Francesco  D’Alpa 

Medjugorje - La frode e l’estasi

ISBN  978-88-95357-11-9

pagine 272

Proprietà letteraria riservata
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Medici e veggenti (pagine 11-28)

I veggenti

Non è mia intenzione scrivere sulla storia, financo minima, delle apparizioni di Medjugorje. Il lettore interessato ai fatti principali ed alla loro critica può rivolgersi a testi sufficientemente approfonditi.[1] Qui basterà accennare all’essenziale.

I veggenti ‘ufficiali’ sono sei.[2]

- Ivan Dragicevic (n. 1965): avrebbe avuto apparizioni quotidiane dal 24 giugno 1981 ad oggi.

- Ivanka Ivankovic-Elez (n. 1966): avrebbe avuto apparizioni quotidiane dal 24 giugno 1981 al 7 maggio 1985; poi ogni anno il 25 giugno.

- Jakov Colo (n. 1971): avrebbe avuto apparizioni quotidiane dal 24 giugno 1981 al 12 settembre 1998; poi solo una apparizione il giorno di Natale.

- Marija Pavlovic Lunetti (n. 1965): avrebbe avuto apparizioni quotidiane dal 25 giugno 1981 ad oggi, fra cui una speciale il 25 di ogni mese.

- Mirjana Dragicevic Soldo (n. 1965): avrebbe avuto apparizioni quotidiane dal 24 giugno 1981 al 25 dicembre 1982; poi ogni 18 marzo fino al 1987; infine ogni 2 del mese, in pubblico, dalle ore 10 alle ore 11.

- Vicka Ivankovic (n. 1964) avrebbe avuto apparizioni quotidiane dal 24 giugno 1981 ad oggi.

Le prime apparizioni

Secondo il fantasioso racconto dei veggenti, il 24 giugno 1981, intorno alle 18.45, sarebbe avvenuta la prima apparizione, distinta in quattro fasi:

1 - nel corso di una normale passeggiata che si erano concesse per andare a fumare indisturbate lontano dalle loro abitazioni, Ivanka e Mirjana vedono per prime la Madonna (inizialmente solo Ivanka, poi entrambe assieme), senza obbedire ad alcuna chiamata, senza che vi fosse alcun segno atmosferico premonitore;[3]

2 - Ivanka e Mirjana tornano sul posto assieme a Milka (sorella dodicenne di Marija) e tutte e tre vedono la Madonna;

3 - Vicka vede la Madonna (ma non ne distingue il volto) assieme a Ivanka e Mirjana;

4 - Ivanka, Mirjana, Vicka e Ivan vedono la Madonna mentre un altro ragazzo che era con loro, Ivan Ivanković non vede proprio nulla (ma secondo le prime testimonianze di Vicka egli avrebbe visto invece ‘una cosa tutta bianca che si muove’).[4] Va sottolineato che la giornata è nuvolosa e la Madonna apparirebbe a circa 200-300 metri di distanza.

Il 25 giugno 1981, (a) alle 18.45 circa, Ivanka (che è in compagnia di Mirjana e Vicka) vede per prima un lampo improvviso, quindi appare la Madonna, come figura luminosa; (b) intervengono Marija e Jakov, che la vedono anch’essi.[5]

Il 26 giugno 1981, Mirjana domanda alla Madonna chi sia, e la Madonna le risponde ‘chiaramente e ad alta voce’. Per la prima volta i sei recitano delle preghiere.

Il 27 giugno 1981, alla presenza di migliaia di fedeli, la Madonna appare così vicina ai veggenti ed alla folla che addirittura alcuni le calpestano il velo; qualcuno la urta senza accorgersene.

Il 28 e 29 giugno 1981, la Madonna appare in prossimità dei veggenti

Il 30 giugno 1981, cinque dei veggenti (manca Ivan) hanno una apparizione a Cerno, dove si erano fermati per volere di Vicka durante un viaggio in auto.

Il 1 luglio 1981, Vicka, Ivanka e Marija hanno l’apparizione alle ore 18.00, mentre si trovano su di un furgone della polizia.

Il 2 luglio 1981, i sei hanno l’apparizione nella canonica della chiesa di Medjugorje, all’ora di inizio della messa, fissata per le sei.

Il 3 luglio 1981. L’apparizione avviene in canonica, in due tempi, dopo la preghiera, alla presenza di molti sacerdoti.

Le apparizioni dei giorni successivi avvengono in vari posti, intorno allo stesso orario, anche più volte al giorno.

Dopo questi primi ‘eventi’, a Medjugorje si instaura gradualmente un vero e proprio apparato cerimoniale apparizionale. Alla fine ognuno dei veggenti assume un ben preciso ruolo e sostiene di avere apparizioni personali in quantità, tempi ed orari ben definiti.

Le indagini mediche

Poiché l’apparizione non ha consistenza materiale, l’unica possibilità di studiare oggettivamente il fenomeno Medjugorje’ è quella di analizzare i suoi correlati (fenomeni fisici, fenomeni atmosferici, etc…) e gli eventuali suoi effetti sui veggenti: (a) sul piano clinico, per quanto riguarda lo psichismo e la personalità; (b) dal punto di vista strumentale, per quanto attiene ai correlati psico-fisiologici dell’estasi, ovvero le modificazioni corporee che la determinano, l’accompagnano o la rendono possibile.

Grazie agli strumenti medici sarebbe possibile isolare gli aspetti ‘corporei’, ovvero ‘misurabili’, dell’estasi; per questo Laurentin e Joyeux danno grande enfasi ai risultati dei primi studi ‘strumentali’ da loro eseguiti, in quanto

«per la prima volta nella storia della scienza si possono studiare questi fatti per come si mostrano a Medjugorje e non meramente a posteriori.» [LJ, 5]

I dati medici sui veggenti di Medjugorje provengono sia da osservazioni sporadiche che da studi più o meno sistematici. Nei primi testi sull’argomento si dava abbastanza spazio ai primi, ma successivamente quasi solo i secondi hanno avuto risalto.

