lo scopo di attirare l’attenzione su di una idea, servizio, prodotto, individuo, gruppo. Rispetto alla ‘propaganda’, la pubblicità ha una sorta di colorito negativo; il pubblico sa infatti che la pubblicità è in larga misura una deliberata menzogna. Una particolare forma di pubblicità è quella cosiddetta ‘ideologica’, fra le cui forme è certamente inclusa quella religiosa.
La “Congregazione per la propaganda della Fede”, fondata da Clemente VII nel 1598 e organizzata da Gregorio XV nel 1622, nata con lo scopo di propagandare la fede cattolica nel mondo, ha fatto per secoli pubblicità ideologica.
Fra gli scopi più principali della pubblicità c’è quello di canalizzare verso un certo prodotto una tendenza già presente nel pubblico; di rendere reale un desiderio potenziale o non ancora cosciente; di indirizzare questo desiderio verso un preciso prodotto. Andando oltre ciò, la pubblicità è capace anche di originare un desiderio prima del tutto assente.
Il fine della pubblicità potrebbe essere il benessere dell’utente; in realtà, quasi sempre, è il vantaggio di chi la propone, sia esso economico o d’altro tipo: in questo la chiesa è maestra.
La pubblicità può agire con meccanismi dimostrativi, ma più spesso persuasivi. Quando si basa su di una dimostrazione richiama la semplice ragione e favorisce la comprensione di quanto pubblicizzato. Diversamente, la pubblicità ‘persuasiva’ mira all’affettività e facilmente travalica nell’inganno: ragioni secondarie possono risultare ad esempio più convincenti di altre; vantaggi poco importanti possono oscurare importanti svantaggi. Un ruolo importante viene giocato dalla suggestione, che abbatte le barriere del ragionamento e diviene perfino autosuggestione quando la ripetizione frequente di uno slogan ne rinforza l’efficacia persuasoria.
Tutte le messe in scena, gli orpelli della religione e le sue manifestazioni folkloristiche sono funzionali a questo intento.

Pubblicità ripetitiva. L’invadenza assoluta del clericalismo nella vita pubblica si manifesta particolarmente nella continua evocazione e citazione in feste, ricorrenze, cerimonie ed eventi pubblici di ‘contenuti religiosi’ che martellano credenti e non credenti, assuefacendoli alla presenza del messaggio pubblicitario confessionale. Al punto che il messaggio contrario viene percepito come disturbante specie proprio in base alla sua ‘occasionalità’. Il credente ha ben poche possibilità di difendersi: nessuna autorità darebbe seguito ad una querela per "assillamento" , che pure è un reato riconosciuto e sanzionato.

Pubblicità ingannevole. La pubblicità è ingannevole quando induce in errore il consumatore, influenzandone le decisioni mediante informazioni false o con il mancato apporto di informazioni rilevanti. Gran parte della propaganda e della apologetica cattolica è a tutti gli effetti pubblicità ingannevole. Promettere la vita eterna è pubblicità ingannevole, in quanto nessuno ha mai dimostrato di avere realmente ottenuto il bene promesso; ed è in buona parte pubblicità dannosa al fedele in quanto lo induce a concrete privazioni (economiche, affettive) nella promessa di un improbabile bene superiore futuro.
Ancora più ingannevole è l’incessante propaganda dei cosiddetti ‘miracoli’ medici, dei quali non è mai stata fornita alcuna dimostrazione alla comunità scientifica e su riviste referenziate; ed a proposito dei quali si omette nei racconti a supporto la sia pur minima citazione delle obiezioni razionaliste. Tale genere di pubblicità ingannevole induce i fedeli ad onerosi viaggi in lontani luoghi di culto, a tutto beneficio di imprese commerciali direttamente controllate dalla Chiesa.
Altro esempio di pubblicità ingannevole, secondo molte denunce presentate, è quella per l’8x1000, nella quale non si precisa come solo una parte minore dei fondi raccolti sia destinata a scopi umanitari, che invece sono i più (o gli unici) sbandierati.

Manipolazione. Effetto estremo cui  tende in fondo certa pubblicità, che vuole imporre all’utente marchi piuttosto che prodotti, e per questo gioca più su nomi e slogan che sulla utilità e qualità del prodotto. Il pubblicitario cerca di indurre a ricordare il minor numero possibile di marchi alternativi. Che il prodotto sia il nome di un detersivo o un simbolo religioso (come il crocifisso) la logica mercantile è la stessa.

Stalking. Comportamento afflittivo attuato su qualcuno, solitamente per lunghi periodi, ingeneratore stati di ansia e paura, al punto da comprometterne la qualità di vita. Solitamente si serve di comunicazione verbale o scritta. Per quanto non pienamente rientrante nella descrizione ordinaria, gran parte della cultura religiosa (ad esempio la reiterata istigazione della paura per l’inferno) rientra perfettamente in questo genere di fenomeni. Lo svelamento anticlericale ed antiteologico di questa persecuzione appare un atto assolutamente legittimo e meritorio.

Codice di autodisciplina pubblicitaria, In materia di religioni il messaggio non dovrebbe recare offesa ai credenti. Ma che dire invece dell’offesa ai non credenti, alla scienza, all’intelligenza, alla cultura?

