Francesco  D’Alpa 

Medjugorje - La frode e l’estasi

ISBN  978-88-95357-11-9

pagine 272

Proprietà letteraria riservata
© Copyright  2017   Francesco D’Alpa
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Considerazioni conclusive  (pagine 235-247)

Nel presentare il proprio studio medico-religioso, Laurentin e Joyeux hanno posto particolare enfasi su due aspetti che solo la scienza può rilevare con accuratezza: (a) la coerenza o non coerenza dei fenomeni; (b) il loro carattere patologico o non patologico e le condizioni che si richiedono affinché si verifichino [LJ, 3].

Indubbiamente trascinati dall’entusiasmo apologetico, essi affermano in questo loro ‘Dossier’ un principio: poiché i ‘fenomeni’ registrati Medjugorje hanno luogo nel mondo fisico e nella vita psichica dei veggenti

«la scienza ha pieno diritto di osservarli. È nell’essenza dell’indagine scientifica non rigettare alcun fatto per quanto esso possa sembrare paradossale» [LJ, 3-4].

Una affermazione sostanzialmente condivisibile, se non fosse che sembra concedere alla scienza solo un permesso operativo che comunque poi trova un limite (nel caso delle apparizioni) nel giudizio teologico.

Il punto sulle ricerche

Seguendo l’itinerario cronologico degli studi scientifici sui veggenti di Medjugorje, sono partito dall’evidenza che le indagini di Joyeux del 1984 non hanno apportato alcun reale contributo allo studio delle estasi, né hanno potuto rispondere (se non per fede) a due interrogativi (importanti solo per i credenti):

- i veggenti siano sinceri nei loro racconti?

- percepiscono realmente qualcosa di oggettivo durante le loro cosiddette estasi?

Questa cruda realtà non era evidentemente tale agli occhi (orientati dalla fede) dei medici e dei teologi riunitisi intorno a Frigerio e impegnati sotto la sigla “A.R.PA.”, che hanno proseguito sulla stessa strada, utilizzando tecniche più sofisticate ma non per questo meno esposte a incertezze e limiti metodologici ed a fraintendimenti.

Le loro ricerche non hanno per nulla confermato i dati di Joyeux, se non in ciò che già in essi risultava (ovviamente) normale. Non hanno, a mio avviso, aggiunto nulla di significativo, né hanno evidenziato aspetti finora ignoti della fisiologia e psicofisiologia dell’estasi.

Addirittura, i dati del ‘Dossier Frigerio’ smentiscono in buona parte (o per lo meno giustificano solo in parte) il giudizio di Frigerio e Mattalia secondo i quali l'estasi cattolica ha sempre manifestato delle caratteristiche costanti e ben definite [FMB, 10].[1]

Purtroppo (è doveroso sottolinearlo ancora una volta), esiste una evidente discrepanza fra la pochezza (e perfino la contraddittorietà) dei dati ottenuti, e la pretesa che essi siano scientificamente dimostrativi. Le conclusioni offerte al giudizio dei lettori risentono in maniera determinante del pregiudizio pro-apparizione di medici dichiaratamente credenti (o comunque per nulla scettici).

Nel caso di Frigerio, è possibile descrivere un crescente coinvolgimento personale nel ‘fenomeno Medjugorje’ nel segno di una piena adesione a quel che lì accadrebbe. Tanto per citare almeno una testimonianza, Frigerio

 «andò a Medjugorje per un’apparizione e portava con sé la borsa piena di oggetti sacri che i suoi pazienti gli avevano affidato perché fossero benedetti dalla Vergine. Ma, per la folla, non riuscì ad arrivare fino all’altare dove si dovevano deporre. Finita l’appari-zione stava per tornarsene via, dispiaciuto, sennonché proprio lui fu cercato dal piccolo Jakov che gli disse: “Sei tu il medico? La Madonna mi ha detto di dirti che non devi preoccuparti: ha benedetto ugualmente tutti gli oggetti che hai nella borsa”»”.[2]

Frigerio è assolutamente convinto (e lo ha sempre dichiarato pubblicamente) che a Medjugorje sia miracolosamente e istantaneamente guarita dalla sclerosi multipla la signora Diana Basile. Quanto e come creda aprioristicamente nel miracolo e come sia impegnato nella sua difesa apologetica lo confermano i suoi scritti.[3]

Si era già visto qualcosa di simile nel caso di Joyeux, del quale sono più che note (sulla base degli scritti, delle apparizioni pubbliche e delle molte polemiche in patria) le sue posizioni antiabortiste, ‘per la famiglia’, sulla sessualità, per l’educazione alimentare, anti-vaccinazione etc…: tutte sul piano della negazione di convinzioni scientifiche ampiamente accreditate, ed a favore di principi ‘religiosi’.