A discapito di quanto sbandierato dalla pubblicistica, non esistono tuttavia validi dati scientifici sulle presunte estasi di Medjugorje. I risultati dei primi superficiali test sono semplici comunicazioni frammentarie, quelli dei quattro ‘Dossier’ scientifici sono stati pubblicati al di fuori dell’ambito scientifico (nel caso dei ‘Dossier’ Joyeux, Frigerio e Gagliardi), o addirittura mai resi noti (nel caso del presunto ‘Dossier Loron’). Tutto il lavoro svolto a Medjugorje dalle cosiddette ‘Commissioni mediche’ non è mai stato presentato e discusso ad un importante congresso internazionale di neurofisiologia o psicofisiologia, e queste pubblicazioni (di fatto soprattutto ‘private’) non hanno mai interessato il mondo scientifico; vanamente se ne cercherebbe il riscontro negli indici medici.

Non a caso, nella loro monografia su “Le apparizioni della madonna”, del 1987, Margnelli e Gagliardi onestamente scrivevano:

«I risultati delle ricerche del 1985 non sono ancora stati dibattuti in ambienti di alto livello scientifico, né pubblicati su riviste specializzate. Sono comparsi in volumi a carattere non scientifico. [ndr: LJ, 1984, FMB, 1985] Nella prassi del lavoro scientifico è abitudine sottoporre i risultati di una ricerca alla critica dei colleghi: è un atto di grande importanza perché è solo dopo che si sono esclusi gli errori metodologici, dopo che si sono eliminati i dubbi e solo dopo che si sono discusse tutte le ipotesi, che è lecito trarre conclusioni. Questi obbiettivi si raggiungono, abitualmente, presentandosi ai congressi e pubblicando articoli sulle riviste specializzate.» [MG, 17-18]

Ma in seguito sembra che i due autori non abbiamo messo del tutto in pratica queste raccomandazioni. Infatti, a parte le auto-referenze bibliografiche presenti nei lori testi, dopo accurata ricerca, ho potuto reperire nei principali indici medici solo quattro lavori nei quali si cita Medjugorje, e per ben altro motivo: la insorgenza acuta di una maculopatia oculare irreversibile in soggetti che (lì o altrove) avevano osservato troppo a lungo il sole, sperando di vedere qualcosa di soprannaturale.[6]

Le prime relazioni

Le prime conosciute notizie ‘mediche’ sui veggenti di Medjugorje sono quelle fornite dal dr. Ante Bijevic, che, su incarico della polizia di Citluk, esamina Vicka e Ivan il 27 giugno 1981 (prima della sesta apparizione). Di questa visita (probabilmente solo un superficiale colloquio) non si sa nulla a parte il giudizio complessivo: ‘i ragazzi sono tutti bene equilibrati’. 

Il 29 giugno 1981, su incarico della polizia di Mostar, i veggenti vengono sottoposti per alcune ore ad una visita presso la clinica psichiatrica di Mostar. La psichiatra, dr.ssa Dzuda Mulija, li giudica assolutamente normali. Anche di questa visita non è disponibile alcuna documentazione. [LJ, 13]

Nel mese di ottobre 1981 Vicka viene intervistata per circa un’ora e mezza dallo psichiatra croato Nikola Bartulica, che la giudica persona assolutamente normale:

«Quando qualcuno sente dire che una persona ha delle visioni, per prima cosa si chiede se quella persona è mentalmente sana. Così ho domandato a Vicka cosa vede, sente, come reagisce. Lei ha risposto spontaneamente, senza paura o esitazione, e potete ben vedere quanto sia una persona determinata, assolutamente normale. […] In psichiatria, potete determinare velocemente se una persona è sincera.» [7]  [cfr: Laurentin R. (1998)]

Nel 1982 è la volta del francescano Slavko Barbaric (che in seguito sarà ampiamente coinvolto nel caso Medjugorje), dottore in Psicologia sociale e Teologia spirituale, che afferma di essere andato a Medjugorje senza pregiudizi e di avere esaminato (durante cinque mesi) tutti e sei i veggenti, giungendo alla conclusione che non sono manipolati, si comportano in modo indipendente l’uno dall’altro e non soffrono di allucinazioni.

Le sue conclusioni sono ampiamente riassunte nel ‘Dossier Joyeux’:

«1. Il gruppo dei ragazzi è nettamente distinto in quanto a carattere; ci sono ragazzi e ragazze di diversa età e di temperamento estremamente diverso. Il fenomeno non è spiegabile con l’azione di un leader, né con l’attività di un manipolatore esterno, ma solo con una apparizione che forma e dirige il gruppo. L’estasi non ha diminuito ma piuttosto accresciuto l’identità e la libertà dei veggenti e ciò include la loro vocazione. Essi comprendono i desideri della Vergine, ma questa li ha lasciati liberi ed essi a loro volta si sentono assolutamente liberi di prendere le proprie decisioni. 2. Le apparizioni non mostrano alcun segno di allucinazione; né il carattere né il profilo psicologico dei ragazzi, la loro storia, né il loro stile di vita forniscono argomenti in favore dell’allucinazione.» [8] [LJ, 12]

In quanto a scientificità Barbaric si dimostra un ‘esperto’ di basso profilo; all’interno del ‘Dossier Frigerio’, ad esempio, commentando l’ordine in cui procede la seduta apparizionaria, scrive:

«Finora in questo ordine non hanno mai commesso errori, mentre io stesso ho potuto sperimentare che prima delle visioni si sbagliano, recitano due volte l'Ave Maria oppure non la recitano affatto; l'ho riscontrato anche recitando il rosario con loro. La verità è che le frequenti ripetizioni fanno sì che un certo ordine, un certo standard diventino meccanici. Per questo a livello psicologico è molto importante il fatto che durante le «visioni» essi non si siano mai sbagliati.» [FMB, 67-68]

Non ci vuole molto piuttosto a comprendere che proprio la ripetitività è una evidente prova del fatto che i ragazzi recitano un collaudato copione!