Garante della pubblicità. Dovrebbe tutelare la ‘non ingannevolezza’ del contenuto pubblicitario; tanto più, quanto maggiore è il mercato potenziale. Ma quale garante si è mai interessato delle innumerevoli bugie religiose, soprattutto di quelle diffuse sulle televisioni e sulla stampa? Prima di indagare se la frase «Dio probabilmente non esiste» è ingannevole, non si è mai indagato se lo sia la frase «Dio esiste». Solo l’affermazione che qualcosa ‘esiste’ richiede una prova.

Par condicio comunicativa. Una breve campagna atea (a pagamento; non sorretta dall’8 per mille!) non potrà mai pareggiare la perenne (in gran parte gratuita) campagna pubblicitaria verso il Vaticano perpetrata dalla maggioranza dei media. Su ogni questione di rilievo in campo sociale ed etico la TV in particolare è sempre pronta (e prona) ad invitare il testimonial credente o il clericale di turno, mentre il non credente è solo occasionalmente invitato, e spesso messo all’angolo o in minoranza.
Pubblicizzare l’ateismo (‘filosofico’ o ‘pratico’) non è un delitto, come non lo è qualunque altra propaganda politica o ideologica non in contrasto con le leggi e la morale condivisa.

Libera concorrenza. Non piace alla chiesa: sugli slogan come sul denaro (vedi i richiami del’Unione Europea circa i vantaggi fiscali e sulla concorrenza derivanti alla Chiesa dall’esenzione del pagamento dell’ICI per gli immobili di natura «non esclusivamente commerciale». Anche in questo contenzioso la coalizione di governo italiana di centro-destra ha attaccato il presunto «anticristianesimo» e «anticlericalismo» di supposti «circoli radical-massonici» che influenzerebbero le decisioni dell’UE e ha perfino intimato alla Commissione Europea di non agire in maniera da dare l’idea di un’istituzione «anticristiana». Da parte sua il Vaticano, per voce del Segretario di Stato Tarcisio Bertone, ha denunciato «oscure intenzioni» da parte dell’UE di «distruggere la credibilità di istituzioni ecclesiali che sono le più presenti nella società e le più attive nel curarne le ferite».

Censura. A dispetto della presunta razionalità delle argomentazioni teologiche, la censura (anche preventiva) è da tempo l’arma preferita dalla Chiesa contro oppositori interni ed esterni. Questa censura non riguarda solo i chierici, ma tutti i ‘laici’, e include tutti i libri che trattino le ‘Sacre Scritture’, la teologia, la storia eccelsiastica, il Diritto canonico, la teologia naturale, l’etica e le altre scienze che toccano materie religiose e morali; i libri e gli opuscoli di preghiere, di devozione, di istruzione e dottrina religiosa, morale, ascetica, mistica; i libri edificanti e simili, anche se destinati a favorire a pietà; tutti gli scritti che hanno attinenza con la religione e i buoni costumi (si veda in proposito il Codex Iuris Canonici, del 1917, Canone 1385).

Libertà di espressione delle minoranze. Richiamata da qualche articolo; ad esempio su La Repubblica, dopo l’intervento della Curia genovese e di uno studio legale consulente delle concessionaria pubblicitaria che avrebbe dovuto diffondere il messaggio incriminato.

Discriminazione. Il rifiuto della pubblicità (come attuato a Genova) è un trattamento non paritario ingiustificato, attuato nei confronti di un gruppo di individui (riuniti in associazione legale riconosciuta dallo stato) a motivo delle loro convinzioni (per di più saldamente fondate su inoppugnabili dati scientifici, rigettati invece dalla chiesa). È paragonabile al razzismo, al sessismo ed all’omofobia.
Viola il diritto di espressione garantito: in tutte le costituzioni liberali; dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, redatta dalle Nazioni Unite e firmata a Parigi il 10 dicembre 1948; dall’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea che afferma: «È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali».
Il Consiglio d’Europa ed il Parlamento europeo, hanno definito il 2007 '"anno europeo delle pari opportunità per tutti", con l’obiettivo di rendere tutti i cittadini più consapevoli del proprio diritto di godere di uguali trattamenti e di vivere una vita libera da qualsiasi discriminazione.
In Italia, esiste un “Dipartimento per le pari opportunità” che dovrebbe farsi carico di eliminare ogni forma di discriminazione vietata per legge.

Pari diritti e doveri civili. Sempre contestati dalla Chiesa, come ad esempio, dall’Ottocento in poi: l’emancipazione dei Valdesi e degli Ebrei, l’abrogazione del foro ecclesiastico (che sottraeva i religiosi alla giustizia ordinaria), l’abolizione del diritto d’asilo entro le chiese con conseguente immunità, l’espropriabilità dei beni ecclesiastici, il valore del solo matrimonio civile. Da non dimenticare poi la severa condanna, nel “Sillabo”, della libertà di pensiero e di coscienza, del ‘relativismo etico’, della laicità dello Stato laico, dell'istruzione pubblica.