L’atteggiamento dei teologi, impegnati nello stesso progetto, non può che essere conseguente al parere di medici di questo tipo: approvare il giudizio secondo il quale Medjugorje è una apparizione ‘vera’. In tal senso sono chiare le dichiarazioni ad esempio di padre Amorth:

«Di grande importanza è pure quanto accadde nel 1985, trattandosi di un fatto mai avvenuto prima: due Commissioni mediche specializzate (una italiana, guidata dal dott. Frigerio e dal dott. Mattalia, e una francese, presieduta dal prof. Joyeux) sottoposero i ragazzi, durante le apparizioni, ad analisi con le apparecchiature più sofisticate di cui dispone oggi la scienza; conclusero che era “provata l'assenza di ogni forma di trucco e di allucinazione, e che non c'era spiegazione umana alcuna dei fenomeni» cui i veggenti andavano soggetti”».[4]

Stranamente, nessuna voce si è levata nel campo cattolico per contestare razionalmente quanto proposto come esito delle ricerche ‘scientifiche’ svolte a Medjugorje; e ciò a differenza delle molte polemiche sui risvolti teologici delle presunte apparizioni.

Ma la teologia non è una scienza esatta (anzi, non è neanche una scienza!), e non vale la pena di seguirne le elucubrazioni, nelle quali si resterebbe fatalmente intrappolati. Meglio limitarsi a quel poco che è possibile indagare e discutere, a partire da precisi riferimenti, forniti ad esempio dalle leggi fisiche e dalla biologia. L’approccio ‘scientifico’, prima di Joyeux e poi di Frigerio, avrebbe dovuto aprire un canale di discussione inedito fra teologia e scienza. Ed invece, come ho cercato di dimostrare, dopo i loro enfatizzati ‘Dossier’ l’epoca degli studi ‘scientifici’ sui veggenti di Medjugorje doveva quasi ancora cominciare.

Alla ricerca di uno statuto scientifico per le apparizioni

Non senza un certo autocompiacimento, Laurentin e Joyeux scrivono nella prefazione del loro saggio:

«L’estasi non è mai stata sottoposta organicamente a test scientifici. Questo libro è il primo in questo campo. Esso offre precise conferme che l’estasi dei ragazzi di Medjugorje non è sogno né epilessia, allucinazione né isteria, né catalessia. Non c’è nulla di patologico in ciò; essi non soffrono di crisi di identità.» [LJ, 1]

Laurentin e Joyeux ritengono il loro studio: (a) urgente, perché la fine delle apparizioni farebbe venire meno l’opportunità di studiare scientificamente estasi, e (b) necessario, poiché «lo stato di estasi pone molte questioni che, per certi aspetti, possono avere risposta solo dalla scienza medica» [LJ, 3]. Ma nello stesso tempo si chiedono retoricamente «Non è incongruo sottomettere dei fenomeni sacri, o presunti tali, ad esperimenti di laboratorio?» [LJ, 3]

Fatto sta che il gruppo di lavoro di Laurentin e Joyeux era preparato (o anche orientato) a scoprire anomalie delle leggi naturali anche nella fisiologia dei veggenti, quasi al seguito della riposta della Madonna ad una domanda suggerita da padre Tomislav, il 21 luglio 1983: il digiuno «può causare la sospensione delle leggi naturali» [LJ, 85].

Negli anni a seguire, in diverse occasioni, Laurentin si è pronunciato (sulla scia dei risultati ‘positivi’ ottenuti a Medjugorje) in favore degli studi scientifici sui veggenti, scrivendo ad esempio

«Per ogni veggente, le apparizioni sono comunicazioni con l’aldilà, inaccessibili ai normali mezzi sensoriali. Esse sono quindi, per la ricerca universitaria, dei non-luoghi. […] Per altri, molto meno numerosi (medici e psicologi) questi fenomeni che solo il veggente percepisce sono fenomeni psicologici che devono essere considerati alla stregua di allucinazioni, di sogni, o di fantasticherie. Fino ad ora si è trascurato il fatto che studi encefalografici delle estasi hanno escluso queste tre spiegazioni. […] Le apparizioni hanno acquisito anche un marchio scientifico. L’esame dei veggenti mediante l’uso dell’elettroencefalogramma, che io ho chiesto che venisse utilizzato per la prima volta in Europa nel 1984 e poi in America del Nord e del Sud, ha rivoluzionato la conoscenza che si aveva dell’estasi».[5]