Fra il 1982 ed il 1983, il dr. Ludvik Stopar (psichiatra, ipnologo e parapsicologo sloveno; docente universitario e direttore del Policlinico di Maribor) è probabilmente il primo medico ad esaminare i veggenti durante l’estasi, per quattro volte (ed ogni volta per circa dieci giorni): maggio e novembre 1982, giugno e novembre 1983. In queste occasioni egli piazza uno schermo davanti a Marija, che non reagisce, e davanti a Vicka, che chiude gli occhi riferendo poi che la visione non è stata compromessa. Incredibilmente, ciò basta a convincerlo della oggettività delle visioni! Anche secondo lui, i veggenti sono ragazzi normali; e, soprattutto, la loro esperienza è soprannaturale.

Il 23-24 agosto, 1983 è la volta del Dr. Philippe Madre, medico e psichiatra francese, diacono permanente, membro della comunità carismatica ‘Leone di Giuda e dell’Agnello immacolato’, fondatore e direttore di una clinica per lo studio sulle interazioni fra forze somatiche, psicologiche e soprannaturali.[9] Giunge a Medjugorje (accompagnato da due preti canadesi: Emiliano Tardif e Pierre Raucourt) più come credente che come medico, intenzionato a introdurvi il movimento carismatico per le ‘guarigioni spirituali’, ma il suo soggiorno viene subito interrotto dalla polizia; in ogni caso, anche secondo lui i veggenti sono sani di mentre e di corpo ed hanno intrapreso un cammino di miglioramento spirituale.

Il cardiochirurgo milanese Mario Botta esamina i veggenti (assieme ad altri medici italiani) in tre diversi periodi:

- l’ 8-9 dicembre 1983, valuta solo palpatoriamente la loro frequenza cardiaca, trovandola «normale» e invariata durante l’estasi; inoltre, durante l’apparizione, Ivan non si accorge che gli viene sollevato il cinturino dell’orologio [LJ, 15];[10]

- il 5 febbraio 1984, esegue semplicemente una ripresa video, ed il giorno dopo valuta nuovamente la frequenza del polso e del respiro trovandoli ancora una volta normali; inoltre, durante l’estasi, i ragazzi non reagiscono a dei pizzicotti [FMB, 20];

- il 23 marzo 1984 valuta con metodica Holter (ovvero con registrazione continua, utilizzando un cardiorecorder modello Cardioline, che ha un solo canale di registrazione) la frequenza cardiaca di Ivan, a partire da dieci minuti prima dell’apparizione e fino a dopo la messa; nel corso della registrazione la frequenza cardiaca risulta oscillare fra 74 e 110 al minuto; mentre è di 80-99/min (dunque anche a tratti diminuita) durante l’estasi (non vengono forniti ulteriori dettagli) [LJ, 15; FMB, 20].

Botta conclude i suoi rilievi affermando (per quello che può valere) che

«l’estasi non sopprime la normale fisiologia ma talora la trascende ponendo il veggente su di un piano più alto. Quindi è impossibile studiare l’apparizione usando i normali metodi diagnostici. Il fenomeno esige una apertura di fede alla Vergine alla quale i visionari affermano di rivolgersi.»[11] [LJ, 15]

La dr.ssa Maria Federica Magatti (anestesista) va a Medjugorje il 3-4 febbraio ed il 22 marzo 1984, ed afferma conclusivamente che, durante l’estasi [LJ, 13]:

- i veggenti «perdono il contatto con il mondo circostante; infatti rimangono insensibili alla stimolazione: chiamando, toccando, pizzicando non si ha risposta, neanche una indicazione di dolore nel caso del pizzicotto»;

- una luce di «circa 1000 watt» (generata da un proiettore cinematografico) posta davanti ai loro occhi non provoca alcuna modificazione del diametro pupillare;[12]

- l’ammiccamento mantiene il suo normale ritmo ed avviene spontaneamente se si tocca il volto;

- «durante l'apparizione i ragazzi sono in ginocchio con le mani giunte ed il volto e lo sguardo fisso ad un medesimo punto. Sollevando l'arto superiore di uno dei ragazzi (Ivan per la precisione) si osserva assenza di resistenza, ma quando l'arto viene abbandonato, anziché cadere pesantemente, torna nella posizione di partenza, come per un movimento volontario. La stessa osservazione, ancor più significativa, è stata fatta sollevando il piccolo Jakov che stava inginocchiato durante l'apparizione. Gli arti inferiori hanno assunto la posizione verticale, come “a penzoloni”, quasi senza controllo muscolare. Quando poi lo abbiamo appoggiato nuovamente sul pavimento, il bambino ha spontaneamente riacquistato la posizione genuflessa.» [FMB, 17] Tuttavia, «la sola attività motoria spontanea, e quindi “volontaria”, presente in quei momenti è il movimento delle labbra, che rivela il colloquio in atto fra la Vergine ed i veggenti.»[13] [FMB, 17]

- per quanto riguarda il sistema neurovegetativo: «Durante l'apparizione non si osserva né sudorazione né lacrimazione» [FMB, 17]; e «la frequenza cardiaca rimane costante, non si osserva sudorazione né lacrimazione.» [LJ, 14]

Da queste osservazioni, la dr.ssa Magatti deduce quella che a lei appare come una

«assoluta normalità di atteggiamento dei veggenti, nonostante la completa mancanza della coscienza relazionale, ovvero della possibilità di stabilire rapporti con il mondo esterno» [FMB, 17-18]

Va comunque segnalato che la stessa Magatti definisce la propria analisi «inadeguata e piuttosto veloce» [LJ, 13].