LA DIATRIBA

Provocazione. Secondo il sindaco Marta Vincenzi, «la linea del Comune di Genova è difendere democrazia e laicità, nonchè la libertà di espressione»: pur giudicando l’iniziativa UAAR «una provocazione», ritiene che «non offenda nessuno». Controreplica di Gasparri: Vincenzi «è una persona scadente», «mi recherò a Genova per esprimere l’indignazione della gran parte degli italiani per questa pessima iniziativa». Ma il cosiddetto ‘scandalo della croce’ non è forse la più grande provocazione della nostra storia?

Italia cattolica. Entità astratta, sconfessata dalla prassi quotidiana. Per Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, la campagna «sconcerta e rattrista [...] Tra manifestazioni politico-religiose dei fondamentalisti islamici nelle piazze di Milano e di Bologna e propagande di ateismo, l’inizio d’anno dell’Italia cattolica non è certamente positivo».
Suggeriamo al parlamento di istituire una “Commissione di indagine sulla cattolicità”, a cominciare da quella degli stessi suoi membri: solo fra abortisti, conviventi, adulterini, divorziati etc, risulterebbe una assise a maggioranza fortemente refrattaria al credo cattolico, perfetto specchio del paese reale.
La Chiesa cattolica pretende di intervenire nella vita pubblica degli italiani, soprattutto in fase legislativa, in quanto la quasi totalità sarebbe di fede cattolica. Ma questa presunzione si base sul semplice numero dei battezzati, in gran parte ormai tali solo perché i loro genitori non hanno rinunciato ad una tradizionale occasione conviviale.

Credente. La maggioranza degli italiani lo è (nelle dichiarazioni) per facile conformismo, convenienza o quieto vivere. Lo è diventato acriticamente e senza scelta, per tradizione familiare, per un battesimo subito, per un impegno di altri che sostanzialmente non rispetta nel quotidiano.

Utilità della religione. Secondo John S. Mill, la religione non è importante perchè ‘vera’ ma perchè ‘utile’. Ed in questo momento è sommamente utile alla politica, che per questo la sostiene e difende.

Il peso della religione cattolica. È ciò che induce la gente comune ad accettare passivamente qualunque manifestazione religiosa e qualunque intromissione del clero nei fatti quotidiani. I più confondono cattolicesimo con cultura; e bollano come falsità tutto ciò che si oppone ad una verità di fede.

Atei. Per consapevole e maturata scelta, non credono in dio e non ne sentono il bisogno. Ma secondo i politici al potere e secondo la chiesa non possono affermare pubblicamente questa loro convinzione.

Ateismo. Per la chiesa valgono ancora le parole conciliari, che pure apparivano ‘benevole’ rispetto ai roghi del passato: «l'ateismo va annoverato fra le realtà più gravi del nostro tempo»; «i fautori di tale dottrina, là dove accedono al potere, combattono con violenza la religione e diffondono l'ateismo anche ricorrendo agli strumenti di pressione di cui dispone il potere pubblico, specialmente nel campo dell'educazione dei giovani»; «la Chiesa, fedele ai suoi doveri verso Dio e verso gli uomini, non può fare a meno di riprovare, come ha fatto in passato, con tutta fermezza e con dolore, quelle dottrine e quelle azioni funeste che contrastano con la ragione e con l'esperienza comune degli uomini e che degradano l'uomo dalla sua innata grandezza»; «se manca la base religiosa e la speranza della vita eterna, la dignità umana viene lesa in maniera assai grave» [Costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, 1965]

Ateismo come fede. Se l’ateismo è anch’esso una fede, come sostengono i clericali, la letteratura religiosa (ininterrotto dileggio dei ‘poveri’ ed ‘infelici’ atei) offende i non credenti. Il “problema dell’ateismo” è uno degli aspetti più importanti della catechesi; dopo secoli di  colonialismo con contestuale imposizione della fede ai popoli cristianamente assoggettati ed acculturati (dunque ‘liberati’ dalle loro ‘superstizioni’), oggi, impossibilitata ai mezzi coercitivi, la Chiesa segue una politica comunicativa, verso i miscredenti, basata principalmente sul dileggio.

Rivendicazione della propria esistenza. È tempo che i non credenti reclamino con maggiore forza la loro presenza nel mondo della comunicazione, e che media ed istituzioni ne ascoltino la voce.

Proselitismo. Opera di chi vuole convertire altri (anche aggressivamente) alla propria religione o dottrina. I cristiani definiscono ‘evangelizzazione’ la testimonianza delle cosiddette ‘verita’ esposte nei Vangeli, e la considerano un obbligo morale, sulla base del testo di Matteo. Esprimere le proprie convinzioni agli altri è certo legittimo, ma l’evangelizzazione ha sempre rigettato con sprezzante superiorità le culture e le concezioni di vita ‘diverse’ da sè; ed in gran parte, specie nel Nuovo mondo nei secoli del colonialismo, è consistita in un proselitismo forzato. La pubblicità ‘atea’ non intende invece fare proselitismo; è solo informativa, nè più nè meno di qualunque scritto scientifico con cui la fede sia in contraddizione.