Dal canto suoi Margnelli ha scritto:

«Le neuroscienza di fronte a un’apparizione dovrebbero poter rispondere a una serie molto precisa di quesiti, e cioè: se si tratti di patologia neurologica (per es. epilessia); se si tratti di patologia psichiatrica; se si tratti di patologia psico-mentale funzionale; se si tratti di fenomeni para-fisiologici o fisiologici non ancora ben conosciuti (allucinazioni fisiologiche; allucinosi da stato modificato della coscienza; aberrazioni percettive, ecc); se si tratti di fenomeni per i quali non esistono spiegazioni naturali. […] le indagini, anche nei casi più noti di questo secolo, raramente sono andate oltre i primi tre quesiti.» [MCE, 108].

Come ben si vede, nel suo elenco mancano la simulazione (cosciente o meno) e la frode. Ma egli fa di più, per giustificare scientificamente estasi incomplete e apparizioni senza estasi. Riferendosi alla vicenda di Fatima, nella quale è difficile parlare di estasi, egli sostiene che

«si può affermare che a Fatima nessuno dei veggenti fosse in uno stato modificato di coscienza dell’intensità dell’estasi. Sia nella prospettiva teologica che in quella neurofisiologica questa conclusione ha notevole rilevanza. Infatti, mentre le visioni in estasi sono la regola, quelle che avvengono nello stato di coscienza ordinario sono neuroscientificamente molto più difficili da spiegare.» [MCE, 114]

Così, in pratica, risponde ad un quesito ponendone uno nuovo.

Fra gli studiosi di Medjugorje il riconoscimento del valore degli studi strumentali si accompagna ai rimproveri rivolti agli esponenti della scienza ‘ufficiale’, accusati di essere ancora succubi del positivismo antireligioso. Sempre Margnelli, ad esempio, riconosce il merito di Pierre Janet nell’avere dato grande rilievo al ‘restringimento del campo di coscienza’ che si opera nella trance ipnotica, ma gli rimprovera una certa presunzione intellettuale nell’avere analizzato a fondo le estasi mistiche di una vera ammalata mentale e non piuttosto quelle della ‘aristocrazia del misticismo’ [MCE, 40]. Ma si potrebbe facilmente affermare che egli ha commesso un errore analogo studiando come paradigmatiche le frodi di Medjugorje.

Cosa dire allora, a distanza di oltre trenta anni dagli studi di Joyeux? Che le presunte ‘apparizioni’ continuano, ma non si è voluto o potuto fare di meglio in quanto ad indagini; che certamente non ne sarebbero possibili altre da parte di esaminatori ‘indipendenti’; ma anche che, dopo anni di esaltazione dei test medici, ultimamente questi vengono decisamente posti in secondo piano rispetto ai criteri teologici, dei quali vengono presentati al più come un corollario.

Il pregiudizio religioso degli esaminatori

Fra i documenti del ‘Dossier Frigerio’, ritengo di grande interesse critico le due pagine redatte dal prof. Emanuele Mar, titolare della Cattedra di Chimica applicata e di Elettrochimica presso l’Università di Genova, il quale fra l’altro scrive:

«Cerchiamo invero attraverso i mezzi che la scienza ci mette a disposizione, di indagare le leggi naturali e, per riflesso, quanto se ne discosta: ci limitiamo cioè ad escludere di capire e, come studiosi della materia e dell'energia che ci circonda, non possiamo fare di più. Quando l'equipe medica indagava sui veggenti, la Madonna, pur benedicendo tutti, ebbe a dire che tale indagine non era necessaria. Due sembrano essere le ragioni di tale comportamento. L'una, più immediata potrebbe configurarsi nella forse ormai prossima conferma della soprannaturalità delle Apparizioni con la verifica oggettiva dei segreti, ma un'altra più profonda per i cristiani di oggi potrebbe essere di rimprovero per non sapere più vedere, ascoltare ed intendere la chiara Luce che viene dal Cielo.» [FMB, 106]

Detto da chi insegna in una facoltà scientifica, ciò è quanto di più stupefacente si possa immaginare. Ma il peggio viene dopo. Durante due suoi soggiorni a Medjugorje, Mar avrebbe lui stesso provato quel particolare senso di benessere da cui i pellegrini si sentono invasi in quel luogo. Da qui la domanda:

«Non potrebbe piuttosto trattarsi di un fenomeno provocato da un particolare stato dell'atmosfera di Medjugorje, permessa dal Signore per confermare la presenza reale della Sua Mamma su quella terra?» [FMB, 107]

 Ecco dunque il suo ragionamento, da ‘uomo di scienza’:

 «É noto ad esempio - e solo in questi ultimi anni studiato con maggiore rigore scientifico - che un giusto rapporto di ioni negativi e di ioni positivi nell'aria, e massimamente la loro quantità complessiva, produce benessere negli animali e nelle piante. Sono noti gli effetti di «impoverimento ionico» (controllato sugli astronauti e sugli animali da laboratorio che muoiono nel giro di qualche giorno in un ambiente che differisce dalla «prova in bianco» solo perché privo di ioni) e di «bilanciamento ionico» che si riferisce appunto alla quantità complessiva degli ioni nell'atmosfera e al rapporto ottimale tra ioni negativi e positivi nei riguardi dei processi metabolici che possono modificare, ad esempio, la resistenza fisica e la vitalità. Il problema dal punto di vista scientifico è assai complesso e le cause che possono produrre localmente l'aumento della conducibilità elettrica dell'aria attraverso la ionizzazione per cause non normalmente ambientali sono da attribuirsi a sorgenti energetiche - quali la radioattività. È per questo che il Prof. Lipinsky quando nelle sue esperienze sul controllo del valore della ionizzazione dell'aria in vicinanza dei veggenti durante le Apparizioni, riscontrò valori enormemente elevati, pensò a sostanze radioattive nascoste per fare del male ai veggenti stessi, ma quando il fenomeno si ripeté anche in chiesa, dovette supporre che l'energia che causava il processo ionizzante potesse provenire da una sorgente spirituale. Possono i fenomeni avere una interconnessione? E' difficile al punto attuale delle ricerche dare una risposta. Ma è certo che quello che «vediamo nel sole» avviene nell'atmosfera e le anomalie durante i temporali (scariche elettriche non visibili) possono bene avere una spiegazione plausibile in una elevata conducibilità elettrica che impedendo la formazione di alti gradienti di potenziale inibirebbe le conseguenti scariche spettacolari.» [FMB, 107]

Il tutto viene completato dal racconto di un vero e proprio prodigio, degno della più classica miracolistica medievale:

«C'è ancora un ultimo effetto estremamente singolare e per noi tanto importante dal punto di vista spirituale. Durante le Apparizioni gli uccellini che cinguettano ininterrottamente tra il fogliame degli alberi intorno alla chiesa tacciono come per incanto. Forse è il benessere improvviso che si crea nell'atmosfera per l'alta concentrazione di ioni negativi (esperienze di laboratorio lo hanno comprovato) che fa rimanere in silenzio estatico queste piccole creature come in alta montagna i camosci fermi al primo sole primaverile. Anche la preghiera del cuore che ci richiede la Madonna esige il silenzio interiore che è la via sovrana per giungere a Dio.» [FMB, 107]

E Giovanni Li Rosi, che partecipa alle ricerche del Gruppo Resch-Gagliardi, scrive che prima di andare a Medjugorje si era

«fatto l’idea che qualcosa di particolarmente significativo doveva accadere in quella terra tanto provata, negli ultimi tempi, dagli eventi politici e dalle sofferenze» [RG, 16].

Ancora peggio è accaduto allo psichiatra Bartulica, impressionato dal fatto che per 25 anni i veggenti avrebbero avuto le estasi ‘contemporaneamente’ (il che oltretutto non è vero).[6]

Incoerenza delle interpretazioni e scorretta esposizione dei dati

Nel 1987 Margnelli e Gagliardi sostengono

«la semeiotica dell’estasi di Medjugorje ha confermato in modo completo il modello di Fischer: il sistema nervoso ortosimpatico era in uno stato di iperattivazione che, sul piano clinico, era paragonabile ad uno stato di shock» [MG, 20].

A riprova di ciò propongono una sintesi dei risultati dei due ‘Dossier’ Joyeux e Frigerio, di cui cercherò di dimostrare la infondatezza e scorrettezza.

Riguardo all’esame elettroencefalografico, viene enfatizzata la regolarità dell’alfa, che differenzierebbe bene le estasi di Medjugorje dallo stato ipnotico; ma ho già sottolineato il perché le registrazioni di Joyeux sono inutilizzabili.