Il dr Luciano Cappello (ortopedico),[14] riferisce che durante le tre estasi da lui osservate nei giorni 5-6 febbraio e 23 marzo 1984 (Ivan, Jakov e Marija, 3 volte; Vicka, 2 volte; Ivanka, 1 volta) [FMB, 18]:

- Vicka è assolutamente estranea all’ambiente circostante e non dà il «minimo segno di reazione a quanto le veniva fatto» [FMB, 18];

- il polso di Vicka è «appena più frequente», il respiro normale, la fronte fresca [FMB, 18];

- Vicka non reagisce alle manovre degli esaminatori;

- i veggenti hanno un comportamento assolutamente simile a quello dei loro coetanei e «non mostrano agitazione né psichica né motoria» [FMB, 18];

- «non si apprezzano in loro segni di condizionamento psicologico» [LJ, 14];

- «durante la stessa apparizione, ho sollevato da terra in maniera improvvisa, afferrandolo sotto le ascelle il piccolo Jakov, per un'altezza di circa 15 cm. Jakov non ha offerto la minima resistenza, se non quella imposta dalla gravità, non ha avuto reazione di ricerca dell'equilibrio sia all'inizio del sollevamento che al riposizionamento in ginocchio, quasi che tale posizione fosse per lui quella di suo massimo rilassamento e secondo gravità. L'atteggiamento esteriore ed il comportamento non mi sono parsi tradire alcun condizionamento imposto di recente o da lunga data» [FMB, 18].

Ma ciò che più sorprende Cappello è la presenza di tre ‘sincronismi’ nei movimenti dei veggenti durante le apparizioni, che si succedono nel modo seguente [LJ, 15]:

1 - «i veggenti si piegano sulle ginocchia, le loro voci divengono inudibili mentre le loro labbra continuano a muoversi»; [15]

2 - «le loro voci ridivengono udibili nello stesso tempo, alla terza parola del Padre Nostro, dopo che l’apparizione ha recitato le prime due. Questo fenomeno va contro la teoria dell’accordo preventivo e non può attribuirsi a cause naturali»;[16]

3 - «gli occhi ed il capo si sollevano alla fine dell’apparizione con perfetta simultaneità», indipendentemente dal fatto che qualcuno fra i veggenti pronunci o no la parola “ode” (che in croato vuol dire “va via”).[17]

Il secondo ed il terzo sincronismo (a differenza del prim0) non ammettono, secondo il dr. Cappello, spiegazioni naturali ed indicano che «c’è qualcosa che è visto solo dai veggenti e non dagli osservatori» [LJ, 15].[18]

Fra il 4 e l’8 aprile 1984 il dr. Enzo Gabrici (neuro-psichiatra) esamina in due occasioni quattro dei veggenti; Ivan, Jakov, Marija, e Vicka (quest’ultima solo il primo giorno). A conclusione di questi incontri segnala:

- la normalità psicologica e comportamentale dei veggenti;

- il loro sincrono e repentino inginocchiamento, senza che si noti alcun cenno di intesa fra di loro;

- i rapidi movimenti labiali senza emissione di voce di Jakov;

- la convergenza dello sguardo dei veggenti verso un crocifisso «posto piuttosto in alto» [LJ, 16-17];

- che non si evidenziano segni indicativi «di fenomeni allucinatori, componenti della sindrome epilettica o di qualsiasi altro disturbo capace di provocare alterazioni della coscienza» [FMB, 75];

- «É inoltre impossibile che si tratti di suggestione ipnotica. Per questo occorre infatti che vi sia un ipnotizzatore e - a parte la difficoltà di mantenere per anni un tale condizionamento - non si potrebbe capire come la fine della scena possa avvenire senza la presenza del presunto ipnotizzatore. Per di più l'ipnotizzato, al risveglio non si rende conto di quanto gli è successo, mentre questi ragazzi, al termine dell'apparizione sono perfettamente coscienti di quanto hanno visto e udito, e riferiscono ai sacerdoti il contenuto esatto dei messaggi che hanno ricevuto. Certamente, al momento della “apparizione” essi sono come “rapiti” e non si curano affatto di ciò che avviene nell'ambiente circostante, come se in quel momento tutta la loro personalità fosse concentrata in un punto al di fuori di loro» [FMB, 75]

- non vi è alcun cambio di personalità o identità dei veggenti durante l’estasi;

- non entra in gioco un meccanismo di suggestione collettiva.

A riprova del clima di scarsa scientificità che in genere si respira a Medjugorje, è interessante notare come nella diagnosi differenziale dello stato estatico entri in gioco, secondo questo psichiatra, un fenomeno da baraccone quale la ‘trance medianica’:

«Certamente, al momento della “apparizione” essi sono come “rapiti” e non si curano affatto di ciò che avviene nell'ambiente circostante, come se in quel momento tutta la loro personalità fosse concentrata in un punto al di fuori di loro. È vero che un fenomeno simile l'ho potuto osservare in certe sedute medianiche alle quali ebbi occasione di assistere, durante le quali il soggetto si mostrava come invaso da un'altra personalità e parlava per forza di quella; ma posso assicurare che questo non è il caso dei ragazzi di Medjugorje. Nella “transe” medianica è comune che il medium arrivi ad una specie di svenimento o di abbandono, con perdita parziale, o anche totale, della coscienza prima che l'entità si manifesti e che parli in modo che tutti possano ascoltare ciò che dice; qua invece si tratta di un colloquio intimo e di una visione personale, senza apparenti variazioni dello stato di coscienza. Il distacco dall'ambiente avviene perché essi sono completamente presi dalla visione.» [FMB, 75]

Ed a suggello della deriva paranormalista, Gabrici afferma:

 «Vorrei anche ricordare che il nostro cervello, che è solo lo strumento della nostra psiche, in tutte le sue manifestazioni non oltrepassa i limiti del tempo e dello spazio che sono le caratteristiche dello svolgimento dei nostri stati di coscienza che ci mettono in relazione col mondo esterno. Ora, in queste comunicazioni, i parametri sono all'infuori del tempo e dello spazio.» [FMB, 75]