Puzza di proselitismo. (da un commento sui Blog) «puzza di proselitismo? Una setta? Cerchiamo di utilizzare i termini con intelligenza. Non mi sembra che in quelle scritte ci sia invito a diventare ateo o qualsiasi altra forma di proselitismo; è uno slogan che dice qualcosa, secondo me, di sensato e bello; parla di etica. Sulla setta, bè non c’è bisogno di contestare; ma tant’è, quando uno non ha niente da dire le spara a casaccio».

Outing. Un diritto negato agli atei, da sempre bollati come pericolosi per la società. L’ateo fa concretamente più paura del credente di ogni altra religione.

Crociata. Gli autobus atei, nella loro ‘crociata’ non uccideranno mai nessuno, salvo ubriacature degli autisti.

Cattiverie contro la religione e la Chiesa. Si guarda la pagliuzza e si dimentica la trave. Il celeberrimo e mai rinnegato ‘Apparecchio alla morte’ di Alfonso de Liguori basta da solo a rappresentare tutte le cattiverie pronunciate dalla chiesa contro gli acattolici e gli areligiosi.

Folklore. Secondo i rappresentanti delle locali comunità islamica ed ebraica, la campagna è «folkloristica». Il vicepresidente della Commissione infanzia, Gabriella Carlucci (Pdl), giudica l’iniziativa «una provocazione offensiva» in particolare per i cattolici utenti del servizio di trasporto pubblico, «costretti a sopportare slogan e volgare ironia sui propri simboli religiosi».
Ha certamente fatto confusione fra campagne e soggetti diversi.

Pagliacciata. L’on. Carlucci attacca l’amministrazione comunale di Genova, che «avrebbe fatto bene a negare l’autorizzazione a questa pagliacciata». Il senatore del PDL Giorgio Boracin e il capogruppo regionale di AN Gianni Plinio auspicano che l’ente trasporti neghi il permesso alla campagna UAAR, accostata alle «carnevalate blasfeme come il prossimo Gay Pride».

"Mettiamoli a tacere". Espressione ricorrente sui blog antilaicali, tipicamente squadrista, che fotografa bene la libertà condizionata degli italiani di fronte all’ingerenza vaticana.

Diritto a parlare (diritti umani). Pensare e affermare che Dio non esiste è un diritto degli atei, come è un diritto dei credenti pensare e affermare che Dio esiste. Nessuna delle due parti ha presunzione di verità, anche se le prove oggettive sono tutte in favore degli atei.

Atei come i comunisti? O come i terroristi musulmani. L’hanno gridato in molti. Perchè non come i nazisti e fascisti, parimenti ‘criminali’, che invece si accordarono con la chiesa per spartirsi il potere sui corpi e sulle anime? Gli atei non hanno mai promosso crociate e sterminato in nome dell’ateismo. Molti papi e santi della chiesa, purtroppo, si.

Sensibilità. Quella per i non cristiani (siano atei, agnostici, o credenti di un’altra religione) non viene mai presa in considerazione. Molte affermazioni del clero sono profondamente offensive per qualunque sensibilità.

Teologi al passo con i tempi. (da un Blog) «Casomai qualcuno di voi fosse interessato a disquisire in merito a spinose questioni teologiche, vi segnalo, dopo averne avuto notizia dall’edizione on line di “La Repubblica”, che il teologo morale Antonio Frungi si è iscritto a Facebook per crearvi il gruppo: “Dio esiste”. E io che immaginavo che i teologi trascorressero le giornate intenti a cercare risposte a profondissimi interrogativi spirituali o ad elaborare dogmi».

Autogol. Sarà questo probabilmente, per i detrattori, l’effetto finale della manovra anti-ateobus. L’UAAR crescerà in numero di aderenti ed avrà maggiore visibilità.

LE PAROLE

Esistenza di Dio. Secondo il clero non si può affermare che Dio non esiste. Ma in tanti millenni non è mai stato provato il contrario. La realtà oggettiva, l’assenza visibile di interventi divini sulle atrocità quotidiane, nonostante l’incessante appello a Dio, conferma inequivocabilmente che Dio non esiste, se non come pia illusione.

“Probabilmente Dio non esiste”. Non è l’esatto contrario di ‘Dio esiste’. Vuole indurre a vivere con maggiore consapevolezza e responsabilità, sulla base di una morale condivisa e di un sano edonismo. Euclide, 2300 anni fa, era stato molto più deciso «Ciò che è affermato senza prova, può esser negato senza prova»; non per questo è stato depennato dai libri scolastici.

“Dio non c’è, ma almeno non lo si faccia sapere in giro”. Possiamo parafrasare così una celebre indignata espressione di una credente inglese, dopo la pubblicazione della “Origine delle specie” di Darwin. Una ipocrisia sociale.

Godersi la vita. È  il desiderio più impellente dei nostri tempi; ma anche il pericolo maggiormente temuto dalla Chiesa, perché porta a dimenticarsi dell’aldilà e a non preoccuparsene più. Per l’Occidente cristiano, il rifiuto a godersi la vita (sempre esaltato) è stato una delle maggiore cause storiche di infelicità. L’ateismo può anch’esso non portare alla felicità, ma quanto meno non la ostacola né denigra. Spesso i peccatori ci hanno insegnato ed aiutato più dei moralisti.