Analizziamo adesso quello che scrivono questi due autori allorché riassumono i risultati dei Potenziali evocati acustici e visivi:

«Qualunque ostacolo lungo la via sensitiva modifica o distorce la forma dell’onda o i tempi di arrivo delle varie componenti che la formano. Anche attività cerebrali intercorrenti possono modificare la latenza, la forma o l’ampiezza delle varie componenti di un potenziale evocato. Molto studiate, per esempio, sono state le modificazioni dei potenziali evocati indotte dallo spostamento dell’attenzione. Come dire che se si evoca un potenziale visivo mentre il soggetto presta attenzione a un suono, l’ampiezza dell’onda risulta diminuita. A Medjugorje ci si attendeva qualcosa di simile: essendo in corso una visione e un’audizione, ci si aspettava di trovare nelle risposte neuronali i segni di questa attività. Durante l’estasi invece i potenziali evocati corticali visivi sono risultati del tutto uguali a quelli dello stato di coscienza normale.» [MG, 22]

La parte teorica di questa descrizione è corretta; non lo è la sua applicazione al caso di Medjugorje. Infatti

- la porzione dei Potenziali acustici che è stata studiata non è suscettibile di modificazioni in relazione all’attenzione;

- non è per nulla eventualmente dimostrata la mancata modifica dei Potenziali visivi, stante la pessima qualità dei tracciati.

Quindi non se ne può trarre alcuna conclusione, come quella qui proposta secondo la quale la mancata modifica dei Potenziali evocati indica che non ci sono state influenze sulla trasmissione dei segnali, e dunque ne risultata dimostrata la disconnessione sensoriale dall’ambiente!

In quanto alla insensibilità al dolore, Margnelli e Gagliardi in questa occasione scrivono:

«In estasi si poteva stimolare per durate di tempo illimitate, senza alcuna reazione comportamentale. […] certamente il dolore non veniva avvertito in coscienza.» [MG, 24]

Abbiamo già visto come il dolore fosse invece percepito (almeno a dire dei soggetti esaminati) con un lieve ritardo rispetto alla norma. Scrivere «durate di tempo illimitate» rappresenta una grossolana falsificazione.

Passiamo allo studio del diametro pupillare. Margnelli e Gagliardi scrivono:

«Le fotografie e le registrazioni su videocassetta hanno infatti documentato su Marija e Jakov una midriasi fissa tra il 30 e il 70% dei diametri pre-estatici (non si è proceduto a una fotostimolazione diretta e si è assunto che la luce ambientale, forte, a causa delle lampade per riprese televisive, sia rimasta costante per tutto l’evento).» [MG, 26-27]

Va notato innanzitutto che non vengono citati i dati ottenuti sui quattro video di Mirjana, che è due volte in costante miosi e due volte in costante midriasi (sia in estasi che prima e dopo). Ma è il modo di esporre le misurazioni ottenute su Marija e Jakov che sconcerta. Vale la pena riconsiderarle.

Nel caso di Marija il diametro pupillare in estasi è valutato il 55% della ampiezza dell’iride, rispetto ad un valore di partenza del 36%; nel caso di Jakov si passa dal 42% in estasi al 36% in post-estasi. Dunque la variazione assoluta è del 19% per Marija e del 6% per Jakov. Le variazioni relative (ovvero, diametro in estasi rispetto a diametro non in estasi) sono invece rispettivamente del 53% e 16%. Non è dunque chiaro da dove derivino i dati di Margnelli e Gagliardi; è invece chiaro il loro intendo di ingigantire il presunto fenomeno. Che poi l’illuminazione ambientale sia rimasta costante è smentito, come ho già evidenziato, nello stesso ‘Dossier’.

Nel 1984 (dunque prima della sua esperienza a Medjugorje) Margnelli scriveva a proposito della midriasi estatica e del riflesso fotomotore:

«Molto più sicuro perché ha ricevuto innumerevoli conferme, e perché è un sintomo neurologico di primaria importanza, è la midriasi estatica. Nel massimo stato di coscienza, la pupilla è completamente aperta, spalancata, e non reagisce più alla lu­ce. È un segno osservato da tutti i medici che hanno potuto ri­levare la sintomatologia di un’estasi e quindi anche controllato con minuziosità, tanto da potersi dire che la profondità di un’e­stasi, come quella di un’anestesia chimica in sala operatoria (però in relazione inversa), può essere valutata dal grado di chiusura delle pupille. […] il segno viene ben descritto in Luisa Lateau, in Teresa Neumann, in Elena Aiello e nelle pic­cole veggenti di Garabandal. Resterà da interpretarlo, sia all’in­terno dell’ipotesi di Fischer, sia nel quadro di altre ipotesi neu­rofisiologiche sulla natura dell’estasi.» [MDP, 36]