La dr.ssa Anna Maria Franchini, il 5 aprile 1984, esamina durante l’estasi Ivan, Vicka, Marija e Jakov, rilevando che:

«Tutti i ragazzi hanno un'espressione raccolta ed attenta ed i loro occhi non divagano. Si mettono in piedi di fronte al crocifisso, sul quale converge il loro sguardo. Recitano delle preghiere in croato. Poco dopo si inginocchiano simultaneamente, con uno scarto di decimi di secondo l'uno dall'altro, in un movimento rapido ed armonico di entrambe le ginocchia, e guardano con la massima attenzione verso il crocifisso, senza alcuna deviazione di sguardo. È  il momento della “apparizione”. Vicka sorride con un movimento complesso dei muscoli del viso; anche Jakov sorride e le loro labbra si muovono rapidamente senza emettere alcun suono udibile. Infine sollevano lo sguardo più in alto (Jakov alza anche il mento) e dicono in croato “ode” (se ne va). Poi subito si rialzano e ritornano in chiesa a pregare con molta intensità.» [FMB, 20-21]

In base a questa unica esperienza la Franchini si sente in grado di poter affermare:

«La mia impressione è stata di un gruppo dove ciascuno è indipendente ed assume atteggiamenti propri, ma tutti sono intensamente attratti verso un oggetto esterno, che polarizza la loro attenzione ed il loro interesse ad un livello di intensità che non ho mai visto prima e che caratterizza secondo me la singolarità dell'esperienza. La autentica semplicità dei ragazzi la rende evidente. Su tutto rimane il sigillo del segreto, il mistero dell'inconoscibile.» [FMB, 20-21]

Il sacerdote Nicolas Bulat, membro della Commissione episcopale, esegue, il 2 giugno 1984, un rudimentale esame della sensibilità dolorifica di Vicka, pungendola con uno spillone all’altezza della scapola sinistra; nonostante si verifichi anche un piccolo sanguinamento, secondo Bulat la veggente sembra non manifestare alcuna reazione (ma in realtà Vicka si sposta un poco).

La ‘Prima Commissione’ (1984)

Nel 1984, la vicenda delle presunte apparizioni di Medjugorje è nel suo quarto anno. Il Vaticano non si è affatto pronunciato e la chiesa locale è divisa tra favorevoli ed oppositori; ma oltre confine si è creato un grande interesse ed un vasto consenso.

Padre René Laurentin è oramai il più noto fra i sostenitori e pubblicisti di Medjugorje. Assolutamente convinto della autenticità delle apparizioni, pur definendosi «riluttante a mescolare esperimenti scientifici con fenomeni sacri definiti in termini di incontri di preghiera» [LJ, 4], costituisce, assieme ad alcuni medici francesi, un gruppo di studio per testare la sincerità dei veggenti ed escludere una origine ‘patologica’ delle visioni; compito da lui ritenuto necessario e urgente. A dirigere il gruppo viene scelto l’oncologo Henry Joyeux (n. 1945), del quale non si possono certo ignorare le ampie propensioni parascientifiche e le convinzioni etiche e religiose, e la cui posizione ‘scientifica’ sul caso Medjugorje appare assolutamente discutibile.[19] Joyeux si dichiara «affascinato ma non convinto” da quanto scritto da Laurentin nel suo volume “La Vergine appare a Medjugorje?”,[20] e ritiene indispensabile che un team medico esegua «un esame scientifico di questi straordinari fenomeni, che rischiavano di cessare senza che fosse stata fatta una indagine medica» [LJ, 46].

Gli altri medici direttamente impegnati in questa ‘Prima Commissione’ operano tutti presso istituzioni sanitarie di Montpellier, e sono: Jacques Philippot (n. 1945, oculista), Francois Rouquerol (n, 1947, otorinolaringoiatra), coadiuvati dall’ingegnere Renè Dubois-Chabert. Altri specialisti, ovvero il dr. Bernard Hoarau (n. 1933, cardiologo), il dr. Volpiliére e il dr. Jean Cadhillac (neurofisiologo) si limitano ad una attività di consulenza ed interpretazione dei tracciati registrati da Joyeux e dai suoi assistenti.[21]

Dopo soli pochi incontri con i veggenti e alcuni test strumentali, Laurentin e Joyeux ritengono di avere materiale sufficiente per redigere un report scientifico sui veggenti e teologico sull’apparizione. In particolare, secondo Joyeux, i dati scientifici raccolti forniscono una «base sufficiente per giungere a serie conclusioni scientifiche» (LJ, 72] e possono essere utilizzati per delineare una ipotetica ‘fisiologia’ dei veggenti.

Il ‘Dossier Joyeux’ riscuote subito un grande successo, ed ha ampio seguito fra i credenti: ma è del tutto ignorato dalla comunità scientifica. Ben presto, i rilievi clinici ed i test strumentali sui veggenti di Medjugorje diventano così a pieno titolo parte del mito apparizionario; la presunta dimostrazione di un modificato stato psico-fisico che accompagnerebbe le visioni, non spiegabile scientificamente, diviene per i credenti una conferma scientifica della ‘realtà apparizionaria’.

L’impatto dell’indagine diretta da Joyeux dipende certamente in buona parte dalla novità dell’approccio strumentale alla ‘fisiologia’ dell’estasi. Al momento, infatti, la scienza medica non dispone ancora di convincenti descrizioni dell’estasi, se non frammentarie, oltre a quelle ‘storiche’ sul solo comportamento dei veggenti in altri contesti apparizionari (ad esempio Lourdes, Fatima, Pontmain).

Si tratta di un fenomeno patologico, come sostiene una letteratura ‘scettica’ (e di fatto ‘denigratoria’), oppure di un particolare stato di coscienza, coerente con il carattere delle apparizioni? Ed è eventualmente possibile evidenziare, durante il suo manifestarsi, una modificata attività del sistema nervoso? Infine, è possibile indagare sul tipo di comunicazione che si viene a stabilire fra il veggente e l’oggetto della visione?