«Un'evidente caduta di stile». La pensa così monsignore Marco Doldi teologo e parroco della chiesa genovese di Nostra Signora delle Vigne, che aggiunge «da sempre il discorso su Dio si tiene nelle sedi e nelle forme più adatte: confronti, lezioni, dibattiti, libri, incontri» ossia «luoghi in cui le persone, consapevoli dell'importanza di affermare l'esistenza di Dio o il suo contrario, si incontrano, forse anche si scontrano, ma dialogano [...] Qui, invece la questione su Dio è affrontata con la pubblicità, che non permette alcun confronto»; «quello che a loro sembra civiltà, deridere chi crede in Dio, è motivo di grande sofferenza [per ebrei, cristiani e musulmani] ed è ostacolo all'integrazione dei popoli»; «da millenni credenti e non credenti si parlano; c'è da augurarsi che il dialogo sia sempre mantenuto nello stile, che gli argomenti meritano. Non sul retro degli autobus!».
Monsignore non la dice tutta. Il discorso su Dio ordinariamente si tiene nelle chiese, negli oratori, nei seminari: dove non esiste alcun contraddittorio.

Spreco di denaro (letto su di un blog) «L'azienda dei trasporti pubblici genovesi guadagna tramite quella pubblicità.  Sono cristiano, ma non mi infastidisce. Se hanno soldi da sprecare per scrivere sulla carrozzeria di un autobus il proprio pensiero, facciano pure. Io avrei investito diversamente quei soldi... ». Bravo. Ma siate coerenti voi cristiani, almeno di questi tempi. Perchè non cominciamo a risparmiare sugli sprechi (anche da parte delle istituzioni pubbliche compiacenti) per le folkloristiche feste patronali?

Slogan contro il sacro? Come dimenticare una lunga tradizione cattolica di slogan contro la libera coscienza? «Nell’urna Dio ti guarda, Stalin no», è il più celebre esempio di pubblicità intimidatoria filoclericale, usata in Italia nell’immediato dopoguerra. Ma poi abbiamo avuto anche preti che chiedevano di votare per Maria Santissima Immacolata (il MSI di Almirante ).

Accettazione acritica. (da un Blog) «Dal momento che non siamo sicuri dell’esistenza del Sommo, accettare acriticamente questo fatto come vero, è tipico di una persona abbastanza malandrina, specie se sfruttando questa debolissima tesi riescono a fare un sacco di soldi senza lavorare [...] è come se uno ti dicesse: “devi lavorare per me e passarmi parte del tuo stipendio altrimenti finirai all’inferno”. Specie se te lo dice quando sei ancora piccolo, tu obbedisci».

Cagnara. (da un Blog) «Quanta cagnara su una pubblicità per una benemerita associazione . Ce ne fossero di milioni di altre associazioni che sputtanasssero i ladri cattolici . Cos’è, hanno paura della libera concorrenza ? Ravasi che parla di carnevalata […] ma lui si guarda come va in giro ? Si veste da pagliaccio alla moda di Bisanzio e ha pure il coraggio di parlare ? Non si dovrebbe dire che dio non esiste perchè è un affermazione indimostrabile dice . Che faccia di culo ! Lui che con la sua associazione fa miliardi a palate da duemila anni sull’affermazione contraria». Irriverente ma concreto.

La regina delle ipocrisie. Così viene giudicata a molti la posizione di chi difende a spada tratta la posizione clericale, di fronte ad una serena critica di ciò che non è dimostrato nè dimostrabile: l’esistenza di Dio.

LE PERSONE

Gabriele Amorth, decano mondiale degli esorcisti, cui i media non negano visibilità, non è certo un campione della “razionalità cattolica” quando afferma «La recessione mondiale, la crisi dei mercati, le tribolazioni di Alitalia? Tutta colpa del demonio che suggerisce scelte economiche e finanziarie sbagliate per dividere e impoverire i paesi. Anche la crisi dell'Alitalia ha qualcosa di funestamente satanico»! Senza commenti

Angelo Bagnasco, arcivescovo di genova e presidente della CEI, soddisfatto anche per lo spostamento della data di svolgimento del Gay Pride,definisce la campagna per gli ateobus «una ferita alla sensibilità religiosa di tanta gente e non soltanto dei cattolici».

Giorgio Boracin (senatore AN) e Gianni Plinio (Capogruppo Regionale di AN) hanno scritto alla Presidenza di AMT di Genova invitandola a respingere la richiesta dell'Unione degli Atei per una campagna pubblicitaria a favore dell'ateismo sugli autobus cittadini in quanto provocatoria e
di cattivo gusto. «Vogliamo sperare nel buon senso del Presidente di AMT e della Sindaca Vincenzi. Un conto è il diritto ad esprimere la propria opinione in libertà, altra cosa è mettere in atto una provocazione nei confronti del Presidente della CEI, il Cardinale Angelo Bangasco, come ha dichiarato lo stesso promotore dell'iniziativa. Siamo fermamente convinti che provocazioni sconsiderate di questo tipo su mezzi pubblici e carnevalate blasfeme come il prossimo Gay Pride -cui le Istituzioni stanno ignobilmente conferendo il proprio patrocinio- non giovino a nessuno né tantomeno ad un confronto serio ed all'immagine della città di Genova».