A Medjugorje, come abbiamo visto, nei due soli soggetti esaminati nel 1985 la midriasi era modesta ed il riflesso fotomotore sempre presente. Ma Margnelli commenta così:

«questo dato [la midriasi in estasi] insieme a molti altri precedentemente descritti è stato parzialmente riscontrato anche dai nostri studi sui veggenti di Medjugorje.» [FMB, 10]

Come spiegare la discrepanza con quanto atteso? A proposito di altri parametri, la non perfetta aderenza con quanto atteso viene comodamente giustificata dai nostri ricercatosi con la ‘minore profondità dell’estasi’. Ma su questo parametro oculare c’è poco da discutere.

Se poi prendiamo in cosiderazi0ne i dati ottenuti nel 1998 su Marija, che in due estasi presenta (come abbiamo visto) addirittura una miosi, la teoria della ‘midriasi fissa estatica’ ne esce (almeno in questi casi) del tutto invalidata. Come è logico attendersi, questo fatto non viene per nulla messo in evidenza dalle ‘Commissioni mediche’.

Scienza o apologetica?

In occasione della seduta ipnotica del 22 aprile 1998, Vicka presenta una momentanea riduzione della ampiezza delle onde dicrote durante la rievocazione dell’apparizione (durata appena dieci secondi). Gli esaminatori commentano:

«Poiché la veggente, a fine esperimento, ha dichiarato di non aver rivissuto le sensazioni (soprattutto visive) dell’estasi/apparizione spontanea, e poiché la diminuzione di ampiezza delle onde dicrote è stata molto breve, si può ipotizzare che fosse una reazione emozionale» [RG, 145].

Quanto basta per evidenziare come i giudizi ‘scientifici’ di questo gruppo vengano emessi più in base alle dichiarazioni ed interpretazioni dei veggenti che non in base ai dati effettivi.

Giovanni Li Rosi racconta così le prime esperienze di questo gruppo, quando il 22 aprile 1988 avviene il primo contatto con due dei veggenti, Ivan e Marija (a Capiago-Intimiano, Como):

«Le motivazioni di questo nuovo studio nascevano dalle persistenti osti­lità di alcune Autorità religiose, circa la veridicità del perpetuarsi del fe­nomeno apparizionale dal 1981, e dagli attacchi pressanti di una certa stampa, che vede nel persistere di queste manifestazioni ad ampio eco e vasta partecipazione uno scopo unicamente speculativo. Motivo, allora, dell’incontro: sottoporre i protagonisti a queste indagini, in modo da accertare, nei limiti consentiti dalla scienza, se effettivamente, dopo tanti anni, il fenomeno apparizionale giornaliero potesse essere an­cora corredato delle caratteristiche iniziali, oppure presentasse i presup­posti di un automatismo psichico, escludendo, logicamente, qualsiasi pos­sibilità di simulazione o inganno» [RG, 17-18].

Più che ai fatti, Li Rosi sembra interessato (quasi con attitudine teologica) ai ‘perché’:

«Riusciremo a rilevare qualcosa che ci dia la verità? Ne sono profondamente scettico. Mi rimugina, però, nella mente un pensiero: perché ragazzi così semplici dovrebbero inscenare giornalmente una farsa, anche quando si trovano nell’intimità delle loro abitazioni. In­fatti, l’apparizione si ripete di solito alla stessa ora, ovunque essi si trovi­no. Vedo tutti pensierosi. L’affannarsi attorno alle apparecchiature sem­bra un alibi per allontanare dalla mente tante domande» [RG, 20].

Tale atteggiamento (più o meno palese, secondo le diverse personalità) induce gli esaminatori ad accondiscendere a richieste dei veggenti che rendono ben poco selettivo il protocollo d’indagine. Così accade ad esempio il 22 aprile 1998, allorché Ivan non accetta di essere esaminato durante l’estasi in un locale diverso da quello dove si trova Marija, adducendo come motivazione il fatto che vuole «pregare e prepararsi assieme alla compagna», e viene immediatamente accontentato [RG, 19].