Tutte queste sono domande cui la scienza fino ad ora non ha risposto, ma neanche indagato. Ed in tal senso il lavoro del gruppo di Montpellier avrebbe un carattere pionieristico.

Ma purtroppo ne ha anche un altro, negativo: l’apertura incondizionata (sotto le apparenze di una ‘ricerca di frontiera’, condotta con ‘mente aperta’) ad una dimensione soprannaturale assolutamente incongrua con il discorso scientifico; un soprannaturale alla cui esistenza gli autori credono e del quale intendono dimostrare non ‘se’ realmente esiste, ma solo ‘come’ esso si mette in rapporto con la realtà fisiologica e psichica dei veggenti. Dunque il loro atteggiamento è sempre e comunque favorevole ad una ‘realtà’ apparizionaria; sempre orientato a credere alla sincerità dei veggenti, verso i quali prestano una piena accondiscendenza, che inficia la programmazione dei test e la raccolta dei risultati; sui quali e grazie ai quali vengono elaborate spiegazioni coerenti con alcuni presupposti teologici, sempre in primo piano.

A causa di tutto ciò, le conclusioni di questa indagine sono assolutamente in linea con l’intento iniziale: dimostrare che le apparizioni di Medjugorje sono reali, e che i dati raccolti possono essere utilizzati per delineare una ipotetica ‘fisiologia’ estatico-visionaria

Secondo i partecipanti a questo primo studio collettivo, tutti i rilievi clinici e gli esami strumentali effettuati sui veggenti risultano assolutamente normali, permettono di escludere l’eventualità di una estasi ‘patologica’ e dimostrano (a) che i veggenti non mentono e non vi è frode, (b) che fra loro e la Madonna si verifica realmente una comunicazione oggettiva, indipendentemente dalle normali vie sensoriali.

Ma ciò è scientificamente inaccettabile; tanto è vero che non se ne trova alcun riscontro nella letteratura più autorevole; laddove, invece, nonostante una serie di problemi (la cattiva progettazione della ricerca; la inaffidabilità delle procedure d’esame; l’arbitrarietà dei dati raccolti; la loro errata o fuorviante interpretazione) molti cattolici, oltre trenta anni dopo, tessono ancora le lodi degli ‘scienziati’ francesi ed adducono a testimonianza della autenticità delle apparizioni di Medjugorje anche le loro conclusioni.

La ‘Seconda Commissione’ (1985)

Nel 1985 altri esaminatori, stavolta tutti italiani (anch’essi per lo più credenti), guidati dal dr. Luigi Frigerio, continuano, ritenendoli validi e significativi, gli studi di Joyeux, confermandone sostanzialmente le conclusioni.

Questo gruppo si dichiara peraltro già in partenza sicuro di giungere a conclusioni dimostrative del soprannaturale; non a caso Flaminio Piccoli sostiene nella sua presentazione del conclusivo ‘Dossier’

«medici, uomini di scienza, teologi di diverse nazioni hanno fatto il “punto della situazione”, con un impegno di straordinario valore che stronca alcune polemiche superficiali, che pone altri interrogativi, che apre nuovi orizzonti di luce sull’evento» [FMB, 3]

una affermazione che (come si vedrà meglio in seguito) si può facilmente dimostrare ampiamente ingiustificata.

Come nel precedente caso di del ‘Dossier Joyeux’, il ‘Dossier Frigerio’ è ampiamente condizionato da pregiudizi teologici. Non a caso si apre con una presentazione, che ben inquadra lo spirito della ricerca, con tutti i suoi sconfortanti limiti:

«il giudizio finale appartiene alla autorità ecclesiastica» [FMB, 3]

cui si aggiunge qualche ingiustificata esagerazione:

«scienziati anche non credenti andati a Medjugorje, con i criteri severi della scienza e della sapienza umana, hanno ammesso l’eccezionalità di un evento che non riescono a catalogare.»[22] [FMB, 4]

L’ambito in cui si muove il gruppo Frigerio è del resto ben chiaro. I suoi componenti professano di credere nelle ‘verità’ del cattolicesimo, in particolare nella «realtà dell’incontro fra l’umano ed il divino» [FMB, 8], sono convinti a priori della realtà delle apparizioni mariane e della ‘sincerità’ dei veggenti di Medjugorje e professano «piena adesione alla integrità della fede cattolica e totale sottomissione al Magistero Ecclesiastico» [FMB, 5]. E non a caso Frigerio giunge per la prima volta a Medjugorje con un carico di oggetti da fare benedire dalla Madonna.

Come era accaduto l’anno prima con il gruppo di Joyeux, questi studiosi intendono trovare (a dimostrazione del tanto sbandierato ‘accordo fra scienza e fede’) la conferma scientifica di un ‘fenomeno’ già personalmente ammesso senza riserve. Ed in tal senso deprecano «questo “a priori” razionalistico inconfessato che talora ha impregnato anche l’atteggiamento degli uomini di scienza» [FMB, 8]. In buona sostanza, essi cercano di sconfiggere lo scetticismo ‘scientista’ con le stesse armi della scienza.

Sulla stessa lunghezza d’onda, mons. Paolo Hnilica, cui viene affidata nel ‘Dossier’ una presentazione della fenomenologia mistica nella chiesa cattolica, scrive:

«1) Le indagini psicologiche permettono di escludere con certezza la frode e l'inganno da parte di tutti i veggenti. 2) Secondo gli esami medici si può escludere con certezza che si tratti di allucinazioni patologiche. 3) Secondo le indagini psicologiche e mediche si deve escludere una spiegazione puramente naturale di questi fenomeni.[23] 4) Secondo le osservazioni documentabili non è possibile ritenere una spiegazione di questi fenomeni che sia di ordine preternaturale ossia di origine diabolica» [FMB, 14].