Raffaele Carcano (segretario generale dell’UAAR) spiega «La campagna è una specie di sfida atea in casa di Bagnasco, il capo dei vescovi italiani. Dopo le polemiche sul Gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l'UAAR ha deciso di riprendersi un po' di par condicio. E di fare pubblicità all'incredulità».

Gabriella Carlucci, vicepresidente della Commissione Infanzia, del PDL, dichiara: «La campagna pubblicitaria che sponsorizza l'ateismo su alcuni autobus pubblici di Genova è assolutamente sgradevole e fuori luogo»; «Una provocazione offensiva per molti cittadini cattolici, utenti del servizio di trasporto pubblico, che si vedono costretti a sopportare slogan e volgare ironia sui propri simboli religiosi. L'amministrazione di sinistra avrebbe fatto bene a negare l'autorizzazione a questa pagliacciata. La propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. Reclamizzare l'ateismo in una città a forte maggioranza cattolica, nella città del Presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, è sicuramente un idea di pessimo gusto. Sponsorizzare la propria fede offendendo la religione altrui è un fatto estremamente grave che deve essere assolutamente stigmatizzato».

Antonio Catricalà (garante della concorrenza e del mercato) ha chiesto agli «uffici che si occupano di pubblicità ingannevole e pericolosa» se l’iniziativa anti religiosa sui mezzi di linea dell’Amt possa essere bloccata d’ufficio. Esagerato!

Yunus Distefano (portavoce della CO.RE.IS, Comunità Religiosa Islamica), parla di gesto «folkloristico», del quale «non si sentiva il bisogno» e che «lascia qualche perplessita». Secondo lui sarebbe più utile «privilegiare il confronto ed il dialogo costruttivo, tra credenti e non credenti, sia sul piano culturale che politico, per migliorare la società nella quale viviamo» piuttosto che «comunicare che Dio non esiste». Alla domanda sul perchè allora la chiesa si ostini a comunicare che ‘Dio esiste’, risponde «In fondo penso che anche queste persone sono convinte che Dio esiste, altrimenti non spenderebbero soldi per dipingere gli autobus».

Monsignore Marco Doldi sostiene che la campagna è «un’evidente caduta di stile» e un mero attacco a Bagnasco: «la questione su Dio è affrontata con la pubblicità, che non permette alcun confronto. Parlare di Dio con il linguaggio pubblicitario è ridurre la questione a fatto banale».

Franco Garelli, (La stampa) parla di «scossa ai credenti» e di un’iniziativa che «s’iscrive nel clima ad alta tensione che da qualche tempo caratterizza i rapporti tra Chiesa e mondo laico, parte del quale reagisce con fastidio a una Chiesa sempre più protagonista nel campo culturale ed etico, e che continua a identificare l’Italia tout court con l’Italia cattolica».

Maurizio Gasparri (presidente del gruppo PDL al Senato) si è detto «sconcertato e rattristato» dall’iniziativa.

Andrea Gatto (segretario nazionale della Faisa-Cisal) annuncia che il suo sindacato tutelerà i lavoratori che, per motivi di coscienza, non saliranno sui mezzi genovesi con la scritta «La cattiva notizia è che Dio non esiste». E afferma: «Rispetto tutte le religioni del mondo dunque pretendo che in Italia sia rispettata la religione cattolica, per la quale Dio esiste. La stragrande maggioranza degli italiani è credente. Come gli autisti, che non possono non sentirsi profondamente offesi». Altri sindacati (CGIL, UGL) hanno tuttavia preso le distanze da questa iniziativa, che non risulta aver alcun appiglio legale.

Alessandro Gilioli, afferma su “L’Espresso blog” «Ci mancava la setta dei senza Dio». E sostiene che «il successo mediatico della UAAR somiglia alle tante forme di eccentrico proliferare di sette d’ogni ordine e tipo, insomma un epifenomeno tra i tanti nel tramonto di questo nostro Occidente neoellenistico».

Girgio Merlo, deputato del PD ha detto, a proposito di un ‘ritorno al sacro’, che in questi tempi di cambiamenti e carenze di valori, guardare e rivolgersi alla religione  è una cosa necessaria.

Giuseppe Momigliano (rabbino capo della Comunità ebraica di Genova), parla di «un gesto folkloristico non rilevante».

Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, afferma: «Io ho sempre detto che il dialogo con l'ateismo è importante quando viene condotto sulla base di visioni complete e alternative dell'esistenza e della storia. Quando uno, e pensiamo a Marx e a Nietzsche, ha una visione di insieme della realtà che è alternativa rispetto al cristianesimo, è una cosa. Quando invece, tutto si gioca sulla base della dichiarazione che ha il sapore della goliardia e della provocazione, allora c'è poco da dire». Certamente con conosce l’UAAR, e l’ha confusa con un circo.