In seguito Gagliardi scriverà che a Medjugorje (al tempo in cui vi si recò la prima volta) si percepiva «a fior di pelle un’atmosfera transensoriale» [MG, 14] ed ancora:

«oggi, dopo l’esperienza del settembre 1985, sento ancora pesare su dì me un interrogativo che mi accompagna ogni volta che torno da un’esperienza come quella: quasi tutti i soggetti che ho avvicina­to sono convinti di dire la verità e ciò è stato quasi sempre provato (anche da me); quasi tutti i soggetti hanno la convinzione senso­riale di vedere e ascoltare un’altra persona; quasi tutti i soggetti hanno la netta sensa­zione che i loro incontri provocheranno qualcosa nelle altre persone. Come un ritornello risento nel mio cervello il brano del Vangelo che dice: “ma voi non avete il vostro cervello per giudicare?”» [MG, 16]

Spiegazioni naturali, soprannaturali, paranormali

In un articolo pubblicato nel 2003 Giorgio Gagliardi definisce la ‘trance’ come «uno stato modificato di coscienza che induce a vivere le proprie fantasie e immagini» e commenta così il caso del presunto veggente Pino Casagrande:

«Non era attendibile e non ho mai creduto alle sue ‘visioni’. Entrare in uno stato di trance non implica una grande difficoltà. Casagrande usava il metodo della fissazione dell'immagine. Consiste nel guardare fisso, con attenzione, un punto, isolandosi il più possibile dal mondo esterno. Così, poco alla volta, si entra in uno stato simile al sogno, in cui oltre che spettatore si è anche attore […] È chiaro che il contorno di gente devota creatosi attorno a Casagrande aveva aspettative di un certo tipo e, proprio per questo, era più turlupinabile. Non dimentichiamo, poi, che l'evento avveniva in un’atmosfera religiosa, il che accresceva la credibilità del ‘mago’ [...] non è difficile. Basta concentrarsi su sé stessi, in uno stato di immersione nel profondo del proprio io».[7]

Sembra né più né meno ciò che aveva scritto Joyeux riguardo Medjugorje:

«La caratteristica più suggestiva del comportamento dei cinque durante questo periodo [l’estasi] è certamente la loro recettività, la loro attenzione ed il loro modo di guardare un certo punto, tutte cose che indicano uno stato di relazione.» [LJ, 52]

Le due situazioni non sembrano differire granché, eppure portano a giudizi opposti basati solo sulla osservazione comportamentale, certamente la più fallace e sensibile ai pregiudizi.

Fra le tante ipotesi circa le apparizioni, Laurentin prende in considerazione anche quella paranormale, ovvero che queste «possano essere favorite da quelle particolari predisposizioni chiamate paranormali, parapsicologiche o medianiche», ma a suo parere i veggenti di Medjugorje hanno caratteristiche molto diverse fra di loro e tali da non supportare tale ipotesi. [LJ, 37]

L’ipotesi paranormale viene comunque testata da Gagliardi che fra il 7 ed il 9 settembre sottopone al classico test delle carte Zener Mirijana, e Marija (oltre a Jelena Vasilj e tre membri della sua famiglia), giungendo a questa conclusione:

«i risultati ottenuti hanno dato una ragion critica contenuta nel 2,3% e perciò ai limiti inferiori delle positività ritenuta probante. Questi risultati non significativi depongono che le persone esaminate non possiedono facoltà paranormali, quali la telepatia e la chiaroveggenza.» [FMB, 83]

Francamente non ce n’era bisogno, in un accettabile contesto scientifico!

Al limite si potrebbe perfino ipotizzare (perché no?) che nel caso di Medjugorje entri in gioco in qualche modo lo spiritismo. Va ricordato infatti che Allan Kardec, il più citato ‘classico’ autore del settore, considerava l’evocazione degli spiriti e la comunicazione con essi ‘possibile’ e sostanzialmente ‘normale’, quasi come fra i viventi, e per nulla in contrasto con il cristianesimo se fatta in un contesto di preghiera, con ‘buone’ intenzioni, e non a scopo di divinazione. Più o meno ciò che accadrebbe a Medjugorje e che viene valutato positivamente dai teologi, utilizzando più o meno gli stessi criteri.

La cruda realtà

Cosa accade realmente a Medjugorje? Davvero i sei veggenti ‘vedono’ in estasi la Madonna? La risposta è davanti ai nostri occhi, se riflettiamo con un poco di buon senso; e basta leggere le stesse descrizioni di chi ne è entusiasta per prendere coscienza della messa in scena.

