Francesco  D’Alpa 

Medjugorje - La frode e l’estasi

ISBN  978-88-95357-11-9

pagine 272

Proprietà letteraria riservata
© Copyright  2017   Francesco D’Alpa
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Introduzione (pagine 7-10)

Nel 2016 milioni di credenti e migliaia di sacerdoti hanno celebrato in tutto il mondo i 35 anni delle ‘apparizioni’ mariane,[1]  della cosiddetta ‘Regina della pace di Medjugorje’: probabilmente il fenomeno mediatico più sconcertante di tutta la storia moderna della chiesa cattolica, per la palese mistura di fede, credulità e frode. Non è mia intenzione comunque discutere qui l’origine e lo sviluppo di questa vicenda, né entrare in discussioni teologiche sulla sua plausibilità, né commentare l’ipocrisia della Chiesa Cattolica, che consente il perpetuarsi di una grossolana menzogna. Il mio interesse è rivolto ad un solo particolare campo di indagine: le pretese estasi visionarie.

Il perché è ben chiaro: da quasi tre decenni si afferma da parte credente che, per la prima volta nella storia della mariologia, l’estasi apparizionaria ha ricevuto una patente di autenticità dal mondo della scienza; dunque sono vere le apparizioni, sono autentici i ‘messaggi’ della Madonna, esiste il soprannaturale.

Non è la prima volta che la scienza viene messa in campo a presunta conferma di fatti del genere; basti pensare alla lunga storia delle indagini (o pseudo tali) sullo spiritismo e sul paranormale. Rispetto a questi precedenti, che strizzavano l’occhio al positivismo (ed in effetti sembravano più legati ad in certo materialismo), a Medjugorje è in discussione non solo un intero mondo di valori della più importante credenza religiosa del mondo occidentale, ma l’idea stessa dei rapporti fra scienza e fede.

Oltre a quanto sporadicamente riportato da singoli esaminatori, tre ‘Commissioni mediche’ si sono proposte di rispondere, soprattutto con indagini strumentali, ad almeno due interrogativi riguardo ai veggenti di Medjugorje: (a) durante le presunte apparizioni essi hanno realmente delle estasi? (b) queste estasi hanno dei correlati fisiologici? Non si è trattato, va subito detto, di osservazioni ‘neutrali’, essendo di fatto intese a verificare una credenza (nell’apparizione) o un paradigma (psico-fisiologico); ed in tal senso le conclusioni a cui sono giunti i vari esaminatori (da cui proviene il messaggio consegnato ai media) appaiono decisamente forzate, come cercherò di dimostrare, da un preconcetto di tipo teologico: poiché le apparizioni ‘esistono’, e l’estasi ne è una condizione, se l’estasi è comprovata scientificamente l’apparizione è credibile (e con essa il messaggio dato al veggente).

Ma esiste una fenomenologia psicofisiologica specifica dell’estasi? ed in caso affermativo, il riscontro (anche parziale) degli elementi caratteristici di questa psicofisiologia è in grado di attestare la veridicità di una presunta estasi (e in subordine della apparizione correlata)? A queste due domande i componenti delle ‘Commissioni mediche’ che hanno analizzato i veggenti di Medjugorje (non ufficiali, rispetto alla Chiesa romana) hanno risposto inequivocabilmente: si!

Purtroppo, le cose non stanno affatto così. Non esiste infatti una precisa definizione scientifica dell’estasi, e di fatto sostanzialmente non ne esiste neanche una precisa definizione religiosa. In pratica, ognuno può farsela da sé, come nel caso dei medici giunti a Medjugorje, che hanno avallato come tipicamente ‘estatiche’ fenomenologie incerte e contraddittorie.

Ciò che accade (o meglio, accadrebbe) a Medjugorje ha aspetti soggettivi ed aspetti oggettivi. Fra i primi, l’apparire della Madonna, e i suoi messaggi: eventi (in realtà pseudo-eventi) narrati dai veggenti, non verificabili fenomenologicamente ed al massimo analizzabili in quanto a coerenza interna e rispetto alla tradizione e dottrina cattolica. Fra i secondi, le estasi ed i presunti fenomeni naturali (luci e scritte nel cielo, fenomeni solari, etc…) che accadrebbero nei siti delle apparizioni.

Gli elementi soggettivi sono al vaglio dei teologi, dei predicatori e dei critici della religione. Solo gli elementi oggettivi possono essere sottoposti al vaglio delle scienze.

Ma perché cercare prove fisiche delle apparizioni di Medjugorje?

I credenti, fedeli all’insegnamento della Chiesa Cattolica non avrebbero certo bisogno di prove materiali per sostenere la propria fede; ma, in tempi di intorpidimento delle coscienze e di relativizzazione degli assunti di fede, le cercano costantemente, anche nel tentativo di esibirle ai ‘non credenti’.