Fabrizio Repetto, presidente diocesano di Azione Cattolica, sostiene che il “90%” della popolazione mondiale (questa sarebbe la percentuale dei credenti) non può sbagliarsi. Si sbaglia: anche sulla base di fonti cattoliche, i non credenti nel mondo sarebbero circa 1 miliardo e non il 10% della popolazione.

Antonio Rungi (teologo morale) ha lanciato su Facebook  il gruppo 'Dio esiste', affermando: «Riconoscere Dio è questione di fede, ma è anche espressione di maturità e serietà umana». «Noi credenti di ogni religione non abbiamo bisogno di pullman di linea o particolari per pubblicizzare l'esistenza di Dio. Dio non ha bisogno di essere pubblicizzato o farsi pubblicità, Egli è conosciuto, amato ed è presente nella vita dei credenti di tutte le religioni».

Gabriele Saldo, Matteo Rosso, Gino Garibaldi, Luigi Morgillo (componenti del Gruppo Regionale di Forza Italia) hanno detto: «È inaccettabile che la Sindaca Vincenzi permetta manifestazioni che provocano quanto meno disagio nella maggior parte dei cittadini genovesi. Questa è l'ennesima offesa per i credenti»; «Ci sembra pertanto evidente che la campagna pubblicitaria dei bus anticlericali, per come è stata impostata dai promotori genovesi, non sia altro che un attacco alla Cei e alle istituzioni religiose cattoliche, poiché, secondo noi, l'UAAR riduce in modo strumentale la questione dell'identificazione della fede e dell'esistenza di dio con
il cattolicesimo, al solo scopo di contestarlo
»; «Siamo fermamente convinti del rispetto delle intime convinzioni di ciascuno, ma troviamo indecente che si dia la possibilità di pubblicizzare sugli autobus una campagna mirata a minare i principi di fede, che accomunano per una volta cattolici e non, perché nonostante le differenze evidenti tutte le religioni pongono a proprio fondamento l'esistenza di Dio. E riteniamo che i bus antiDio siano un'offesa a tutti i credenti, di tutte le religioni. Inoltre, riteniamo che si tratti di un messaggio assolutamente diseducativo anche per i più giovani e chiediamo un intervento della Sindaca a difesa della pluralità delle idee e dei convincimenti dei cittadini».

Deodato Scanderebech (capogruppo dell’Udc al consiglio regionale piemontese) minaccia di incatenarsi al Duomo se l’offensivo slogan dovesse approdare a Torino: «Questo slogan tradotto malamente dall’inglese è estremamente offensivo nei confronti dei Cattolici italiani ed è un chiaro attacco provocatorio contro la Chiesa. In un momento drammatico di crisi economica e sociale, l’unica forza che ogni persona ha è la Fede in Dio. Pertanto bisogna impedire con fermezza ogni attacco di intolleranza che provoca ulteriore instabilità sociale».

Ariane Sherine, giornalista del “Guardian”, ha promosso la campagna degli ateobus di Londra poichè disgustata da una frase pubblicizzata sugli stessi autobus in cui si minaciava la condanna per i non cristiani a morire bruciati nell’inferno, che poi non era altro che una citazione dai Vangeli (Matteo 25:41). La sua intenzione, nel proporre la controiniziativa, non era tanto quella di propagandare l’ateismo, quanto di proporre il messaggio razionale e positivo di ‘godersi la vita’. Per la Sherine, non è possibile che nel XXI secolo si intimorisca la gente con messaggi infondati.

Michele Serra, su Repubblica, rileva che la semplice enunciazione dell’idea dell’inesistenza di Dio suona ancora oggi «blasfema o provocatoria», e coglie il nocciolo del problema quando afferma: «Scrivete “Dio c’è”, e nessuno vi accuserà di avere intenzioni offensive. Scrivete che non c’è, e si leverà un coro ostile. Questa è la differenza sostanziale tra teismo e ateismo».

Paolo Villaggio, si lamenta sull’Unità«Sessant´anni fa il cardinale Siri aveva fatto montare a 500 metri dal Duomo di San Lorenzo una enorme scritta luminosa "Dio ti vede" che non era una scritta benevola, non era un caritatevole "Dio ti assiste" ma una scritta minacciosa anche perché era proprio piazzata alla fine della salita Pollaioli che era lo sbocco della città vecchia, quella dei vicoli che a quei tempi era piena di case di tolleranza i cosiddetti "casini" di Stato [...] Quelle minacce causavano sensi di colpa pericolosissimi. [...] Penso a quanto siamo lontani dalla verità e quanto rozza sia l´idea di Dio che hanno i cristiani, gli ebrei, i musulmani. Penso ai milioni e milioni di morti che le guerre di religione hanno causato nei secoli, alle torture atroci dell´Inquisizione, al pericolo enorme di una guerra nucleare alla quale ci potrebbe portare l´integralismo islamico. [...] Le scritte "maledette" sui due autobus genovesi sono credibili, ma soprattutto fanno meno danni».

Marta Vincenzi, sindaco di Genova, dichiara a MicroMega: «Le polemiche sui bus atei sono la
cartina di tornasole di un paese che accetta supinamente posizioni che in altri tempi ci sarebbero sembrate aberranti
».