La ‘Terza Commissione’ (1998)

Il ‘Dossier Joyeux’ ed il ‘Dossier Frigerio’ non attraggono per nulla l’attenzione della scienza accademica; così passano circa tredici anni prima che vengano eseguite nuove indagini mediche.

Quella presentata nel ‘Dossier Gagliardi’ prende origine, come lui stesso afferma, da una richiesta del parroco di Medjugorje, che in prefazione al volume pubblicato scrive:

«mi sono deciso di ordinare una ricerca psicofisiologica quanto esauriente ed indipendente possibile per provare l’autenticità al di là di ogni forma di inganno e di psicodinamica individuale come collettiva, sapendo bene che ogni giudizio ecclesiale su fenomeni straordinari presuppone la prova tec­nica che il fenomeno è avvenuto e che esso non è spiegabile in base alle attuali conoscenze scientifiche. Infatti, la domanda teologica intorno alla possibilità d’una connessione trascendentale si pone soltanto dopo la pro­va tecnica d’un tale fenomeno come la presunta estasi/apparizionale dei sei “Veggenti”.» [RG, V]

Il gruppo di studio costituito in questa occasione si propone, secondo quanto afferma Resch, di condurre

«una ricerca indi­pendente da tutti gli aspetti locali, basata unicamente sulla metodologia della ricerca psicofisiologica in base alle conoscenze odierne degli stati modificati di coscienza nella fattispecie religiosi.» [RG, 1]

C’è da osservare che, senza alcun dubbio, questo avrebbe dovuto essere l’intento anche delle precedenti ‘Commissioni’, che tuttavia (almeno a mio giudizio) hanno fallito sia nelle metodiche di indagine che nelle conclusioni. Nel caso di Resch e Gagliardi si può invece ritenere, a buon ragione, che l’intento sia stato in parte rispettato.

Nella loro articolata esposizione gli esaminatori del gruppo Gagliardi, ma in particolare lui stesso e Margnelli (i veri conduttori dell’indagine) mettono in grande rilievo le differenze fra la psicofisiologia dell’estasi (che essi avrebbero cercato per la prima volta di definire nelle sue peculiarità) e quella dell’ipnosi (sulla quale esistono invece molti studi). Ma i risultati, almeno per quanto riguarda il ‘caso Medjugorje’, non sono per nulla convincenti. Mentre infatti, da una parte, i dati di letteratura sulla psicofisiologia dell’ipnosi sono abbastanza concordanti, dall’altra i rilievi compiuti sui veggenti appaiono assolutamente contraddittori per non dire inconcludenti, sia fra di loro che a confronto con analoghi studi compiuti dagli stessi autori in altre occasioni e su altri veggenti.[24]

La ‘Quarta Commissione’ (2005)

Nel giugno 2005 si apre un oscuro capitolo nella storia degli esami medici sui veggenti di Medjugorje. Un nuovo gruppo di medici francesi (fra i quali ancora una volta Henry Joyeux) stavolta guidati dal neurologo Philippe Loron, si reca a Medjugorje, per eseguire (in meno di una giornata di lavoro) alcuni test su Ivan e Marija.

Ma, trascorso più di un decennio, e nonostante l’annuncio di una prossima pubblicazione di un resoconto scientifico su queste ultime esperienze ed alcune vaghe anticipazioni (ampiamente citate e celebrate) su pubblicazioni cattoliche, di questi esami non si conosce assolutamente nulla: né quali siano stati effettuati, né con quali risultati.[25] Gli unici elementi a disposizione degli studiosi del fenomeno sono le scarne dichiarazioni rilasciate da Loron al quotidiano ‘Slobodna Dalmacija’, in data 27 giugno 2005: i ‘nuovi test’ avrebbero ‘confermato’ i risultati del 1984-1985.

 

[1] Dal punto di vista critico consiglio, su tutti, la lettura del testo di Marco Corvaglia (2007).

[2] In questo tipo di ‘epifanie mariane’ compaiono spesso anche dei veggenti secondari (della prima ora); in questo caso si trattava principalmente di altri due: la dodicenne Milka Pavlović sorella di Marija, e di Ivan Ivanković, presenti solo alla prima apparizione del 24 giugno 1981.

[3] I dati essenziali sullo stato fisico dei veggenti in queste prime apparizioni sono ripresi da: Corvaglia M. (2007). Rimando a questo testo per la discussione sulla attendibilità della narrazione dei veggenti e sulle mistificazioni dei loro agiografi.

[4] Sulle controversie e contraddizioni su questo punto, vedi Corvaglia M. (2007), pp. 26 e segg.

[5] Tale è la testimonianza di Vicka (vedi: Corvaglia M., 2007, p. 30). Secondo la vulgata agiografica, anche Ivan era presente, ma ciò è contraddetto da una sua stessa testimonianza del 27 giugno 1981; vedi Corvaglia M. (2007), pp. 28-30.

[6] Nix R.R., Apple D.J. (1987); Campo R.V., Sipperley J.O., Hall G., Rappazzo J.A. (1988); Cangelosi G.C., Newsome D.A. (1988); Hope-Ross M., Travers S., Mooney D.  (1988).

[7] In [LJ] non vi è alcun accenno a questa visita. Nel 1989 Bartulica torna a Medjugorje ed intervista Marija, Ivan, Vicka, Mirjana and Ivanka, quindi pubblica in un volume le sue conclusioni sulla ‘salute normale’ dei veggenti [Bartulica N. (1991)].

[8] La relazione conclusiva di Barbaric, inizialmente comparsa in una rivista locale (nel 1982), è stata poi pubblicata in italiano in: Botta M. (1984), 88-105, ma è riportata anche nel ‘Dossier Frigerio’ [FMB, 63-72].

[9] Laurentin e Joyeux lo definiscono «ben qualificato per esaminare i fatti» [LJ, 13].