Nel 1987 Margnelli e Gagliardi hanno riassunto così il ‘mistero apparizionario’ di Medjugorje:

«Nei primissimi mesi della vicenda di Medjugorje […] come documentano molto bene le registrazioni televisive, quelle radiofoniche, le fotografie e anche qualche osservazio­ne medica, le apparizioni avvenivano in modo molto diverso da quello attuale. Lo stato di coscienza dei veggenti non era completamente estraniato dall’ambiente, la folla circostante poteva conversare con loro, poteva, attraverso loro, porre direttamente domande alla visione, proporre canti e preghiere e il comportamento dei veggenti appariva contrassegnato da reazioni d’incertezza se non di timore. Alcuni mesi più tardi l’apparizione si è ritualizzata: avviene in un locale scelto appositamente, e preparata con delle preghiere, comincia sempre alla stessa ora, e vista da un ristretto gruppo di persone che non può più interagire con i veggenti e la visione. Anche lo stato di coscienza dei veggenti è cambiato: sono comparsi i sincronismi, la coscienza è visibilmente estraniata dall’ambiente […] Il significato di questo processo evolutivo non è chiaro» [MG, 38].

In verità non potrebbe essere più chiaro! Da esibizione irrituale, le ‘apparizioni si sono ben presto trasformate in spettacolo professionistico, con un ben preciso copione. Successivamente, nel corso degli anni, anche la platea sarebbe progressivamente mutata, dall’intimità di una canonica ai palasport.

Più fede che scienza?

Alla fine di questo studio critico sugli studi medici svolti sui veggenti, ritengo opportuno porre una domanda chiara, che riassume il senso delle diatribe su Medjugorje e della messa in campo della ‘scienza’, a mio avviso a difesa della veridicità delle apparizioni più che nell’intento di produrre nuova conoscenza: a cosa sono serviti questi studi medici, e quali potevano essere i suoi obiettivi?

Margnelli e Gagliardi sembrano decisamente orientati a sostenere la realtà dell’estasi e l’ipotesi soprannaturale, quasi spiacendosi delle troppe indagini:

«Sia da parte francese che italiana, l’approccio alle estasi di Medjugorje è stato pesantemente psicofisiologico. Come dire che di tutto il fenomeno epifanico si sono studiati principalmente gli effetti che l’apparizione produrrebbe nel corpo dei veggenti, o anche, gli effetti che il divino produrrebbe nel manifestarsi in un contenitore umano.» [MG, 36]

La mia risposta è ben diversa. Di fronte ad uno scetticismo basato sull’inconsistenza di una assurda presunta fenomenologia apparizionaria (con tutto il suo corredo pubblicistico, politico, commerciale, etc…) più che su di una posizione a priori antireligiosa, chiamare a correo di una menzogna (al fine di certificarla) la scienza appariva sin dai primi anni una buona scelta; perché il fenomeno Medjugorje a questo punto doveva essere utilmente alimentato.

In effetti, anche se la scienza cominciasse ad interessarsene seriamente, emettendo alla fine un inevitabile giudizio negativo, il fenomeno sarebbe comunque destinato a non esaurirsi, almeno nel breve periodo, perché così vuole l’inerzia di certa fede cieca.[8]

 

[1] Si veda anche [MDP].

[2] Socci A. (2004).

[3] Vedi ad esempio la presentazione al volume: Carrel A. (2004).

[4] www.mariadinazareth.it/messaggi%20testimonianza%20Amorth.htm.

[5] Laurentin R. (2010).

[6] Cfr.: Ivkovic A.: Medjugorje Tribune, January 2007, No. 1.

 

[7] L’articolo "Basta concentrarsi e la vergine appare" è stato pubblicato il 28 settembre 2003 su www.caffe.ch, ma poi rimosso. È ancora leggibile su www.cafarus.ch/testim.html.

[8] Quasi a dimostrazione di ciò, questo è il parere di un irriducibile credente, postato su www.grisroma.org: «Se venisse dimostrato in modo inoppugnabile che i veggenti sono truffatori, in molti, temo, perderebbero la propria fede. I frutti sono certamente buoni e sono certo ci siano anche miracoli di guarigione, ma questo non basta per dimostrare le veridicità del fenomeno. Se anche il fenomeno fosse falso, frutto di inganno, chi può escludere che Dio non ascolti comunque le preghiere di coloro che si recano in questa località? Secoli fa le chiese pullulavano di presunti oggetti appartenuti a Cristo o a qualche santo che alla ragione scientifica attuale risulterebbero dei falsi. Eppure tali oggetti riuscivano a canalizzare la fede del popolo che così rinvigorita otteneva da Dio comunque delle grazie. Forse il fenomeno Medjugorje è tutto un bluff, ma certamente riesce a rinvigorire la fede della gente e sono certo che la Madonna ottenga delle grazie particolari anche se è tutto falso (come personalmente sono convinto).»