DIO NON ESISTE

«Se c'è un Dio, l'ateismo deve sembrargli una minore ingiuria che la religione». (Edmond e Jules de Goncourt)

«Dio è il nome che dall'inizio dei tempi gli uomini dettero alla loro ignoranza». (Max Nordau)

«Se Dio è dappertutto, è anche in me, agisce con me, sbaglia con me, offende Dio con me, combatte con me l'esistenza di Dio». (Paul Henri Thiry d'Holbach)

«Se Dio avesse voluto che credessimo in lui, sarebbe esistito». (Daniele Luttazzi)

«Credo che il nome di Dio non solo non si debba nominare invano, ma penso che non si debba nominare affatto». (Konrad Lorenz)

«Dio è l'unico essere che, per regnare, non ha nemmeno bisogno di esistere». (Charles Baudelaire)

«Dio ha una sola scusa: quella di non esistere». (Stendhal)

«Dio: tra i personaggi di fantasia è quello che preferisco». (Homer Simpson)

«I devoti, incapaci di accusare Dio di malvagità, si abituano a considerare i più duri colpi della sorte come prove indubbie della bontà celeste. Se sono immersi nel dolore, si ordina loro di credere che Dio li ama, che Dio li protegge, che Dio vuol metterli alla prova. Così la religione è arrivata a mutare il male in bene! Un incredulo diceva giustamente: “Se il buon Dio tratta così quelli che ama, lo prego con tutto il cuore di non pensare a me”». (Paul Thiry d'Holbach)

«I migliori e più evidenti successi dell'intelletto umano si sono avuti quasi solo quando esso sta alla lontana da Dio». (Robert Musil)

«Il pensiero della non esistenza di Dio non ha mai spaventato nessuno, ma è terrorizzante invece pensare che ne esista uno come quello che mi hanno descritto». (Denis Diderot)

«Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore». (Stefano Benni)

«La natura, voi dite, è del tutto inesplicabile senza un Dio. In altri termini, per spiegare ciò che capite ben poco, avete bisogno di una causa che non capite affatto». (Paul Henri Thiry d'Holbach)

«La nostra concezione di Dio deriva dall'antico dispotismo orientale, ed è una concezione indegna di uomini liberi. Non ha rispetto di sé stesso chi si disprezza e si definisce miserabile peccatore […] Non bisogna rimpiangere il passato o soffocare la libera intelligenza con idee che uomini ignoranti ci hanno propinato per secoli. Occorre sperare nell'avvenire e non voltarsi a guardare a cose ormai morte che, confidiamo, non rivivranno più in un mondo creato dalla nostra intelligenza». (Bertrand Russell)

«Nel totale compimento della volontà di Dio tutta la responsabilità cade su di Lui». (Hans Urs von Balthasar)

«Per me, è molto importante essere un non credente, vivere in un mondo in cui non ci sia Dio. Stare nel caos, evitando la consolazione». (David Grossman)

«S'i' fosse foco, arderei il mondo; s'i' fosse vento, lo tempestarei;  s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;  s'i' fosse Dio, manderei 'l en profondo». (Cecco Angiolieri)

«Se vuoi combattere i dittatori, comincia col primo dittatore: Dio». (Alberto Savinio)

«Se un dio ha fatto questo mondo, non vorrei essere quel dio: la miseria del mondo mi spezzerebbe il cuore». (Arthur Schopenhauer)

«Uno spartano domandò a un sacerdote che voleva confessarlo: “A chi devo confessare i miei peccati, a Dio o agli uomini?”. “A Dio”, rispose il prete. “Allora, ritirati, uomo”». (Plutarco)

«Come? L'uomo è soltanto un errore di Dio? O forse è Dio soltanto un errore dell'uomo? » (Friedrich Nietzsche)

«Si chiami la storia "sacra" col nome che merita in quanto storia maledetta; le parole "Dio", "salvatore", "redentore", "santo" siano usate come oltraggi, come epiteti da criminali». (Friedrich Nietzsche)

«A chi desidera acquisire un'idea intuitiva della Santissima Trinità, non posso consigliare di meglio che sognare niente, finché non si sia addormentato. [...] "No", "niente", "non", questo è il concetto intuitivo della Santissima Trinità». (Karl Marx)

«Che cosa è questo Dio che fa morire Dio per placare Dio? » (Denis Diderot)

ED INFINE

George Bernard Shaw ha scritto: «il punto di vista secondo cui il credente sarebbe più felice dell’ateo è assurdo, tanto quanto la diffusa convinzione che l’ubriaco sia più felice del sobrio». Esemplare!

J.W. Goethe (Faust, parte I).  Mefistofele (a Faust): «Oh il sant’uomo! Ora lo diventa! Questa è la prima volta in vita sua che testimonia il falso? Di Dio, dell’Universo, e di quel che vi ha vita; dell’uomo, di quel che agita la sua mente e il suo cuore, lei non ne ha date di definizioni risolute, sfrontate, temerarie? E volesse davvero guardare nel suo intimo, ne sapeva, ne convenga, non di più della morte del signor Schwerdtlein!». Immortale!

Francesco D’Alpa

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