[10] «Sono stato per la prima volta a Medjugorje i giorni 8 e 9 dicembre 1983 e ho potuto assistere a due apparizioni durante le quali ho potuto procedere ad alcuni esami medici. Personalmente ho accertato sui veggenti Vicka, Marija, Ivan, Ivanka e Jakov, ad apparizione in atto, che la frequenza cardiaca si mantiene del tutto normale; il polso, valutato palpatoriamente, è normosfigmico e tali parametri non subiscono variazioni significative per tutta la durata della apparizione stessa.» [FMB, 19-20] Non è affatto chiaro, vista la consueta brevità delle estasi, come abbia fatto a valutare «personalmente» due polsi o tre polsi in una singola apparizione!

[11] Oltre che una indubbia professione di fede, questa sembra una anticipata sconfessione del lavoro che svolgeranno le successive Commissioni proprio nel tentativo di individuare una ‘tipica’ fisiologia estatica che trascende quella normale!

[12] Lo stesso sarebbe accaduto durante le supposte apparizioni di Garabandal, dove le veggenti furono esposte alla luce di lampade cinematografiche «senza manifestare segni che indicassero fastidi o reazioni riflesse (involontarie) ad una stimolazione che può anche raggiungere la soglia del dolore.» [MDP, 34]

[13] Altrove è presente una diversa descrizione: «Ogni restante attività motoria era volontaria, in particolare il movimento delle labbra durante la conversazione con l’apparizione». [Botta M. (1984), 85-86, citato in LJ, 14]

[14] Nel testo di Joyeux viene erroneamente riportato «dr. Lucia Capello» [LJ, 14].

[15] «i ragazzi, dopo aver iniziata la preghiera del “Padre nostro”, senza alcun comando percepibile dall'esterno - comando che potrebbe essere un segno luminoso, un segnale acustico, un cenno di intesa - tutti contemporaneamente cadono in ginocchio. Inizia così la fase del “black-out” sonoro: mentre infatti prima le loro preghiere erano percepibili acusticamente, da quel momento non si odono più, benché i ragazzi continuino a pregare. Si ha cioè la perdita dell'effetto acustico della parola, pur conservandosi l'effetto mimico della parola nel senso che i ragazzi continuano a muovere le labbra e ad atteggiare il viso conformemente a sentimenti di gioia o di tristezza. L'unico effetto sonoro che si percepisce in questa fase è lo sciacquio delle labbra, che risulta bene evidente in una registrazione su videocassetta fatta da dei tecnici di Legnano. Volendo analizzare a fondo questo sincronismo possiamo dire che, teoricamente, potrebbe essere il frutto di una intesa tra i ragazzi, nel senso che essi si sarebbero potuti accordare sulla parola con la quale cessare la recita del “Padre nostro”.» [FMB, 18-19]

[16] «Esso è importante, perché segue ad un intervallo di tempo che varia da apparizione ad apparizione, un intervallo cioè di durata non costante, per misurare il quale ci sarebbe bisogno di un cronometro. Contemporaneamente, e senza nessun comando che derivi dall'esterno, i ragazzi riprendono l'effetto sonoro della parlata sempre con le parole: «... che sei nei cieli»; essi infatti dicono che, quando la Madonna inizia da sola la recita del «Padre nostro», essi lo continuano con Lei, dicendo: «che sei nei cieli, ecc.». Di questo secondo sincronismo non si vede proprio quale possa essere la causa naturale, essendo di fatto impossibile ai ragazzi prendere un accordo previo» [FMB, 19].

[17] «Il terzo sincronismo si ha quando i ragazzi, dopo un intervallo di tempo che varia da apparizione ad apparizione, tutti insieme salutano la Madonna che - come essi dicono - sublima verso l'alto. In questo momento tutti i ragazzi, con assoluto parallelismo dello sguardo, innalzano contemporaneamente gli occhi al ciclo, come se seguissero un punto, visibile solo a loro, che si leva in alto. Ripeto: non c'è uno sguardo che si innalza prima e uno che si innalza dopo ma, come si vede anche da videoregistrazioni, la contemporaneità e il parallelismo di questo gesto sono assoluti. Qualche volta (ma non sempre) il levarsi degli sguardi in alto è accompagnato dalla parola «Ode!», «Se ne va!», pronunciata o da un solo veggente o da più veggenti insieme. Riteniamo che la parola «Ode» non può fungere da segnale, perché talvolta manca e talvolta è detta contemporaneamente da più veggenti, e tale contemporaneità ha appunto bisogno di essere spiegata.» [FMB, 19]

[18] «se il primo sincronismo potrebbe essere (dico «potrebbe essere», non «è») spiegato con cause «naturali», il secondo e il terzo (specialmente il secondo) non sono spiegabili naturalmente e rimandano a cause da noi non percepibili, ma percepite solo dai ragazzi in stato di estasi» [FMB, 19].

[19] Vedi: ‘Appendice’.

[20] Laurentin R., L. Rupčić L. (1991).

[21] Va notata l’assenza in questo gruppo di un neurofisiologo direttamente operativo a Medjugorje; verosimilmente Joyeux (o chi per lui) non aveva la professionalità per eseguire i test neurofisiologici (il che è confermato dalla loro insoddisfacente metodologia e bassa qualita).

 

[22] In realtà tutti coloro che fino a questo momento si sono espressi favorevolmente su Medjugorje sono ‘credenti’ in qualche cosa non ammesso dalla scienza (il soprannaturale, il paranormale, l’omeopatia, etc.).

[23] Non è ben chiaro a quali fenomeni egli si riferisca.

[24] Nel ‘Dossier Gagliardi’ compaiono molti omissis (motivati da ragioni di privacy) riguardo il racconto delle esperienze vissute dai veggenti, i loro profili psicologici, e le analisi di tipo psichiatrico. Non è comunque interesse di questo mio studio critico affrontare tali argomenti.

[25] Per inciso, non si sa nulla anche dei test che nel corso degli anni sarebbero stati effettuati da altri singoli esaminatori.