Concesso che ognuno (nel suo personale) può credere a quello che vuole, il caso Medjugorje ha una dimensione scientifica? È un dato di fatto che, ad eccezione degli esaminatori (in maggioranza cattolici credenti nelle apparizioni mariane) direttamente impegnati nelle varie ‘Commissioni’ o comunque recatisi isolatamente ad esaminare i veggenti, le estasi di Medjugorje non hanno per nulla interessato il mondo scientifico. Eppure, dopo la pubblicazione nel 1985 del primo ‘Dossier’ scientifico [LJ],[2] l’impressione (e, conseguentemente, la convinzione) dei credenti è stata che, per la prima volta nella storia, la medicina e le neuroscienze in particolare abbiano avuto la possibilità di esplorare empiricamente il substrato biologico, psicofisiologico e neuropsicologico degli stati mistici, delle estasi e dei fenomeni apparizionari.

Si tratta, palesemente, di una convinzione erronea, basata in particolare sull’idea che la mancata evidenza di un qualcosa di patologico che giustifichi la fenomenologia estatica sia la migliore conferma della sua realtà. Ma a Medjugorje si è assistito anche ad importanti cambiamenti di paradigma: una ‘Prima Commissione’, che voleva individuare elementi ‘biofisici’ specifici dell’estasi, ha dovuto limitarsi a constatarne la mancanza (‘certificando’, in alternativa, la buona fede dei veggenti); le due successive ‘Commissioni’ hanno ritenuto invece di avere individuato un pattern ‘psicofisiologico’ specifico dell’estasi, le cui caratteristiche purtuttavia contraddicono alcune delle precedenti conclusioni (oltre che in parte la stessa tradizione mistica).

Ciò che si muove intorno a Medjugorje ha, ovviamente, un significato spirituale. Se tralasciamo di considerare le apparizioni una sacrosanta frode, possiamo convenire sul fatto che alla base di un fenomeno così eclatante risiedano fattori psicologici, sociali e politici. Ma ciò non rende plausibile quanto reclamato. Ed i test medici non offrono alcuna significativa nuova prospettiva all’approccio al cosiddetto soprannaturale

Una delle principali preoccupazioni dei medici operanti a Medjugorje è stata quella di dimostrare definitivamente che gli stati mistici (e l’estasi in particolare) non sono espressione di una patologia mentale, alla base delle tante ‘stranezze’ dei mistici. Purtroppo, dimostrare che il misticismo (almeno in certe sue manifestazioni) non è una malattia mentale non equivale a dimostrare che esso sia un aspetto del ‘normale’ rapporto con il cosiddetto soprannaturale, piuttosto che una variante estrema della normale psicologia. D’altra parte, non tutti i mistici erano falsari o isterici; e magari pochi lo erano. Così come molti pittori, musicisti, uomini politici etc… erano e sono isterici o affetti da patologie psichiatriche, senza che questo abbia uno stretto legame con le loro attività.

Se è ipotizzabile che molti mistici della tradizione medievale fossero isterici, psicotici, intossicati, cefalalgici o quant’altro, non è per questo escluso (anzi è perfettamente ipotizzabile) che l’esperienza estatica (spesso pseudo-tale) possa essere collocata fra quelle fisiologicamente possibili, senza scomodare alcun soprannaturale (né alcunché di diabolico; né, per inciso, alcun paranormale).

Grazie agli studi medici sui veggenti di Medjugorje il soprannaturale sembra riclassificato come possibile (e reale) anche nella (e dalla) società moderna? È  in atto una sconfitta del paradigma ‘riduzionista’ razionalista, dell’ideologia illuminista? È il momento di riprendere in seria considerazione le narrazioni dei mistici e, alla fine, l’esistenza e l’intervento di Dio nel mondo? Una volta che neurologi, psicologi e psichiatri sono costretti a prendere atto del soprannaturale, è giunto il momento di rigettare tutti i paradigmi esplicativi ‘scientisti’ della fenomenologia mistica e restituire all’anima immateriale ciò che le apparterrebbe?

Nulla di tutto ciò, ovviamente. L’equivoco sta alla radice. Dietro gli ingiustificati proclami di pochi medici credenti e dietro la retorica apologetica non c’è proprio nulla che possa giustificare tali ardori. La nuda verità è un bluff medico e mediatico: esami mal eseguiti, risultati manipolati, etc…

Stranamente, va notato, con il caso Medjugorje, i credenti sembrano avere, almeno in parte, ribaltato i propri pregiudizi antiscientifici. Per molti di loro il dato strumentale è divenuto la prova di ciò che è sempre stato, invece, affidato all’intelletto ed ancor più al sentimento. I non credenti sarebbero finalmente obbligati, dal loro stesso scientismo, a credere al soprannaturale sulla base della prova dei fatti!

Ma più che uno studio scientifico sull’estasi, quello di Medjugorje (come vedremo) è di fatto uno studio sulla psico-fisiologia dei veggenti, o meglio sulla psicofisiologia degli attori di una rappresentazione dell’immaginario cattolico, alla quale i credenti attribuiscono la qualifica di verità, a prescindere.

 

[1] In questo saggio i termini ‘veggente’, ’visione’, ‘apparizione’, ‘estasi’ e similari vengono adoperati nel loro uso comune, senza per questo assegnare loro alcuna plausibilità né un preciso valore scientifico.

[2] In questo volume i ‘Dossier’ delle quattro ‘Commissioni’ vengono denominati in base al nome del coordinatore medico delle indagini.